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Cronaca - Agi, il lato oscuro del caso Tripaldi
Roma, 28 feb (Prima Pagina News) “Il lato oscuro del caso Tripaldi”. Si potrebbe intitolare così il nuovo brutto capitolo della vicenda che riguarda Paolo Tripaldi, ottimo cronista di giudiziaria licenziato dall’agenzia Agi solo perché “reo” di essersi rivolto al Tribunale del Lavoro di Roma per farsi riconoscere l’art. 1 dopo 16 anni di collaborazione. Paolo perde il primo round giudiziario, l’Agi lo manda a casa. Ma veniamo agli ultimi sviluppi: lo scorso 11 febbraio circa 100 giornalisti manifestano sotto la sede dell’Agi in via Ostiense per chiedere giustizia per il collega. Il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso e quello di Stampa Romana Lazzaro Pappagallo incontrano i rappresentanti aziendali insieme con il Cdr. Su richiesta dell’Agi, Paolo nei giorni successivi formalizza quattro ipotesi conciliative: tutte rifiutate. L’Agi si dice disposta a ripristinare il vecchio co.co.co ma – e questo particolare sfugge nel comunicato di Stampa Romana – a patto che il nostro collega rinunci alla causa con tanto di impegno firmato dal notaio.Questo noi lo chiamiamo ricatto. Siamo d’accordo con il comunicato di Stampa Romana (che appoggiamo totalmente nello spirito e negli obiettivi): “il caso Tripaldi non è chiuso”. Ma non riusciamo a ringraziare un Cdr che a Paolo ha promesso di intervenire se lui avesse annullato il sit in. Manifestazione alla quale il giorno dopo hanno partecipato i vertici nazionali e romani del sindacato. E questo dei Cdr, il loro ruolo, è un grosso problema… Ma eccoci arrivati così al “lato oscuro del caso Tripaldi”: di quale azienda stiamo parlando infatti? Dell’Eni, proprietaria dell’Agenzia Giornalistica Italia. L’Eni, cioè la multinazionale italiana dell’energia fondata da Enrico Mattei oltre mezzo secolo fa. Un personaggio, Mattei, centrale nello sviluppo della stampa italiana grazie a due grandi intuizioni, quali il quotidiano “Il Giorno” e, appunto, l’Agi. Ma nessuno in questa vicenda cita mai espressamente l’Eni, cioè l’editore di Paolo. No, il “caso Tripaldi” non è chiuso. Non è chiuso perché è emblematico. Non è chiuso perché riteniamo che Eni, una grande realtà dell’ “eccellenza italiana” di cui siamo orgogliosi, dovrebbe rispondere ad alcune domande. Per Eni quale è il ruolo di editore – e di un grande editore – oggi nel Sistema Paese? Eni cosa pensa sia “informazione”? Come intende tutelare i lavoratori, in particolare chi fa questo mestiere e ogni giorno dovrebbe garantire un’ informazione degna di questo nome? Ci piacerebbe che a rispondere fosse il collega Marco Bardazzi, attuale responsabile della comunicazione Eni e membro del Cda dell’Agi. E soprattutto ci piacerebbe che Eni desse una risposta concreta: riconoscendo a Paolo i suoi sacrosanti diritti e dando un segnale che, sì, l’informazione è un asset strategico per un Paese che vuole ritrovare competitività e futuro. Intanto, è notizia delle ultime ore, l’amministratore delegato dell’Agi,Alessandro Pica, che ha firmato la lettera di licenziamento di Paolo, facendo direttamente cenno alla causa di lavoro, è stato nominato presidente Fieg della categoria agenzie di stampa entrando a far parte anche del consiglio federale della stessa Fieg.

(PPN) 28 feb 2016  13:41