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Eco - Unione Naz. Consumatori su Istat inflazione: sconto saldi al 21,3%
Roma, 11 ago (Prima Pagina News) Secondo i dati resi noti oggi dall'Istat, a luglio l’indice dei prezzi al consumo diminuisce dello +0,1% rispetto al mese precedente ed aumenta dello 0,2% su base annua, restando stabile. Si conferma, rispetto al dato di giugno, la frenata dei prezzi del carrello della spesa che, su base annua, crescono dello 0,7% (da + 0,8%) "Finalmente anche per le massaie si registra una minore inflazione. Era da marzo che si rilevava un aumento tendenziale dello 0,8%. Una piccola riduzione del costo della vita che si spera sia il segnale di una inversione di tendenza" ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell'Unione Nazionale Consumatori. Secondo i calcoli dell'Unione Nazionale Consumatori, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, l'aumento dello 0,7% del carrello della spesa significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, 54 euro in più su base annua contro i precedenti 62. Una piccola riduzione di 8 euro rispetto a quando i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona salivano dello 0,8%. Analizzando i dati dell'inflazione per città (cfr tabella 1), quella più cara d'Italia si conferma Bolzano, che registra il maggior aumento dei prezzi (+0,8%), con un aggravio di spesa, per una famiglia da 3 componenti, di 368 euro su base annua. Seguono, come città più care, Milano, dove l'inflazione dello 0,6% si traduce in un aumento del costo della vita pari a 240 euro e Genova (inflazione +0,6%, pari a 200 euro). Si segnala anche Roma, al quarto posto, con un'inflazione dello 0,6% ed un maggior spesa di 194 euro. La palma del risparmio, invece, spetta a Bologna, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,7% consente ad una famiglia di 3 persone di risparmiare 267 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Venezia, con -112 euro di spesa, seguita da Perugia, dove una famiglia di 3 persone risparmierà 95 euro. Ma la notizia più interessante, è la conferma data oggi dall'Istat della bontà della stima dell'UNC sulla percentuale di sconto praticata dai commercianti in occasione dei saldi estivi. "L'Istat con i dati resi noti oggi smentisce definitivamente gli sconti annunciati dai commercianti e che, ancora oggi, tappezzano le vetrine dei negozi. Percentuali che vanno da un minimo del 30% al 70%. Oggi l'Istat attesta ufficialmente che lo sconto medio praticato, per la voce "Abbigliamento e calzature" è del 21,3%, confermando la stima dell'UNC" ha proseguito Dona. L'UNC ricorda che il 4 luglio aveva reso noto uno studio sui saldi, stimando uno sconto medio del 21,55%, appena superiore a quello reso noto oggi dall'Istat (21,3%). Dall'indagine UNC sugli sconti emergevano in modo chiaro due cose, confermate oggi dall'Istat. In primo luogo che durante la recessione gli sconti sono progressivamente saliti (cfr. tabella 2). I commercianti, insomma, sono stati indotti dalla crisi a ridurre sensibilmente i prezzi. In secondo luogo che gli sconti finora pubblicizzati (70%, 50%, minimo 30%) vengono gonfiati dai commercianti per invogliare il consumatore all'acquisto. "Ecco perché l'UNC suggerisce ai consumatori di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare e non allo sconto e di diffidare di riduzioni troppo elevate, superiori al 50%" ha concluso Dona.

(PPN) 11 ago 2015  17:13