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Eco - Il Punto di Giancarlo Elia Valori…l'Economia italiana, il Nordest, l'emigrazione – (1)
Roma, 3 nov (Prima Pagina News) Come diceva Marco Aurelio, “l'universo è cambiamento, la nostra vita è il risultato dei nostri pensieri”. Il pensiero vecchio, l'abitudine ad accettare tacitamente ciò che più non funziona, l'inerzia nei nostri giudizi sono i primi pericoli di chi si accinga a fare una analisi serena e attenta di quello che accade intorno a noi. Il problema, oggi, è infatti l'Europa, quella che abbiamo sempre pensato come una delle soluzioni dei nostri problemi. L'Ungheria di Victor Orbàn sta costruendo un muro ai confini della Serbia lungo 175 chilometri e di quattro metri d'altezza, la Bulgaria ha già costruito delle recinzioni lungo i 240 chilometri che separano Sofia dalla Turchia, secondo membro per dimensioni della NATO; che pure ha prima destabilizzato la Siria e poi ha usato i flussi dell'immigrazione dall'area del Califfato del Daesh/Isis per imporre la sua volontà ai membri della UE, per non parlare della lotta di Ankara contro i curdi, ben più virulenta di quella contro il jihad sirio-iracheno. Il Montenegro sta saltando. Da settimane nella capitale Podgorica vi sono scontri pesanti tra i sostenitori dell'attuale premier Milo Djukanovic e i partiti che lo avversano. Il pomo della discordia è l'adesione alla NATO, avversata sottilmente, ma non troppo, dalla Serbia e dalla Federazione Russa. Se Mosca, dopo aver securizzato il suo spazio ucraino e egemonizzato quello sirio-iracheno, gestirà parte dei Balcani e le linee marittime dello Shatt el Arab e dei mari regionali arabi, l'Alleanza Atlantica diverrà una unione regionale, priva di un “braccio lungo” per controllare l'Oceano Indiano e le grandi rotte commerciali che arrivano dai Mari Asiatici; e che saranno l'asse del prossimo sviluppo geoeconomico. Fine quindi del privilegio europeo, marginalità futura della penisola eurasiatica, fine del rapporto positivo tra economia USA e Unione Europea. Fine della NATO? Non ancora, vi sarà una lunga fase di indebolimento strutturale, mentre i Paesi delle aree-cuscinetto scopriranno l'utilità di non alearsi stabilmente con nessuno, utilizzando quella tecnica che i politologi anglosassoni chiamano “free-riding”. Dov'è allora, per la Turchia, l'art.5 del Trattato dell'Atlantico del Nord? Dove si trova oggi la politica unitaria europea rispetto a fenomeni colossali come quello dell'immigrazione, capace di stravolgere prima e poi distruggere sia il welfare di massa europeo, già in crisi per i bassi tassi di produttività EU, sia il suo già debolissimo mercato del lavoro? Ricordiamoci che il nostro welfare è da tempo costruito sul debito pubblico e la sua sempre minore sostenibilità a medio termine. E' vero che l'immigrazione può, nell'arco di cinque anni, rimettere in sesto i conti della previdenza sociale, ma a patto che tutti gli immigrati trovino lavori regolari e stabili, cosa che mi sembra del tutto improbabile. In Italia, la ripresa è lentissima. La previsione IMF è dello 0,8% per tutto quest'anno 2015 e dell'1,3% per l'anno successivo. ( - SEGUE 2 )

(Giancarlo Elia Valori) 3 nov 2015  21:15