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Eco - Lavoro e professioni, ecco l’impatto della quarta rivoluzione industriale
Roma, 14 set (Prima Pagina News) Il futuro delle professioni e, più in generale, del lavoro passa dalla formazione e dalla specializzazione. Solo così si potrà fronteggiare la minaccia della “disoccupazione tecnologica”, ovvero la perdita di posti di lavoro dovuta all’informatizzazione dei processi produttivi. Non è un caso se, negli ultimi anni, i profili più richiesti dal “lavoro 4.0” sono stati quelli di “analista e progettista di software” nonché i tecnici del made in Italy per valorizzare sui mercati esteri tutta la filiera produttiva dei prodotti di qualità (dal manifatturiero all’enogastronomia). È la dimostrazione di come la sfida del lavoro non è tanto nella “difesa” dei posti di lavoro, ma nella “trasformazione” delle competenze. Risultano in calo, infatti, professioni semiqualificate come quelle degli addetti a macchine utensili automatiche e più in generale gli addetti alle mansioni standardizzate. È l’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro a fornire in anteprima un’attenta analisi sugli effetti della tecnologia su lavoro e società nella ricerca. In occasione del Festival del Lavoro, la manifestazione organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi e che si terrà a Torino dal 28 al 30 settembre 2017, infatti, la Categoria si interrogherà su “L’impatto della Quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni” per individuare quali professionalità possono rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro. Numerosi gli spunti di riflessione forniti con questa indagine come, ad esempio, la distinzione tra professioni “vincenti” - in grado di produrre variazioni positive in termini occupazionali - e professioni “perdenti” con posti di lavoro in diminuzione. L’Osservatorio, utilizzando il sistema informativo realizzato dall’Inapp e dall’Istat integrato con i dati sulle assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro (CICO) del Ministero del Lavoro, si sofferma anche sul livello di automazione del lavoro, la ripetitività di un’attività, i contenuti di innovazione, autonomia e creatività e il grado di competizione dell’ambiente lavorativo per individuare tutte le competenze indispensabili in un momento di grande trasformazione dei processi produttivi. Analizzando, in particolare, il saldo tra le unità di lavoro attivate a tempo pieno e le unità di lavoro cessate tra alcune professioni nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016 emerge che la digitalizzazione del lavoro in Italia ha generato una forte crescita delle professioni informatiche (+68 mila) a discapito, ad esempio, degli operatori di catene di montaggio.(segue)

(PPN) 14 set 2017  13:16