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Cultura - Como: Poesia e scienza sono inconciliabili?
Roma, 12 apr (Prima Pagina News) Poesia e scienza sono inconciliabili? A questa domanda ha risposto Europa in Versi, il festival di poesia giunto alla settima edizione e svoltosi a Como il 7 e 8 aprile. Una manifestazione ideata e promossa da Laura Garavaglia, presidente della Casa della Poesia di Como, che ha spiegato la scelta del tema Poesia, scienza e tecnologia, così: «Poeti e scienziati hanno le stesse capacità intuitive, la stessa potenza immaginativa, la stessa sete di conoscenza che li spinge a porsi le domande fondamentali dell’esistenza: chi siamo, da dove veniamo e verso dove andiamo, come sono fatti il mondo e l’Universo in cui viviamo».

 Un festival internazionale, undici poeti di otto nazioni diverse, scelti per l’attinenza della loro poetica al tema di questa edizione, i quali hanno letto le loro poesie in incontri pubblici con la partecipazione anche degli studenti di università e licei della città. «Tra poesia e scienza –ha dichiarato il critico letterario Roberto Galaverni nell’introdurre la manifestazione- ci sono infiniti punti di contatto essendo diverse, ma non avverse.

 I procedimenti sono comuni perché coinvolgono la razionalità la casualità e l’immaginazione». Eppure poesia e scienza prendono strade diverse, lo conferma Galaverni citando Victor Hugo che definiva la scienza «una scala, la poesia un colpo d’ala». Tuttavia, continua Galaverni, «il valore intrinseco della poesia giace nella capacità della lingua di dare un giudizio interiore su se stessa, laddove nella scienza il valore è estrinseco, e necessita di un giudizio esterno per essere legittimata». La docente di diritto comparato all’Università dell’Insubria, Barbara Pozzo, sottolineando l’insolito legame tra poesia e Diritto ha affermato: «Alcuni poeti hanno studiato legge e sono stati giuristi, uno fra tutti Goethe. E proprio in Germania, i primi codici, risalenti al Medioevo, contenevano articoli talora scritti in versi per essere ricordati più facilmente dal popolo». Un componimento ad esempio di soli due versi permetteva al cittadino di capire cosa fosse lecito. È stato molto interessante l’intervento della fisica delle particelle Michela Prest, illustrando il contributo della fisica a decodificare la poesia della natura. Il poeta napoletano Bruno Carluccio, fisico di formazione, ha spiegato la propria naturale vocazione nello scrivere versi sulla bellezza dei simboli matematici.
 

Se Victor Rodríguez Nuñez, lirico cubano mette a confronto il neutrino con l’Universo, la giovane poetessa macedone Marta Markoska evoca l’entropia come metafora delle relazioni umane, alle quali si rivolge anche il turco Haydar Ergülen celebrando l’amore e la tolleranza raggiungibili solo attraverso un percorso mistico, nel suo caso sufi. Rubén Darío Lotero, colombiano, trova ispirazione invece nel quotidiano, per esempio durante un viaggio fatto in autobus o camminando per la strada, arrivando a illuminazioni inaspettate. Di altra idea è lo svizzero Giovanni Darconza, critico verso la prerogativa della scienza di decifrare la natura e soprattutto le relazioni umane. Helen Soraghan Dwyer, irlandese, crede nella poesia come catarsi al dolore per la perdita dei propri cari mentre la norvegese Monica Aasprong, è affascinata dal cerchio, dall’insieme infinito di punti che lo conformano e di conseguenza le sue poesie non hanno né inizio né fine. Dall’attenta osservazione del reale, Ion Deaconescu, rumeno, avvia una ricerca metafisica.

 Per Cinzia Demi, livornese, la poesia è un atto temerario e necessita non tanto di ispirazione quanto di duro lavoro e disciplina. Il premio alla carriera Europa in versi è stato conferito al turco Tuğrul Tanyol per la raccolta Il vino dei giorni a venire. Poesie 1971-2016, tradotto in italiano da Nicola Verderame, anche lui presente al festival. Consegnati altri Premi Internazionali di Poesia e Narrativa, tra cui alcuni ai giovani. Presente, come nelle scorse edizioni la Bottega di poesia, da cui in passato sono emersi talenti che hanno visto il loro lavoro pubblicato, uno spazio nel quale il poeta e critico letterario Mario Santagostini offriva pareri critici a chi volesse presentargli i propri versi. Il festival ha avuto un grande riscontro di pubblico, soprattutto tra i giovani, coinvolti in prima linea nell’organizzazione.
 

Durante la giornata finale, svoltasi nella sfarzosa cornice della Villa Gallia, affacciata sul lago, un quartetto di fiati composto dagli studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Como ha interpretato brani di Mozart, e gli allievi dell’Accademia Aldo Galli, sempre di Como, hanno allestito una mostra di loro lavori ispirati alle poesie degli undici poeti invitati. «La poesia è musica che si fa con le idee» dichiarava Montale. Questo festival, un evento multiculturale, è stata l’occasione di ascoltare la meraviglia del suono delle parole in lingue differenti. ( Fabrizio Nanni )


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(PPN) 12 apr 2017  08:16