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Cultura - Bartók Plusz Operafesztivál ,Maria de Buenos Aires e il grande tango
Roma, 20 giu (Prima Pagina News) La seconda rappresentazione alla quale ho assistito nella terza serata del Festival Internazionale dell’Opera di Miskolc è MARIA DE BUENOS AIRES, “tango-operita” in lingua inglese con sottotitoli in ungherese.

 La composizione è un inno alla passione, alla lussuria e al soprannaturale; è considerato uno dei lavori più apprezzati di Oscar Piazzolla, ispirato/dedicato da/a un’amica italiana, su libretto di Horacio Ferrer, in coproduzione fra Operaview e Deco Ensemble con Natalie Katsou, giovane direttrice greca. Un’opera da camera dal fascino inatteso, sensuale, difficile, ma soprattutto “surreale” e anche enigmatica per certi osservatori; tuttavia, considerati i soggetti in causa e l’ispirazione italiana, essa è dedicata all’amore trasgressivo fuori da ogni dubbio. 

Si tratta di un’opera in due parti e otto quadri ciascuna, considerata astratta da innumerevoli punti di vista interpretativi. C’è l’angelo-nero-poeta-analista che a volte protegge Maria, a volte la ignora; la stessa Maria è capace di trasferire al pubblico un enigma interpretativo che lascia il campo aperto a ogni stato d’animo. 

La genesi della produzione era proprio questa perché, in conseguenza di ciò ed essendo portatore della propria cultura, ogni interprete riesce a offrire un’esecuzione che si integra all’altra. Viene quindi fuori un’opera che stimola l’immaginazione sociologica ed esibisce anche gli elementi concreti per osservare in scena un ambiente tipico di “barrio” povero di Buenos Aires. 

A questo scopo l’interpretazione si integra adeguatamente alla musica di Oscar Piazzolla su un palco che mette in mostra anche un simbolo legato all’attualità: una pioggia di scarpe rosse femminili. Tutto questo amalgama è stato possibile attraverso la fusione di un cast transnazionale riunitosi a Londra, ma proveniente da diverse esperienze culturali da Paesi come la Grecia, l’Olanda, Portogallo, Montenegro, Giappone… MARIA DE BUENOS AIRES fu eseguita la prima volta nel Teatro Colon della metropoli argentina nel 1968; nella prima parte, è la trasposizione scenica di una prostituta di Buenos Aires messa in parallelo in maniera irriverente, dissacrante con l’immagine della madonna; la seconda parte, si svolge dopo la sua morte e viene indicata come “l’ombra di Maria”.

 Lo scenario è un sobborgo di Buenos Aires dove nacque Maria la quale – dirigendosi verso il centro della città che attente “in agguato” – viene attratta dall’erotismo del tango e lei stessa si trasforma in prostituta. Nell’ambiente frequentato viene sancita la sua morte e condannata a vivere nella città-postribolo sotto forma di fantasma, “ombra” (legando il suo slang da bordello, alla poesia degli angeli) dove incontra: uno gnomo-poeta moralmente mediocre (che il pubblico ha definito “angelo nero”) che svolge il ruolo estetico da “saltimbanco” il quale fa la voce narrante, appare e scompare, per cedere il posto a “burattini” – che egli stesso controlla – e a psicoanalisti. 

Ritornata alla verginità Maria diviene incinta attraverso le parole del poeta-angelo-nero; nasce così (una) Maria che sarebbe lei stessa. Come direbbe Wilfredo Pareto, solo a posteriori l’opera viene ben compresa e per chi possiede un’adeguata versatilità mentale essa diventa occasione per meditare fra religiosità, devianza e orgoglio.

 MARIA DE BUENOS AIRES è una pièce che per il suo iniziale effetto astratto attira l’attenzione dal primo all’ultimo istante. Pertanto, allo scopo di esprimere interamente i concetti esibiti, l’opera doveva “necessariamente” essere mostrata nella durata per la quale essa è stata prodotta. Tuttavia, trattandosi di un’opera astratta è come se – nel caso specifico – i non appassionati di quest’arte si annoiassero. Ma è un’opera per intenditori, persone colte e menti versatili. 

 MARIA DE BUENOS AIRES è stata rappresentata nel “Terzo Teatro” del Teatro Nazionale di Miskolc appositamente destinato alla musica da camera. Interpreti: Béatrice de Larragoiti (Maria), con Leonel Pinheiro (l’analista), Bianca Vrcan, Sacha El Masry (ballerini), Matthew Wade. Inoltre, con la direzione artistica di Natalie Katsou: Amarins Wierdsma, Elena Marigomey, Ricardo Gosalbo, Bartosz Glowacki, Rob Luft (musicisti), Jemina Robinson (scena), Yainnis Katsaris (collaborazione alla scena), Kate Royds (costumi), Sana Zamaguchi (luci), Ricardo Gosalbo (musiche), Amelia Sweetland (vice direttore). Un gruppo giovane ed entusiasta che anche dietro le quinte del Teatro Nazionale di Miskolc ha ricevuto un’ulteriore dose meritata di apprezzamenti. 

 Sono particolarmente soddisfatto per avere casualmente assistito al tango-operita di Oscar Piazzolla MARIA DE BUENOS AIRES.

 Rocco Turi

(PPN) 20 giu 2017  22:26