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Cultura - Il delicato sorriso di Cesare Blanc che incanta tra Poesia e Musica
Roma, 6 mar (Prima Pagina News) Al giorno d'oggi cosa si potrebbe dire -in Musica- che non sia già stato detto dai «Giganti» di tutti i tempi? Si potrebbe, altrettanto certamente, viaggiare Sulle spalle dei Giganti e navigare in acque sicure per il resto del Tempo. Oppure, allontanandosi dalla sicura e conosciuta costa, avventurarsi per i mari ignoti e cercare nuove forme di espressione. Quel che conta, quindi, è la barca sulla quale veleggiare in mare aperto, un mezzo affidabile ma quel che più conta è chi timoneggia ed il contenuto del carico. Ecco, ciò che oggi si propone a chi vuole tentare questo viaggio verso ciò che non è stato ancora detto. L'importante è avere qualcosa da comunicare, da dire, da cantare e da suonare. E qui siamo davanti ad una recente novità del panorama musicale che conviene ascoltare con attenzione e «vivere» intensamente nei suoi live che si tengono spesso tra Roma Capitale, la sua terra natìa, la Puglia e quel che verrà nel resto della Nazione. Valerio Pizzolo, in arte Cesare Blanc, così è definito: «Nato a Cerignola nel 93, sin da piccolo appassionato di musica e parole , dopo la maturità al liceo classico , si trasferisce a Roma per studiare letteratura, musica e spettacolo alla Sapienza ed assecondare l'amore per la musica . Chitarrista e tastierista autodidatta, inizia spinto dall'ispirazione sin da subito a comporre brani e melodie personali e a condividere la proprio musica con un pubblico sempre maggiore». Cesare Blanc è il nome immaginario di un Editore altrettanto immaginario ideato dallo scrittore e poeta Aldo Palazzeschi, in realtà era il nome del suo gatto. Il nome dell'editore immaginario fu utilizzato in occasione della pubblicazione del suo primo libro di poesie «I cavalli bianchi», nel 1925. Cesare Blanc è figlio quindi di una tradizione cantautorale italiana con radici profonde e che riesci a distinguere, una ad una, mentre lo si ascolta. In questo modo, si esplica una magia tutta particolare: l'ascoltatore attempato sentirà tornare in sé le sensazioni di un tempo, un tempo in bianco e nero popolato di Tenco, teatro-canzone alla Herbert Pagani. L'ascoltatore più giovane ascolterà qualcosa di affine ai suoi tempi ma -allo stesso tempo- differente da tutti coloro che oggi popolano la scena della musica italiana contemporanea. In entrambi i casi, sarà grande la meraviglia di constatare che tutto questo si condensa nelle sembianze di un così giovane ragazzo, dall'aspetto un po' dandy, timido e sempre improntato ad un sorriso franco, aperto e sincero. Il suo lavoro oggi è custodito in tracce che sono sul punto di diventare CD e raccogliere le esperienze via via accumulate in una lunga serie di esibizioni live, dove certo Cesare Blanc dà il meglio di sé, così intimo e vicino allo stesso tempo col proprio pubblico che, alla fine dei suoi live non può non lasciarsi incantare dalla sua fantasmagoria di suoni e parole, musica e testi che così bene si abbracciano l'un l'altro. Alla sua Opera Prima, in studio hanno cooperato alla realizzazione delle tracce Alessio Giorgione alla chitarra; Leonardo Merlicco al basso; Ramon Caraballo ai fiati; Nicola Lopane alla batteria; Marco Bellotti in qualità di fonico. Dal vivo si aggiunge Daniele Bancone al piano ed alle tastiere. La Selva dei Mirti, brano che si “presenta” con una veste ironica e due strutture musicali distinte, una dove si accenna un break swing e la parte portante contraddistinta da un rock cantautorale di grande tradizione -tradizione aulica- in Italia, popolato di chitarre elettrificate ben nette, si fa notare per una sua intrinseca poesia, leggera e coinvolgente allo stesso tempo. L'Aquilone, la voce si staglia sul tessuto sonoro ironico, i suoni in studio sono estremamente puliti, la figura dell'aquilone che si innalza in volo e consente di guardare le cose del mondo con una levità che rimanda a radici antiche come “Da qui messere si domina la valle” del Banco del Mutuo Soccorso. Oppure, più indietro nella memoria collettiva a “Volare” di Domenico Modugno. “Su, che bella sensazione. Grazie a te, grande passione. Su, ma che emozione!”. Collage, un brano che spinge l'immaginazione al più leggero e divertito Paolo Conte ma che avvolge coi suoi giochi di parole e poesia romantica, nostalgica. “Ci ho fatto un bel collage, davvero un bel collage, tutto colorato. E ben acchittato”. Cantautorato molto spettacolarizzato, che trova il suo luogo più adatto nel Teatro-Canzone che, in Italia, ha una sua Storia specifica di levatura altissima. L'Amore cos'è, un brano pervaso di atmosfere elettrificate Anni '80, profondo, caldo, passionale, assolutamente romantico, erotico nel suo senso più aulico. “Mille scelte sbagliate a cui seguono mille perché, non o sai che il destino che scegli fa tutto da sé”. Una canzone, tipica canzone, bellissima e struggente, impossibile non innamorarsi, anche di innamorarsi dell'Amore. Joan, “Tracannare poi litri di wiskey, guardarti negli occhi, tanto tu capisci”, una storia di amore che nasce, sospinta dal fascino femminile che si staglia dal buio indifferenziato della folla, l'intensità del sentimento che stupisce e rapisce, un Dolce Stil Novo del Secondo Millennio. L'ho detto alla Luna, un inno all'Amore, una elegia alla propria amata, atmosfera fumosa di locali e pub nascosti, una canzone che negli Anni '60 sarebbe stata inclusa tra i “Cantanti confidenziali”, da Night Club sospeso tra Spazio e Tempo, struggente, bellissima, graziosa in un colpo solo. Ascoltandola viene in mente la giacca bianca con i risvolti neri di Fred Buscaglione. Nostaglia, amor e incanto si incontrano, sottolineati dalla tromba, strumento che grazie al cielo torna a farsi notare nella musica italiana contemporanea. La Voce del Vento sicuramente avrebbe ricevuto il plauso più caldo di De André, un fischiettio che rimanda a Modugno ed al suo Uomo in Frak, una marcetta di un rullante secco, da banda militare. Più che una canzone, sembra un film dedicato all'Uomo ed alle sue nefandezze a metà strada tra Guerra e Pace. Perché questa è la guerra, l'Inferno dove “marciscono in eterno” tutti gli uomini e le donne semplici di questo Mondo. Alice “Ti vorrei amare, gridava incessante il mio cuore. Alice ti vorrei baciare a tutte le ore, a tutte le ore”. Si gioca teneramente con l'Amore, una storia di Amore certo ma dove la passione si anima anche di desiderio carnale. Il cuore chiede ma la ricerca si fa spesso complessa “L'Amore arriva quando sei libero e non hai aspettative”, recita il saggio testo di questa canzone. La Pioggia d'Estate, guidata dal suono della tromba e da un ritmo improntato a Bossa, è un Latin Jazz sensuale e coinvolgente, fatto di sabbia, aspettative, ricordi ad appuntamenti che si perdono nello Spazio/Tempo. Struggente la sua versione di Back to Black, scura, intensa, lenta, un omaggio delicato e soffuso ad Amy Winehouse, certo ma anche una sua rivisitazione tutta personale, particolare, tutta la «cifra» di Cesare Blanc sebbene svoltasi in un terreno ottimamente frequentato a livello mondiale.

(PPN) 6 mar 2018  09:32