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NEWS PPN  
Cultura - Rock Opera Passione irresistibile al Bartok Plus Operafestival 2018
Roma, 12 giu (Prima Pagina News)



da Miskolc, Rocco Turi 


Ho assistito a una stupefacente serata di gala a Miskolc. La grande Opera con “István, a Kiráy” (Stefano, il Re) ha monopolizzato l’interesse di tutto il pubblico e della critica internazionale presente. La Prima di “István, a Kiráy” fu nel 1983, quando il regime lanciava gli iniziali e impercettibili messaggi di cambiamento; fu la prima opera rock che da quel momento riscosse un successo crescente con centinaia di migliaia di spettatori. In tempo di guerra fredda e di regime, non vi era dubbio che “István, a Kiráy” fosse l’argomento in grado di unire gli ungheresi anche nel passaggio fra le due epoche. Stefano, infatti, fu il primo Re d’Ungheria, fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi. Figlio di Géza, pagano e di lingua turca, all’età di dieci anni gli venne imposto un nome cristiano, prerequisito per l’accettazione della corona giunta da Roma. L’erede di Géza sarebbe dovuto essere lo zio Koppány perché era rimasto pagano, ma Stefano ebbe la scaltrezza di avere la meglio su tutti i nobili e fece uccidere in maniera atroce il proprio zio. Stefano divenne Principe e il 20 agosto dell’anno 1000 fu elevato al rango di Re. Papa Silvestro II inviò a Stefano una corona d’oro legittimandolo ufficialmente come Re cristiano d’Ungheria, la cui ascesa fu favorita anche dall’’Imperatore Ottone III del Sacro Romano Impero nell’opera di realizzare un ampio Impero cristiano. Nel 1006 Stefano unificò tutte le tribù ungheresi e ordinò di costruire ovunque luoghi di culto cristiano. Ecco perché oggi troviamo Chiese dappertutto in Ungheria. Proprio nel 2006 in Vaticano l’Ungheria festeggiò i suoi mille anni con un concerto che il suo Presidente della Repubblica offrì a Papa Giovanni Paolo II, a cui ebbi il privilegio di partecipare assieme a mia madre. Ricordo che nel corso del concerto il Papa, già molto sofferente, rimase dormiente per l’intera durata e il pubblico presente ne serba ancora un dolce pensiero… Fino al 1038, anno della sua morte, Re Stefano ebbe alti e bassi perché il figlio designato alla sua successione morì ed egli non riuscì a trovare fra i parenti un degno successore; per nove anni dalla sua morte, nel Paese ci fu una grande instabilità politica e sociale. Tuttavia, dopo la sua morte furono segnalati miracoli, ma è evidente che, per il merito di aver reso cristiano il popolo magiaro, Papa Gregorio VII lo canonizzò come Santo Stefano d’Ungheria nell’anno 1083. Addirittura, nell’anno 2000 Stefano fu canonizzato anche dalla Chiesa ortodossa per cui - dopo lo scisma - Egli risulta essere Santo dichiarato da entrambi le Chiese. La vita di “Stefano, il Re” è traslata magnificamente nella rock opera che Gergely Kesselyák ha diretto ieri sera con classe, professionalità, passione ed entusiasmo. Vi hanno partecipato i migliori cantanti e musicisti da costituire per l’occasione una grande orchestra e un magnifico coro. Il successo è stato straordinario; tanto straordinario quanto emozionante per il pubblico ungherese che si è alzato per ascoltare le ultime note che uniscono l’intero popolo. Oggi, esattamente come ieri e da 1012 anni. Ecco perché se in Italia qualcuno esprime stupide opinioni sull’Ungheria moderna è bene che le ritiri se non ne conosce la storia. A proposito: una ricerca recentemente effettuata dimostra che il popolo ungherese conosce così bene la propria storia e ne fa profondamente tesoro, come nessuno al mondo conosce la storia del suo Paese.

(PPN) 12 giu 2018  20:57