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Pol - Elia Valori: “Su quali temi attuali si deve ripensare il Codice di Camaldoli”
Roma, 20 set (Prima Pagina News) Il Codice di Camaldoli fu il momento in cui l'Italia iniziò, tra i tormenti e i disastri di una guerra civile di inaudita ferocia, a ripensare sé stessa. Ci volevano i cattolici per arrivare a questo, visto che rappresentavano la tradizione italiana più antica, più profonda, più radicata sia nelle masse che nelle classi dirigenti. E più universale, ricordiamolo bene. Era la Chiesa di Cristo l'unico modo di “intenazionalizzare” correttamente la crisi italiana e la rinascita del Paese. Le altre narrazioni politiche, dal liberalismo al socialismo, nelle loro varie differenziazioni interne, avevano generato classi dirigenti e culture politiche che il fascismo, la guerra, la fuga del Re Savoia avevano distrutto; mentre le stesse culture liberali e socialiste degli Alleati vincitori non ritenevano adeguate le nostre vecchie classi dirigenti liberali e socialiste. Quindi, ci vollero Monsignor Montini, futuro Papa PaoloVI, figlio di un parlamentare del Partito Popolare, con Aldo Moro e con i tanti che parteciparono alla riunione camaldolese, per ridisegnare il futuro dell'Italia e, quindi, dell'Europa liberata dal nazismo satanista e senza Dio e dal fascismo laicista ma antimassonico e antisemita. Primo punto di convergenza tra la crisi attuale e quella che a Camaldoli venne ridefinita e risolta: il disastro del mondo attuale è da far risalire, oltre che a cause tecniche ed economiche, alla perdita del senso sacro dell'Uomo, illuminato dal Vangelo e dal suo destino soprannaturale. Nessuna ideologia attuale vede l'Umanità, rigenerata da Cristo, in cammino verso il benessere, la giustizia, la pace. Anzi, il mondo moderno si accontenta di una varia ideologia ultralaicista che fa sorridere per la sua ingenuità e si pensa “postmoderna”, un superamento del moderno novecentesco tramite il superumanismo, il mito di una scienza che replica l'umano, lo sostituisce e trasforma tecnologicamente perfino la sostanza biologica dell'uomo. Da qui la durissima polemica anticristiana dei nostri giorni e il rifiuto attuale dell'umanesimo, che era il punto in cui si erano trovate in un comune progetto sia la tradizione laica che quella cattolica. Il male morale è sempre un disastro economico, si pensi alla denatalizzazione e alle nuove tecnologie riproduttive. Eliminare la famiglia vuol dire rendere “artificiale” la società e distruggere i meccanismi ereditari e proprietari. Lo sapevano bene Marx ed Engels. Quindi, primo punto, riaffermare la sacralità dell'uomo e la sua particolarità nel cosmo. Che è anche un problema sociale e produttivo. Non l'Uomo per il Sabato, ma il Sabato è per l'Uomo. La profondità di questo detto evangelico illumina molti dei nostri errori contemporanei. Passando a questioni più economiche e terrene, vediamo come si potrebbero, adattando il Codice di Camaldoli, evitare le grandi crisi finanziarie globali. Queste, peraltro, hanno tratti comuni alle “bolle” tradizionali, ma forti elementi di novità e di grande pericolosità per la pace sociale e lo sviluppo economico di un intero Paese. Le “innovazioni” finanziarie, ovvero le cartolarizzazioni progressive e la “turbofinanza” avevano creato, dal 2000 in poi, soprattutto negli USA, un boom dei prestiti immobiliari. Ecco il primo punto: socializzare senza statalizzare il credito, riprendere la tradizione delle banche popolari e cooperative, evitare che la finanza globale trasformi una piccola crisi in un disastro mondiale. Meno mediazioni finanziarie, quindi, che servono solo a fare scena e a perdere la titolarità dei debiti, ma una totale trasparenza del credito, con il ritorno ai criteri mutualistici che hanno caratterizzato le nostre banche, dall'ottocento alla fine del “secolo breve”. Occorre ritornare ad un criterio di Camaldoli: la separatezza tra chi opera sui mercati e chi li controlla. Gran parte della “bolla” del 2006-2009 e di quella attuale è stata causata dalla mancanza di legislazione sui prodotti finanziari che l'hanno causata. Una legislazione globale e umanista delle transazioni finanziarie, che permetta l'innovazione ma la renda certa nella forma dei titoli, finalizzata ad operazioni chiaramente esplicitate, limitate nel tempo e garantite. Una “filiera corta” del debito globale. L'idea, che è una maschera carnevalesca del liberismo, che i mercati si autoregolino sempre e quasi in tempo reale è una follia, che nulla a che fare con l'eredità di Adamo Smith o di Ricardo. Regolare i mercati finanziari senza costringerli in direzioni irrazionali è il nuovo progetto “camaldolese”. Si può fare: limitare il numero dei contratti derivati, rendere aperti agli operatori tutti i dati dell'intero mercato, creando un rating dei derivati che non è in funzione del loro interesse a scadenza, ma della loro validità. Occorrerà poi proibire duramente le transazioni automatiche e velocissime solo via computer. Chi opera sui mercati deve avere una faccia, un nome, una reputazione da difendere. Si tratta poi di evitare, e questo è un problema culturale e produttivo, l'eccesso di debito per le famiglie e le imprese. Il consumismo è un male morale. Consumare si può e si deve, ma meno e meglio. Tutto quello che non serve viene, parafrasando sempre Gesù Cristo, dal maligno. Si, si, no, no, questa è la regola del parlare ma anche del comprare. Il totale del debito acceso dai consumatori statunitensi è oggi di 3,2 trilioni di dollari, e senza credito consumistico l'economia globale non riparte. L'Europa mantiene la sua stagnazione, che è, come direbbero i tecnici, di “prodotto” e di “processo”. Né la Federazione Russa né la Cina possono poi permettersi, oggi, il loro sogno di un mondo multipolare e ad aree strategicamente equipollenti. L'Europa produce cose che altri fanno a minor costo. Ha un sistema di welfare che è il risultato di tutte le culture politiche del Vecchio Continente: Von Bismarck e Ferdinand de Lassalle mettono a punto il sistema delle assicurazioni per la vecchiaia e la sanità obbligatorie. Il cattolicesimo nasce con una cultura del welfare che non è statalista ma cooperativa, di “liberi e forti” che si uniscono tra di loro. Il socialismo e il mazzinianesimo sono alla base di gran parte delle reti di solidarietà tra i poveri, nel Novecento. Ecco, se non si riparte dalla libera solidarietà, centro del pensiero camaldolese, il mondo contemporaneo non si curerà mai dei suoi mali. L'eccesso di soggettivismo nella produzione e nel consumo deforma e fa fallire qualsiasi innovazione economica e gli stessi sistemi produttivi. Un altro principio del Codice di Camaldoli che va ripreso, oggi, per il bene di tutti. Il mercato dei contratti “subprime” sta peraltro riprendendo, e questo implica a breve una nuova bolla finanziaria, che scoppierà in funzione dei prezzi al ribasso del petrolio e della crescita del corso dell'oro. Quindi, la risposta di un Codice di Camaldoli a questo pericolo è la tipizzazione dei contratti, la loro assoluta trasparenza, la scadenza non speculativa, almeno oltre l'anno di durata della garanzia subprime. Si dovrà anche produrre in modo sociale, ma con il giusto guadagno, per i mercati che oggi non riescono a consumare nemmeno i beni di prima necessità. Dal cibo alle medicine, dalle tecnologie agricole o per la piccola impresa artigianale, c'è il modo di fare impresa sociale senza fare o utilizzare la carità, che è un concetto infinitamente più grande della gratuità dello scambio. Se riusciremo, con lo spirito del Codice di Camaldoli, a riprendere questi fili e ad adattarli al mondo contemporaneo, molti dei disastri prossimi venturi potranno essere evitati.

(Giancarlo Elia Valori) 20 set 2015  11:01