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Pol - Sen. Antonio Razzi (FI). Interrogazione per nomina a Consiglio di Stato del suo Presidente
Roma, 16 dic (Prima Pagina News) Il senatore Razzi ha presentato una interrogazione la n. 4-04965 in cui ha evidenziato la questione spinosissima della nomina del Presidente del Consiglio di Stato. In data 11 settembre 2015, "il Fatto Quotidiano" aveva pubblicato un articolo riguardante la procedura per la nomina del Presidente del Consiglio di Stato carica vacante dal 1° ottobre 2015, affermando che, tra i candidati più accreditati, vi fosse il ministro della Pubblica amministrazione pro tempore del Governo tecnico guidato dal senatore Mario Monti. La medesima testata ha indicato, altresì i nomi dei magistrati pi ù anziani che potrebbero rientrare in una rosa di candidabili. Tra questi, taluni avrebbero ricoperto incarichi politici in precedenti governi e nel corso di precedenti Legislature quali tecnici di area. RAZZI, SERAFINI, DE SIANO, FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che: in data 11 settembre 2015, "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo riguardante la procedura per la nomina del presidente del Consiglio di Stato, carica vacante dal 1° ottobre 2015, affermando che, tra i candidati più accreditati, vi fosse il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione pro tempore del Governo tecnico guidato dal sen. Mario Monti, poiché avrebbe un profilo tale da "agevolare il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato"; in data 8 gennaio 2012 e 24 novembre 2013, il medesimo quotidiano pubblicava alcuni articoli nei quali si ricordava come lo stesso ex ministro, dopo avere preso in locazione un appartamento di 109 metri quadrati prospiciente il Colosseo in via del Monte Oppio n. 12, ne otteneva nel 2008 l'assegnazione in proprietà al prezzo di 177.000 euro, e cioè con uno sconto di 623.000 euro, avvalendosi della sentenza n. 5961 del 2005, emessa dalla sesta sezione del Consiglio di Stato, di cui lo stesso ex ministro era all'epoca, ed è anche oggi, presidente di sezione; tale sentenza, sulla base di una perizia ivi disposta, qualificava quell'immobile come "non di pregio", nonostante il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze nei Governi Berlusconi II e III, Maria Teresa Armosino, avesse dichiarato di essersi fermamente opposta, con il decreto poi annullato dal Consiglio di Stato, a quella che ad ogni effetto pareva essere una finzione, per aggiudicarsi un immobile di eccezionale interesse al prezzo di una casa popolare di periferia; quest'ultima ha più volte sottolineato di essere stata addirittura sbeffeggiata da un importante inquilino di quel palazzo con la frase "hai visto che alla fine hai perso la tua battaglia?", potendosi presumere che soltanto un collega avrebbe potuto ritenersi autorizzato a dare del tu ad un componente di una compagine governativa; in aggiunta, come riferito dal quotidiano "Il Giornale" del 15 gennaio 2012, la stessa sesta sezione del Consiglio di Stato emetteva una sentenza gemella, la n. 5960 del 2005 relativa allo stabile di via Nicola Salvi n. 68, anch'esso prospiciente il Colosseo, sulla base di una perizia ivi definita "fotocopia", chiedendosi ovviamente come, in due stabili adiacenti, potessero rinvenirsi le stesse sorprendentemente identiche lesioni alle strutture; sui fatti in questione, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta, affidata all'allora Procuratore aggiunto dottor Alberto Caperna, poi prematuramente scomparso il 14 ottobre 2012, il cui esito, come reso noto, è stato di archiviazione per insussistenza di reati; le relative risultanze, come d'obbligo, avrebbero dovuto essere trasmesse ai titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi coinvolti, ossia al Presidente del Consiglio dei ministri e al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa; tuttavia, non si ha notizia di alcuna indagine interna, mentre risulta agli interroganti che, inspiegabilmente, le due sentenze del Consiglio di Stato siano state rimosse dal sito web dove normalmente tali decisioni sono accessibili al pubblico, nonostante, paradossalmente, siano ivi consultabili le due sentenze appellate del TAR Lazio, sez. II; nel frattempo, l'allora Ministro ha assunto l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Letta dal 28 aprile 2013, cioè da quando, presumibilmente, la notizia di rilevanza disciplinare, proveniente dall'inchiesta del dottor Caperna, avrebbe dovuto pervenire alla stessa Presidenza del Consiglio dei ministri, per esserne valutato l'inizio, così determinandosi un vistoso conflitto di interessi; l'ex ministro, infine, nell'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" in data 4 giugno 2015, nel ricordare il suo ruolo fondamentale di coautore della "legge Severino" (di cui al decreto legislativo n. 235 del 2012), ne sosteneva la retroattività, avallandone così gli effetti più perversi ed incostituzionali; considerato che: in data 6 dicembre 2015, la testata giornalistica multimediale "Cronaca diretta" ha reso noto che il Governo avrebbe richiesto al Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa di indicare una rosa di 5 nominativi, tra i quali scegliere il presidente del Consiglio di Stato, carica vacante a partire dal 1° ottobre 2015; tale richiesta rappresenta, secondo gli interroganti, una vera e propria novità, visto che sino ad ora (fatta eccezione nel 1926, durante il ventennio fascista) il Presidente del Consiglio dei ministri si era limitato a ricevere dall'organo di autogoverno l'indicazione del magistrato che avrebbe dovuto rivestire l'incarico, rispettando così l'autonomia e l'indipendenza della magistratura amministrativa, garantite dall'articolo 108, secondo comma, della Costituzione, in base al quale "La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali"; la medesima testata ha indicato altresì i nomi dei magistrati più anziani che potrebbero rientrare in tale rosa: Stefano Baccarini, Sergio Santoro, Alessandro Pajno, Raffaele Carboni, Filippo Patroni Griffi (il quale non avrebbe il requisito dei 5 anni di presidenza di sezione). Tra questi, taluni avrebbero ricoperto incarichi politici in precedenti Governi e nel corso di precedenti Legislature quali tecnici di area, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda adottare provvedimenti di propria competenza atti a risolvere la situazione, ivi inclusa la promozione di eventuali azioni disciplinari.

(PPN) 16 dic 2015  15:54