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Pol - Congresso ANM:le donne magistrato vogliono contare sempre di più
Roma, 22 ott (Prima Pagina News) E’ un inno alle donne e alla loro capacità professionale la relazione che Carla Marina Lendaro,Presidente A.D.M.I. , Associazione Donne Magistrato Italiane,tiene al 33°Congresso Nazionale dei Magistrati d’Italia a Siena. Dai dati che presenta all’assemblea senese viene fuori un quadro della magistratura italiana che non tutti forse conoscono fino in fondo, ma lo si voglia o no anche in magistratura le donne svolgono un ruolo di primissiomno piano e di straordinaria partecipazione attiva. Le donne magistrato oggi in Italia e in magistratura- esordisce Carla Marina Lendaro- caratterizzano la giurisdizione: “Sono il 52,8% della Magistratura, ma soprattutto sono oltre il 60 % tra i MOT e, addirittura, il 62% dei vincitori nell’ultimo concorso. Un dato enorme ma nondimeno non è stata acquisita ancora piena e generale consapevolezza che il valore del “genere femminile” è una ricchezza in termini di capitale umano, un patrimonio, un investimento”. Da qui l’immediata rivendicazione sindacale, chiamiamola così, ad una assemblea che qui a Siena è soprattutto maschile: “E’ urgente affrontare il problema della sottorappresentanza di genere- dice il Presidente di ADMI, nell’Organo di Autogoverno della Magistratura, ove è particolarmente evidente la resistenza all’adozione di concrete misure che facilitino il riequilibrio di genere in quanto - nonostante il Paese sia andato avanti su questi temi- questo rimane uno dei ‘gap’ maggiormente resistenti. Non sono mai state introdotte misure volte a garantire una paritetica rappresentanza ed anzi sono rimaste inattuate le deliberazioni del 2010 e del 2014 dello stesso CSM, che pur le prevedevano, così come è rimasta inattuata la successiva del 2016, pur più blanda, che solo affermava il principio della ‘piena parità di genere’ e l’obbligatorietà della ‘doppia preferenza’ di genere”. Poi insiste: “Non possiamo attendere oltre.E’ necessaria infatti “la voce delle donne per cambiare le cose” e per farlo occorre che vi sia una loro effettiva presenza, forte e non solo meramente simbolica”.E non manca l’attacco formale alla storia passata della magistratura italiana: “Non possiamo continuare ad offrire l’immagine di una magistratura “ingessata”, le cui scelte non sono al passo con i tempi e con l’evoluzione dell’ordinamento giuridico. Occorre che ancora una volta avvenga per volere della “politica”, come avvenuto in passato quando nella consiliatura CSM 1981-1986 (22 anni dopo la sua istituzione) due donne non-togate -Ombretta Carulli Fumagalli e Cecilia Assanti- per la prima volta poterono accederviì ed in tale modo aprirono la via nella successiva consiliatura alla nomina della prima consigliera togata -Elena Paciotti- la sola cui compete anche un ulteriore primato, quello di essere stata la prima -e tuttora unica- donna nominata ‘presidente’ dell’A.N.M. Se non ora quando?” La sala applaude, ma si intuisce perfettamente bene che anche in questo “loro mondo”, tradizionalmente maschilista noi donne veniamo guardate con sospetto e diffidenza, e forse anche con un pizzico di invidia per le capacità professionali che la stragrande maggioranza delle donne magistrato italiane ogni giorno dimostra di possedere nei mille tribunali del Paese”. Beatrice Nano

(PPN) 22 ott 2017  19:15