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Pol - Centro destra e centro sinistra non esistono dice Panebianco. Ammenocchè...
Roma, 13 giu (Prima Pagina News) Non è simpatico, ma è bravo. Parlo dell’editorialista del Corriere della Sera, Angelo Panebianco che, al pari del suo collega Ernesto Galli della Loggia, non le manda a dire. Ha sentenziato che, a suo parere, centrodestra e centro sinistra sono finiti. Non per ora, ma per sempre. Così come sono finiti i gruppi- o i partiti -che li animavano: Forza Italia e Partito democratico. E Panebianco ha emesso questa sentenza lo stesso giorno delle elezioni amministrative che hanno interessato ben sette milioni di italiani. Elezioni che hanno visto l’affermazione – obiettivamente inattesa in termini quantitativi- della Lega di Salvini, ma non il crollo di Forza Italia o del Pd. Berlusconi sembra essere più che vivo che mai e vuole addirittura rilanciare il suo partito con nomine, direttivi, congressi –anche se solo giovanili- ma anche nuove proposte politiche. A mio parere, se lascia lo stesso personale politico, è difficile che possa riuscire, sia a livello nazionale che, soprattutto, regionale. L’intenzione, quanto meno, c’è. E non si può non apprezzare, anche come risposta all’illustre cattedratico che, se fosse stato un giudice, avrebbe già condannato alla pena capitale, Forza Italia. E’ vero che Antonio Tajani, forzista della prima ora e presidente del Parlamento europeo, non aiuta il rinnovamento annunziato da Berlusconi quando dice “deciderà lui come dovrà essere composta la squadra” (all’anima della democrazia nel partito), ma i risultati del 10 giugno non hanno affossato il partito di Berlusconi, che è pur sempre, anche per riconoscimento dei vari leader ( lo stesso Tajani, Bernini,Gelmini) il padre padrone. Berlusconi ha detto,Berlusconi ritiene, finanche Berlusconi pensa. Berlusconi, è stato detto ancora, “è Forza Italia”. Nonostante l’avanzata impetuosa della Lega, la sfida del Movimento 5 stelle, Forza Italia esiste e resiste, dice il presidente del Parlamento europeo. Ed il partito democratico? Nelle recenti elezioni – il giudizio è dell’Istituto Cattaneo- ha tenuto. Il giornale on line del Pd – Democratica- ha scritto. “Sorpresa, il partito è in campo”! Il crollo, pur paventato, in sostanza, non c’è stato. A parere di Panebianco – e non è il solo- occorre fare “un’opposizione seria, credibile, competitiva nei confronti dei partiti antisistema che ci governano”. Una cosa fondamentale, dice in sostanza l’editorialista. Opposizione credibile solo “ se la zavorra verrà buttata a mare!” E questo non è facile. Intanto perché non si tratta di zavorra, ma di esponenti politici che hanno sbagliato e che, da postazioni diverse,non di primo piano, potranno dare il loro contributo perché il Pd risorga. Lo so, non è facile. Basta leggere i social che costituiscono il termometro giusto per capire come la pensano gli elettori. Sono pochissimi coloro che nutrono speranze nella ripresa, quanto meno rapida, del pd. Martina e Gentiloni, solo per indicare due nomi di rilievo, non devono pensare, secondo Panebianco, che l’attuale maggioranza possa essere sconfitta a breve termine e non possono fingere di rimuovere gli errori commessi. Quindi? Occorre lavorare, secondo me. E parlare il meno possibile. Più si parla, più si commettono errori e si dà la stura ai cittadini di additare coloro,che a loro parere, sono responsabili dell’attuale stato di crisi. Non c’è aria di perdono,almeno per ora. Bene ha fatto Renzi a mettersi da parte, anche se rimane l’unico vero leader di questo partito. Adesso è ancora l’untore manzoniano. Se parla, perché parla. Se non parla, perché non parla. Ecco perché il pd deve dimostrare, lo rileva anche il professor Panebianco, di aver compreso la sconfitta e le sue ragioni. Anche se non ne hanno mai discusso. Continuano ad andare in giro ed a parlar male l’uno dell’altro. Non hanno fatto, ancora tesoro dell’assunto dell’illustre pensatore del secolo scorso, Zygmunt Bauman. “il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te!” E invece si fanno continue riunioni di corrente utili a dimostrare quanto il Pd continui ad essere diviso senza coinvolgere quanti hanno abbandonato il pd, quanti sono critici, quanti hanno cambiato, ingiustamente, bandiera. E la proposta di governo non viene fuori. Ci sono soltanto le meritate, secondo me e non solo, critiche a Salvini, ma non c’è una proposta autonoma che si possa ascrivere al pd. Deve meditare, espiare, battersi il petto il partito che fu per poter tornare ad essere il partito della ricostruzione, il partito dei deboli, il partito dei giovani, il partito delle periferie. E non più l’aggregazione dei profittatori, dei nominati, dei consiglieri di amministrazione, dei vertici degli enti pubblici. Non è tempo, questo, di assemblee o di congressi. Occorre lavorare e lavorare sodo, senza prebende e senza incarichi: ci sono le europee e le regionali nel 2019. E a queste competizioni bisogna giungere preparati. Il governo di Di Maio e di Salvini non cadrà presto.- Occorre ripartire senza la logica delle rivincita, ma con la serietà di un impegno che fu e che potrebbe tornare. C’è chi ci crede. Nonostante tutto. E meno male. 

(Gregorio Corigliano)

(PPN) 13 giu 2018  13:46