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Amb-Ener - Differenziata, Dap: "Diffusa in oltre l'80% dei penitenziari"
Roma, 19 giu (Prima Pagina News) Poco meno di un anno fa il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo ha sollecitato le direzioni degli istituti penitenziari di tutto il territorio nazionale a incrementare la differenziazione della raccolta dei rifiuti. A oggi, la diffusione di questa buona pratica è aumentata di ben 29 punti percentuale rispetto alla situazione di partenza. Nel 2016 infatti erano 113 istituti su 191 ad averla adottata (il 59%, in prevalenza negli uffici del personale), mentre oggi sono 168 su 191 (l’88%). Rilevante è il numero delle sezioni detentive interessate dalla raccolta differenziata: attualmente si registra che sono 844 su 1.130 complessive sezioni detentive, rispetto alle 16 sezioni iniziali, con un incremento quindi dall’1 al 75%. Considerato che le sezioni e gli spazi di vita detentivi coinvolti sono distribuiti in 127 Istituti penitenziari, emerge che il 66%, delle strutture sull’intero territorio nazionale ha adottato la raccolta differenziata dei rifiuti in tali spazi. A oggi i detenuti occupati nelle attività lavorative del settore sono 718, di cui 46 sono esclusivamente impiegati nel compostaggio. Per il Dipartimento il tema è stato considerato trainante sotto diversi aspetti: rappresenta in primo luogo la possibilità di introdurre elementi di educazione alla protezione e alla salvaguardia dell’ambiente, perché interviene nelle abitudini comportamentali quotidiane della popolazione ristretta. L’auspicio è che l’acquisizione di tale sensibilità ed abitudine da parte delle persone detenute possa trasferirsi anche all’esterno una volta riacquistata la libertà. La pratica della raccolta differenziata vuole essere un modo per incrementare le possibilità di occupazione lavorativa e di acquisizione di nuove competenze spendibili sul mercato del lavoro libero. Il DAP, inoltre, evidenzia che la raccolta differenziata ha, tra gli obiettivi, la diminuzione dei costi del servizio di raccolta e, pertanto, rappresenta anche una modalità di razionalizzazione delle risorse pubbliche di cui l’Amministrazione penitenziaria dispone. Si tratta di un programma di ampio respiro che abbisogna di tempi medio-lunghi per raggiungere tutti gli obiettivi connessi ma che mostra già tutta la forza delle sue potenzialità nei risultati finora ottenuti.

(PPN) 19 giu 2017  16:21