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Lazio - Mobile eating, il nuovo modo di mangiare street food gourmet
Roma, 11 ago (Prima Pagina News) Per le strade della Capitale è un continuo fiorire di api car, food-truck e cucine mobili di alta qualità. Da Pizza&Mortazza, una merenda economica ma di qualità definita dagli ideatore dell’ape color mortadella “semplice, buona e felice”, all’Ape Romeo, vero e proprio esempio di versione street delle specialità preparate dalla chef stellata Cristina Bowerman, ambassador di Expo Milano 2015. Da New York a Londra, fino a Roma, il momento di consumo del cibo è cambiato: le agende fitte di impegni rendono necessario abbinare la pausa pranzo ad altri appuntamenti improrogabili tipici della routine cittadina, così come è sempre più diffuso un nuovo modo di vivere la città e la socializzazione con i propri pari, più dinamica e “social”. Il classico street food, quello da salamella davanti allo stadio o caldarroste natalizie, però non basta più: oggi gli italiani ricercano prima di tutto la qualità e la reinterpretazione di ricette tradizionali da parte di chef stellati o giovani cuochi legati al proprio territorio d’origine. E’ il “mobile eating”, un nuovo modo di mangiare mentre si è in movimento senza rinunciare all’alta qualità del cibo gourmet. Una tendenza internazionale individuata da Bibite Sanpellegrino attraverso un’analisi condotta su circa 120 testate lifestyle internazionali e 200 siti dedicati ai nuovi trend e al divertimento “fuori casa”, interpellando anche circa 50 influencer ed esperti di tendenze sull’alimentazione, per capire come si stanno trasformando i luoghi e le modalità di consumo del cibo nella società contemporanea. A farla da padrone in questo panorama culinario sono i “metro eater”, dinamici ricercatori dello street food gourmet, individuato nella nuova categoria del “metro food”, che prediligono le ricette legate alla tradizione italiana, da consumare nei momenti di socializzazione o tra un impegno e l’altro, con una spiccata attenzione all’origine delle materie prime e all’aspetto salutistico. Oggi perfino le più importanti testate internazionali, come le statunitensi CNN e Forbes, creano guide su dove trovare street food di qualità, segno di un rapporto col cibo che si sta evolvendo. Per le strade di Roma si intrecciano sostenitori delle tradizioni autoctone e quelli che propongono specialità “importate”. Come Mozao, l’apecar nata dall’incontro di una ferrarese ed un romano, una web designer e un grafico pubblicitario costretti a reinventarsi una professione dato che “essere creativi in Italia non paga”. Sulla loro cucina ambulante preparano solo panzerotti e tigelle che, ci tengono a specificare, non sono pizzette, né panini, né piadine, ma semplicemente e autenticamente “tigelle”, tipico prodotto degli Appennini modenesi. Dallo “street food”, al “social food”, la tigella è una tipicità regionale che ha la prerogativa di unire famiglie e comitive di amici, con un vero e proprio effetto socializzante. Anche Ape Diogene nasce come “piano B” di un ex professore di filosofia che ha deciso di portare on the road capitolina, cibo, parola e pensiero. I suoi panini sono infatti ispirati ai grandi filosofi e l’obiettivo è proprio quello di riaffermare la vecchia analogia tra cibo e pensiero. Due vere e proprie icone dell’orgoglio romano sono invece Ape Sfizio Capitale, capace di offrire ogni tipo di sfizio culinario romanesco, e Ape Magna, che si rifornisce di “ciriola”, l’antico pane romano, da un vecchio forno nello storico quartiere di Roma, San Lorenzo. Per i più golosi e per chi ha voglia di sperimentare, invece, Verde Pistacchio è l’ape car che prepara il gelato “come non l’avete mai visto”. Dal gusto Persiano – creato con infuso di cardamomo, legno di rosa e granella di pistacchio persiano – al Greco dove la granella accompagna lo yogurt e il miele di millefiori, una rivoluzione nel mondo del gelato. Ma perché il mobile eating riscuote sempre più successo? Secondo 8 esperti su 10 la ragione principale risiede nel fatto che oggi le persone danno prioritaria importanza alla qualità rispetto alla quantità (81%), e ricercano con maggiore frequenza le ricette tradizionali anche reinterpretate in chiave moderna o da chef rinomati (72%), realizzate con ingredienti di qualità (59%), tutte caratteristiche offerte dalle sempre più numerose api adibite a food-truck che puntano proprio su questa tipologia di cibo, il metro food. Sono numerosi i casi internazionali che testimoniano questa tendenza a portare in strada il cibo di qualità: a New York ad esempio gli chef del Rouge Tomate, un rinomato ristorante dell'Upper East Side premiato con una stella Michelin, sono “scesi in strada” creando uno street menu stellato per il “Rouge Tomate Cart in the Park”, posizionato all'ingresso dello zoo di Central Park. Anche a Reykjavik in Islanda, il metro food non ha rivali: la guida Michelin infatti segnala i Bæjarins Beztu Pylsur, gli hot dog apprezzati anche da Bill Clinton e Anthony Bourdain. E anche l’Italia, con la sua ricca tradizione culinaria, non è certo da meno, come dimostra l’iniziativa della chef Cristina Bowerman, direttrice del Glass Hostaria di Roma, che porta le sue specialità anche in giro per la città grazie all’esperienza street food delle Api Romeo: “Credo che il valore di un piatto sia il cibo e dunque un panino può avere lo stesso valore di un piatto servito tradizionalmente. Il mio approccio e impegno nel mondo dello street food sono stati proprio quelli di pensare allo street food come food e basta – commenta la chef stellata –. Spesso, infatti, quando un cliente entra in un ristorante ‘gourmet’ già ne conosce la fama, la storia e magari lo chef e questa consapevolezza a volte finisce, giusto o sbagliato che sia, per influenzare l’esperienza complessiva. Sull'Ape non è così: la maggioranza delle persone che incontriamo sulla strada non sa chi siamo e quello che facciamo. La sfida è ancora più divertente, riuscire a far percepire una differente qualità anche a chi in noi vede solo ‘un altro furgoncino’. Così possono capitare situazioni divertenti come quando un cliente ci disse ‘Mi avete fatto mangiare bene a mia insaputa’". Secondo l’antropologa dell’alimentazione Lucia Galass i luoghi di ritrovo per condividere il momento del pasto sono in costante evoluzione: “La storia alimentare torna a vivere in strada, anche se è più giusto dire che non l'ha mai abbandonata. Prima si mangiava per strada perché le case erano piccole, spesso invivibili, dei rifugi e non le dimore con tutti i comfort che abbiamo oggi. La strada era luogo di lavoro, di relazione, avveniva tutto lì. Oggi mangiare fuori è divenuto non solo uno status symbol ma anche il vettore attraverso il quale comunichiamo agli altri i nostri valori alimentari, non a caso esiste un’insegna per ogni nostra passione culinaria”. Icona di questo fenomeno sono le api itineranti (85%), di cui gli italiani vanno in cerca per acquistare cibo gourmet da gustare tra un impegno e l’altro. Ma chi sono questi metro eater? Secondo gli esperti interpellati si tratta di individui dinamici che non amano la sedentarietà (74%), molto attenti agli aspetti salutari legati all’alimentazione (68%) e all’origine delle materie prime (67%), oltremodo attivi sui social network (64%) dove amano condividere le foto (58%) del loro metro food preferito. “Dal fast food di strada, rapido e poco salutare, si è passati ad una nuova forma di street food, spesso di alta qualità – conclude l’antropologa Lucia Galasso – Si tratta di una risposta al cibo standardizzato, che rischia di far perdere il senso del cibo di strada. Mangiare per le vie permette di viaggiare nel territorio ma anche di mantenere inalterato il piacere di riscoprire le ricette tramandate tra le generazioni o attraverso il racconto degli anziani. I cuochi di strada rappresentano il versante orale della cucina popolare: un piacere che coinvolge tutti i sensi e che conquista attraverso il racconto e la gestualità”. Da Roma, a Milano, alle città più piccole del Belpaese, gli itinerari delle api car si intersecano, fino a travalicare le Alpi e percorrere tutto il mondo. Tra le migliaia di Api Car che hanno invaso le città internazionali, ad esempio, si sono distinti i giovani varesini creatori di Giallo Street Food, che per la prima volta hanno portato la polenta di qualità sulle rive del Tamigi a Londra. Sempre nella capitale inglese è sbarcato Mr Gurmetti, progetto nato da un’idea di un giovane emiliano che ha deciso di girare per Londra con la sua Ape a dispensare “Italian Street Food”, ovvero prodotti genuini di Parma serviti in strada nei mercati all’ora di pranzo e la sera davanti ai pub. Ma i mitici furgoncini a 3 ruote della Piaggio hanno varcato anche l’oceano Atlantico e sono giunti a New York: è il caso di Amorino, una catena di gelaterie nata per volontà di due imprenditori italiani, che ha deciso di servire ai newyorkesi squisito gelato di qualità Made in Italy dal bancone installato su un’Ape car vintage.

(PPN) 11 ago 2015  18:27