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Lazio - Elezioni. Roma Popolare verso il Campidoglio
Roma, 22 gen (Prima Pagina News) Nella Capitale il think tank di Popolari, Cristiano Popolari, Officina x Roma, Oltre, My Roma e Legalità e Sviluppo, con Baccini, Cangemi, Cantiani, Sammarco, Cicchitto e Lupi Roma Popolare verso il Campidoglio. È questo il nome scelto da Popolari, Cristiano Popolari, Officina x Roma, Oltre, My Roma e Legalità e Sviluppo, per porre le basi per una città che guarda al domani, cercando di lasciarsi alle spalle anni di degrado e incuria. Le sigle, che rappresentano una fetta importante della città, si sono riunite all’hotel Sheraton dell’Eur per un incontro-confronto con il mondo universitario, le associazioni del territorio, i sindacati e quelle categorie che producono buona parte del reddito di Roma per un dibattito sul futuro della Capitale. Al dibattito, moderato dalla caposervizio politico del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia e che ha dato ufficialmente il via alla nascita di un manifesto per Roma che va al voto di giugno, hanno partecipato Mario Baccini, presidente dei Cristiano Popolari, Gianni Sammarco (Area Popolare), Giuseppe Cangemi (Ncd), Roberto Cantiani (ex consigliere comunale Pdl), Rodolfo De Laurentiis della Confindustria Radio Tv, con la presenza di Fabrizio Cicchitto e di Maurizio Lupi. In un quadro sempre più frammentato, dove l’unico punto fermo è “bisogna far rinascere la Capitale”, i moderati si preparano quindi «a creare un “blocco centrale” per riunire quel cento medio romano che è sopravvissuto alla crisi economica stringendo la cinghia e che è in cerca di un nuovo progetto politico, alternativo a Forza Italia, di ispirazione e matrice cattolica,che partorisca un programma per il rilancio di una città dove il bipolarismo ha prodotto la sfortunata avventura di Gianni Alemanno e la triste fine di Ignazio Marino, entrambi “fagocitatori” di quella che una volta si chiamava borghesia e che è stata costretta ad andare al voto, o a disertare, turandosi il naso», come ricorda lo stesso Baccini. Nel dibattito si è parlato di crisi economica, di nuovi e vecchi valori sociali, di economia reale e sviluppo, della sicurezza e di integrazione, di infrastrutture necessarie alla crescita sociale e non solo per arrivare a costruire una piattaforma politica che, al momento, lascia fuori la questione del candidato a sindaco. Gianni Sammarco, deputato di Area Popolare (Ncd-Udc), ha sottolineato che «l’obiettivo è quello di partecipare alle prossime elezioni amministrative con nostri rappresentanti che rispecchino in pieno il sentire comune dellacittà: rinascere. Da qui l’esigenza di individuare una serie di proposte che riguardano il governo di Roma, preservando i valori e gli interessi stessi della Capitale». Per Roberto Cantiani, ex consigliere comunale in quota Ncd, l’accento va posto sul fatto che «Roma, e tutti i cittadini, meritano risposte e concretezza, ma non è riducendo i fondi alla Capitale (da 6 miliardi di euro a 4, ndr) che cisi riuscirà. È necessario guardare avanti, coltivare l’insieme delle idee che provengono dagli stessi cittadini, anche dai più giovani, come gli universitari, per creare i pilastri su cui fondare questa agognata rinascita. L’ordinaria amministrazione non basta più. Quel che serve, oggi, è una visione d’insieme del tutto nuova, capace di scardinare l’abbraccio mortale della crisi che ha avviluppato la città. Perché le emergenze di Roma e delle nostre comunitàcittadine, ereditate dall’amministrazione Marino, esigono risposte che non sianopopulistiche bensì responsabili. E noi daremo voce alla concretezza». Giuseppe Cangemi, membro del Consiglio Regionale del Lazio e Presidente della III Commissione Vigilanza sul Pluralismo dell'Informazione, e membro della Direzione Nazionale del Nuovo Centrodestra, dal canto suo non solo ha posto l’accento sulla volontà di «creare una idea diversa di città, che torni quindi ad essere da traino per l’intero Paese e torni, soprattutto, ad essere al servizio del cittadino», ma ha anche detto «no ad una Roma senza Regione Lazio, e no ad una Regione Lazio senza Roma. Bisogna mandare il presidente Zingaretti a casa, perché la situazione in cui versa la città va a braccetto con quella in cui versa la Regione, dove regna il più totale immobilismo. Il motivo per cui Zingaretti dovrebbe fare un passo indietro è politica, visto che è crollata la sua credibilità. Ora bisogna rilanciare l'immagine di questa Regione che il Presidente ha fortemente compromesso, così come bisogna rilanciare l’immagine della Capitale che amiamo».

(PPN) 22 gen 2016  16:06