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Esteri - Geopolitica, il punto del Professor Valori: Il problema polacco e l'Europa
Roma, 28 ott (Prima Pagina News) Occorre osservare con estrema attenzione quello che è accaduto recentemente nelle elezioni polacche. A parte gli effetti sul sistema politico interno di Varsavia, è utile analizzare l'equazione strategica del “nuovo populismo” che si delinea tra Ungheria, la Polonia attuale, la Baviera in sempre meno sorda opposizione alle aperture della Cancelliera Merkel sull'immigrazione, una quota di voto del Nord italiano, Marine Le Pen in Francia, infine il “Brexit”, l'uscita paventata e spesso sperata degli (e dagli) inglesi dalla Unione Europea. E pensare che siamo appena sfuggiti all'operazione di scardinamento della UE che si avvaleva della crisi greca, per poi innescare quella del debito sovrano italiano e poi ancora spagnolo. Populismo, termine improprio, per parlare della machiavellica e dura realtà effettuale della cosa: il vero e proprio attentato all'Unione Europea come pericoloso “terzo” nell'economia mondiale che potrebbe, rinsavendo, diventare addirittura primo. Un modo quindi per farla finita con un pericoloso incomodo, noi dell'Europa, proprio da parte dei nostri concorrenti nel mercato-mondo, ovvero utilizzare il “populismo” per destabilizzare dall'interno l'Unione Europea e la sua sventata e puerile incapacità di porsi una Strategia Globale che sia finanziaria, fiscale, militare, tecnologica. E pensare a quanto pensiero e azione ci volle, da parte dei cattolici democratici, da Camaldoli in poi, per portare l'Italia nell'Europa! Non si tratta allora di populismo: termine generico che, nella nostra cultura politica ha tutt'altro significato. Il “populismo” dell'Uomo Qualunque era una rivolta contro la “Repubblica dei Partiti” che si delineava dopo la proclamazione della Repubblica, oltre che un Partito che utilizzava il divide, già fortissimo, tra Nord e Sud. Una rivolta politica non di massa, quella antifascista, che si credeva invece tale, dopo la Resistenza e la Repubblica, e che il partito di Giannini, L'Uomo Qualunque, rivelò essere priva di basi, appunto, di massa. Solo il genio politico di Togliatti, infatti, riuscì a sgonfiare la rivolta, quella sì davvero populista, del commediografo napoletano. Marine Le Pen e il suo Front National sono ancora, malgrado le due cose che François Mitterand aveva pensato per la “sua” nuova destra francese, con il padre di Marine: uno strumento per depauperare la conservazione post-gollista e integrarla in un progetto in cui il suo PS fosse ancora egemone. Portare via la destra radicale (altro termine insulso, nella cultura politica europea) alla destra repubblicana in pericolosa concorrenza con il PS, per creare, grazie al sistema elettorale presidenziale francese, un costante margine di vantaggio ai socialisti, capaci di dare le carte nel sistema politico di Parigi come aveva fatto, a suo tempo, il Generale De Gaulle, quello che Mitterrand aveva accusato, da capo dell'opposizione, di “colpo di Stato permanente”. Non sappiamo quanto François Hollande sia cosciente di questa “Drōite du President”, ma temo di no. Il dato primario, comunque, è che le elezioni in Polonia pongono per la prima volta la questione europea, che non è il populismo, ma, più esattamente, la fine del mito europeista tra le masse europee. La separazione tra classi politiche e burocrazia europea, inventata per far fare le riforme modernizzatrici ai governi più riottosi, compreso il Nostro, ha prodotto il suo contrappasso dantesco: la colpa, per i popoli, oggi, è tutta dell'Europa, mentre i ben più colpevoli Governi nazionali sembrano, per ora, graziati dalla rabbia delle masse. Che si manifesterà, prima o poi, siatene certi. Non si impoverisce così rapidamente un Continente, e non lo si pone nelle retrovie della globalizzazione, senza effetti probabilmente devastanti sul piano dell'ordine pubblico. E' bene esserne coscienti. (SEGUE)

(Giancarlo Elia Valori) 28 ott 2015  15:19