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Esteri - Geopolitica, il punto del Professor Valori: Il problema polacco e l'Europa (2)
Roma, 28 ott (Prima Pagina News) E se la fine dell'europeismo di massa è un dato, occorre aggiungere altre funzioni alla nostra equazione strategica: la nuova rigidità dei confini UE verso la Federazione Russa, con un rapporto speciale tra Ungheria, Cechia, Polonia e USA, e la ristrettezza sempre maggiore del mercato interno europeo, che si rifletterà sul rapporto tra Euro, Dollaro USA, Renmimbi cinese e Rublo Russo. Altro che “area di diffusione ottimale” per l'Euro, secondo la teoria di Mundell, premio Nobel per l'economia, che tanto stimolò i banchieri centrali UE per la rapida introduzione della moneta unica. Senza area vasta per la sua circolazione naturale, la moneta unica non farà concorrenza al Dollaro USA, mentre i nuovi progetti cinesi di “divise di riferimento collegate”, per ricostruire una nuova “Bretton Woods”, utilizzeranno l'Euro come moneta-cuscinetto. Con una concorrenza al ribasso per l'Euro, peraltro, e quindi con la sua emarginazione finale sui mercati internazionali dei capitali. Ciò che gli USA volevano fin dall'inizio e l'asse Russia-Cina paventa, visto che sulla moneta unica europea si sta combattendo una delle più straordinarie guerre finanziarie e geopolitiche degli ultimi due secoli. Una EU, quindi, in cui aumenteranno gli incentivi ad uscire, la Gran Bretagna farà risuonare ancora il grido di Margaret Thatcher (we want our money back!, “vogliamo indietro i nostri soldi!) e una Unione Europea che, proprio per la sua debolezza strategica e geopolitica, non riuscirà a determinare una politica fiscale unitaria per i Paesi che saranno meno attratti dall'uscita, ufficiale o implicita, dall'Unione. Il caso Polonia, con le sue ultime elezioni, lo accennavo prima, è perfetto a questo riguardo. La destra, non “populista” ma vera e propria destra tradizionale in Polonia, il 25 Ottobre scorso, si è riaffermata a Varsavia con il Partito Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia) una formazione fortemente euroscettica guidata da Beata Szydlo ma diretta, dietro le quinte, da Jaroslaw Alexander Kaczyńsky, primo ministro tra il 2006 e il 2007. Naturalmente, questa destra al Governo a Varsavia complicherà i rapporti con la Germania, già tesissimi e non solo per le tragiche memorie della Seconda Guerra Mondiale, oltre che per la questione antica delle Fosse di Katyn, che ancora risuona con i suoi terribili ricordi nella morte del gemello di Kaczyńsky sui cieli bielorussi. Sono ben ventuno gli incidenti maggiori tra Federazione Russa e NATO tra Marzo 2014 e il corrispondente mese dell'anno successivo, sul confine Nord-Est che interessa la Polonia e gli Stati baltici, non bisogna mai dimenticarlo, anche in un contesto di strategia divergente tra UE e USA nel quadrante siriano. “Diritto e Giustizia” ha ottenuto il 38% dei voti validi, una percentuale utile per arrivare, da soli, alla maggioranza assoluta dei seggi che è di 230. Il precedente governo di “Piattaforma Civica”, diretto da Ewa Kopacz, è caduto elettoralmente sia per la corruzione interna che per quello che gli elettori hanno visto come un continuo cedere alle richieste di Bruxelles proprio sull'immigrazione. E' proprio questo il populismo attuale in Europa: la sintesi tra corruzione endemica della politica, che è un problema globale dei nostri anni e un effetto pericolosissimo della globalizzazione, e la paura della concorrenza al ribasso della manodopera che arriva da fuori. Che è un dato reale al quale rispondere: tanto diminuisce il controllo nazionale sulle nuove imprese, sempre più globalizzate, tanto diminuiscono le protezioni salariali e non per la manodopera, che sperimenta una pressione inusitata tra prezzi interni e salari “globalizzati”. Occorrerà che una nuova sinistra, pratica e idealista insieme, si prenda cura di queste nuove tipologie e patologie del lavoro, che finiranno per colpire poi anche i lavoratori immigrati. Che ce ne faremo di salari che non servono a costruire nemmeno uno straccio di mercato interno, con economie export-led che possono combattere la concorrenza globale solo limando tutti i costi di produzione? Infatti la “Sinistra Unita” di Barbara Nowacka, nelle ultime elezioni polacche, ha raggiunto a stento l'8% dei voti, dopo un lungo peregrinare tra la nostalgia per il kommunismus e le istanze neoradicali e libertarie dell'americanismo leftist. L'”Invasione dei migranti”, lo slogan con il quale il Partito vincitore a Varsavia ha fatto campagna elettorale, non è un tratto populista, perché si è accompagnato a misure finanziarie e fiscali per il sostegno ai lavoratori e alle imprese nazionali e a un forte impegno sul piano identitario e nazionalistico. Ecco, appunto, il nuovo populismo o, meglio, il nuovo nazionalismo sociale: identità, contro la retorica dell'Europa delle Monete, percezione che le vecchie Alleanze sono coperte troppo piccole, e ritorno alla Difesa Nazionale, protezione dei ceti più poveri e delle imprese locali contro il Grande Capitale predatorio globale. E' finita a globalizzazione, nelle menti e nei cuori degli europei, che vogliono tutti maggiore sicurezza militare e non, che non gli viene conferita dalle vecchie Coalizioni nate dalla guerra fredda, vogliono una securizzazione dei salari e del posto di lavoro, vogliono infine proteggersi dagli evidenti effetti “sovversivi” della globalizzazione. Se l'UE si attrezzerà per rispondere razionalmente a queste domande, bene, essa sopravviverà, se invece rimarrà l'ingenuo sogno globalizzatore, un po' antiamericano e un po' imitatore e pavido seguace della linea di Washington, che finora abbiamo conosciuto, sarà la sua fine. E anche la nostra. L'irrilevanza economica, culturale, tecnologica, produttiva ci sommergerà.

(Giancarlo Elia Valori) 28 ott 2015  15:23