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Esteri - Eni, Enel, Finmeccanica e non solo affidano sicurezza a società straniere: A rischio la protezione dei dati ?
Roma, 8 feb (Prima Pagina News) Ancora una volta sorgono perplessità attorno alla questione sicurezza. Il livello di allarme nel nostro Paese rasenta ormai lo Stato di emergenza. Forze dell’ordine e militari stanno facendo sentire la loro presenza, dando a molti l’impressione di ritrovarsi sull’orlo di un conflitto. Questa volta, però, la paura non è solo una vaga percezione. Per l’Italia, da sempre ponte tra due mondi, le possibilità di eventuali attacchi terroristici cresce con il passare dei giorni. Ma il problema non riguarda solo chi è chiamato a svolgere le proprie mansioni sul territorio nazionale. Un elemento a cui in pochi sembra stiano facendo caso riguarda la sicurezza di quegli italiani che, per ragioni di lavoro, sono chiamati ad operare all’estero. Magari anche in zone come Iraq, Libia, Nigeria o in tutte quelle aree dove la situazione è ormai precipitata da tempo. Di esempi ce ne sono all’infinito. Ormai petrolio è diventato sinonimo di guerra in gran parte dei casi. In molti dei luoghi più ricchi della Terra si stanno attualmente svolgendo anche i conflitti più sanguinosi del pianeta. Naturalmente, però, dove ci sono le risorse c’è anche qualcuno che le estrae. Nel caso italiano, l’Eni è l’azienda di riferimento. Il fatto che la principale impresa energetica del nostro Paese operi talvolta in contesti di guerra aperta fa sorgere una domanda: chi si occupa della loro sicurezza? Essendo una società privata, naturalmente, non può avvalersi dei soldati per la propria protezione. E’ necessario quindi rivolgersi a delle compagnie private specializzate nella sicurezza delle persone e protezione dei dati sensibili. Per fortuna, in Italia esistono già varie realtà in grado di rispondere a queste esigenze. Purtroppo, però, non sono state prese in considerazione. Chi provvede allora alla protezione di società come Eni o Enel? La risposta si trova in Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Esattamente i posti da dove provengono le aziende di sicurezza privata che gestiscono tutti gli aspetti riguardanti la protezione fisica dei dipendenti e, spesso, anche il traffico di dati sensibili. In pratica, tutte le informazioni riguardanti partner commerciali, luoghi di incontro e informazioni varie dovranno passare sotto l’occhio vigile degli agenti di sicurezza stranieri. Fin qui la cosa potrebbe non preoccupare più di tanto. Certo, sorge qualche dubbio nel caso si vada ad approfondire l’argomento. Chi gestisce le società a cui è stata affidata la sicurezza di Eni, Enel e ultimamente anche Finmeccanica? Scavando qua e là, si viene facilmente a sapere che i direttori delle compagnie militari private estere sono tutti ex appartenenti ai servizi segreti dei loro Paesi di origine. D’altronde, queste sono società presenti nelle aree più complesse del globo. Africa, Asia, Medio Oriente e la lista si potrebbe allungare. In considerazione, poi, dei clienti che queste compagnie possono vantare, risulta facile pensare che Londra, Washington o Parigi possano avere qualche interesse a tenere d’occhio la situazione. Niente di nuovo all’orizzonte. Un tempo lo chiamavano “spionaggio industriale”. Oggi la chiamano “apertura ai parametri internazionali”. Peccato però che per un’azienda di sicurezza italiana non sarà mai possibile provvedere a questo tipo di servizi per compagnie estere partecipate dallo Stato. Due pesi e due misure quindi. L’Italia, dall’alto della sua visione di affari internazionali e sicurezza, sembra aver abbracciato totalmente questa concezione (unilaterale) di apertura, a tal punto che anche Finmeccanica ha deciso di assumere 5 diverse aziende di sicurezza (tre americane, una francese ed una inglese), per gestire tutte le questioni riguardanti alla travel security (sicurezza in viaggio), risk assessment (valutazioni di sicurezza) e gestione dati. In parole povere, ex appartenenti ai servizi segreti e alle forze speciali di altri Paesi saranno “ombre” anche del personale Finmeccanica in giro per il mondo. Il motivo di tale decisione non è ancora dato sapere. Come ancora non è chiaro se i nostri servizi segreti abbiano sotto controllo questa situazione. E’ giusto che il traffico dati, nonché la sicurezza fisica del personale italiano, sia affidata ad aziende straniere? Che effetto potrebbe avere sul business delle nostre aziende? Per rispondere a queste domande può essere sufficiente di ricordarsi cosa accadde quando la Augusta Westland (società del gruppo Finmeccanica) perse la commessa degli elicotteri in India (per il valore di circa 560 milioni di Euro). In quell’occasione, tolti di mezzo gli italiani, il contratto fu affidato a Eurocopter. Una società francese.

(PPN) 8 feb 2016  16:58