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Tur - Casale del Giglio: al nuovo Antium - Bellone di Anzio 2014 Tre Bicchieri del Gambero
Roma, 22 set (Prima Pagina News) Nuovo ed importante riconoscimento per la Casale del Giglio, impegnata da diversi anni nella sperimentazione e nel recupero della vitivinicoltura di tradizione. “Antium – Bellone di Anzio 2014” è l’ultimo nato tra i vini dell’Azienda e segna il ritorno dell’antico vitigno autoctono Bellone, tipico della zona di Anzio. Di origini antichissime, noto già in epoca romana e citato da Plinio come "uva pantastica", il Bellone è presente nell’area che va dai Castelli Romani, ai Monti Lepini sino alle propaggini verso il mare. Qui, alle spalle di Anzio, ha trovato, sui terreni sciolti, sabbiosi e caldi, un microclima molto favorevole, caratterizzato dalla persistente brezza marina. Già nel Bollettino Ampelografico del 1881 era descritto come vitigno con grappoli dalle proporzioni maggiori ma dai caratteri analoghi ai “Belli”, gruppo di vitigni diffusi intorno a Roma. Osservazioni confermate anche dal Mangarino nel 1888 e dal Mancini nel 1893. Conosciuto anche come “uva pane” per la sua buccia spessa e consistente, il Bellone si presenta di colore giallo intenso con riflessi dorati. Vino solare con sentori di frutta esotica ben matura, come mango e papaya, contrapposti ad una consistente acidità, lo rendono idoneo a lunghi affinamenti in bottiglia. In bocca risulta molto ampio, ricco e persistente, con leggere sfumature floreali e speziate e con sapidità e mineralità molto pronunciate. L’abbinamento ideale è con la “Minestra di Sgavajone”: tipica minestra dei pescatori di Anzio ottenuta da questa varietà di pesce autoctona che, spesso non commerciabile, veniva consumata in famiglia. Un ulteriore risultato importante, quello del Bellone, che coincide con la ricorrenza dei “30 Anni di Ricerca e Sperimentazione” dell’Azienda. Nel 1985 Dino Santarelli aveva avviato questo progetto che, nel tempo, aveva consentito di ottenere una produzione di vini di notevole qualità, sempre più apprezzati, anche a livello internazionale. Negli anni Novanta, Antonio Santarelli, seguendo l’intuito paterno, ha portato avanti il lavoro con passione su quasi 60 varietà di vitigni diversi, con la preziosa collaborazione dell’enologo trentino, Paolo Tiefenthaler, che dal 1988 è il loro Direttore Tecnico. La sperimentazione vinicola si è concentrata, dapprima, internamente in Azienda, con l’introduzione sul territorio dell’Agro Pontino di vigneti in buona parte provenienti dal Rodano e dal Bordeaux. I primi tangibili riscontri si sono avuti, infatti, sullo Shiraz e sul Petit Verdot con un adattamento positivo microclima. Ad oggi, la Casale del Giglio possiede 180 ettari di vigneto riconvertiti a filare, e diverse sono le varietà viticole introdotte, tutte caratterizzate dall’interazione qualitativa “Vitigno-Territorio”. L’attuale produzione offre una gamma di 21 prodotti, da monovitigni e da assemblaggi (bianchi, rossi, un rosato, una Vendemmia Tardiva, tre grappe e un olio). Cinque anni fa, Casale del Giglio ha esteso il proprio progetto di ricerca oltre i confini aziendali valorizzando un vitigno autoctono dell’Isola di Ponza: la Biancolella di Ponza, varietà originaria della Campania, ora autoctona laziale Questa fu importata da Ischia nella metà del ‘700 ai tempi del Regno di Napoli sotto i Borbone. Così nasce il “Faro della Guardia”, novità assoluta, che già al suo debutto ha ricevuto riconoscimenti importanti: i 5 Grappoli della Guida Bibenda 2013, per l’annata 2012, e i Tre Bicchieri del Gambero Rosso - Guida Vini d’Italia 2015, per l’annata 2014. La coltivazione nel Lazio è autorizzata unicamente sulle Isole Ponziane. Hanno collaborato con la Casale del Giglio, sin dall’inizio, alle varie fasi di ricerca e studio il Prof. Attilio Scienza, dell’Istituto di Coltivazioni Arboree dell’Università di Milano, il Prof. Angelo Costacurta, dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (Treviso) ed, in tempi più recenti, integrando il team sperimentale, il Prof. Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach – Centro Ricerca ed Innovazione dell’Istituto Agrario Provinciale San Michele all’Adige (Trento), che ad oggi continuano a dare il loro prezioso contributo, al recupero di vitigni autoctoni laziali, sempre sotto la supervisione dell’enologo Paolo Tiefenthaler. Casale del Giglio e i propri vini ricevono da sempre numerosi riconoscimenti. Nel 2015, alcuni di quelli assegnati sono: VINITALY 2015 – PREMIO SPECIALE “NAZIONE 2015” e 10 “Gran Menzioni” nelle seguenti categorie: “Vini bianchi prodotti nella vendemmia 2014” per lo Chardonnay e il Sauvignon; “Vini bianchi elaborati in barrique o affinati in legno” per l’Antinoo 2013; “Vini rossi prodotti nelle ultime due vendemmie (2014 – 2013)” per il Tempranijo; “Vini rossi dai tre ai quattro anni dalla vendemmia (2012 – 2011)” per il Cabernet Sauvignon 2012 e 2011 e per il Madreselva 2012 e 2011; “Vini dolci naturali” per l’Aphrodisium 2013 e 2014. BIBENDA 2015 – VINI E RISTORANTI D’ITALIA – MATER MATUTA 2011 - 5 Grappoli BIBENDA 2014 – VINI E RISTORANTI D’ITALIA - FARO DELLA GUARDIA 2012 E MATER MATUTA 2010 - 5 Grappoli. GAMBERO ROSSO - GUIDA VINI D’ITALIA 2015 - FARO DELLA GUARDIA 2013 - Tre Bicchieri.

(PPN) 22 set 2015  14:17