Albanesi di Calabria, i 100 anni dell’Eparchia di Lungro, Donato Oliverio:“Grazie Papa Francesco”

Intervista al Vescovo Mons. Donato Oliverio.

(Prima Pagina News)
Martedì 12 Febbraio 2019
Roma - 12 feb 2019 (Prima Pagina News)

Intervista al Vescovo Mons. Donato Oliverio.

Il 13 febbraio del 1919 Papa Benedetto XV, con la Costituzione Apostolica «Catholici fideles», istituiva l’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia continentale. Con tale provvedimento la Santa Sede riconosceva giuridicamente la realtà unitaria degli Italo-Albanesi, donando loro una configurazione di diritto ecclesiale e civile, in risposta alle richieste di tutela avanzate dai discendenti del condottiero albanese ed eroe europeo Giorgio Castriota Skanderbeg. L’esodo degli albanesi in Italia avvenne tra il XV e il XVIII secolo, dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte di Skanderbeg nel 1468. Domani 13 febbraio 2019 per il Grande Eparca di Lungro sarà un giorno di festa, perché l’Eparchia che il Vescovo Mons. Donato Oliverio guida (in alto nella foto accanto al Presidente dell’Albania Meta), compie i suoi primi 100 Anni di vita.

-Mons. Donato Oliverio , domani sarà un giorno solenne per la Chiesa italoabanese di Lungro..

Molto più che solenne. Domani la nostra Eparchia si appresta a celebrare il I centenario dalla sua fausta istituzione, avvenuta il 13 febbraio del 1919, con la Costituzione Apostolica “Catholici fideles”, emanata da Papa Benedetto XV, di eterna memoria”.

-Possiamo parlare in questo caso di una grande vittoria della Chiesa?

“Vede, la Santa Sede, con quel provvedimento, va detto assai lungimirante, riconosceva uno statuto giuridico ecclesiale ai discendenti dei poveri profughi, provenienti da territori albanesi e greci, che, nel secolo XV, per poter rimanere in vita, liberi e cristiani, furono costretti ad abbandonare la loro Madre Patria, invasa dalle orde ottomane. Le ricordo anche che il loro doloroso esodo avvenne dopo la morte del valoroso condottiero albanese ed Eroe Europeo, Giorgio Castriota detto Scanderbeg, avvenuta agli inizi del 1468, del quale si celebra quest’anno il 550 anniversario della dipartita”.

-Un apostolo della Chiesa?

“Scanderbeg fu insignito del titolo di “Athleta Christi e difensor fidei” da Papa Callisto III e dai suoi successori, per aver fermato dal 1443 al 1467 l’avanzata dei musulmani verso l’Europa cristiana.I nostri Antenati, che provenivano da territori di Tradizione Bizantina ed erano soggetti al Patriarcato di Costantinopoli, furono benevolmente accolti nel Meridione Italiano, soggetto alla Chiesa Cattolica, sia per i meriti del loro Eroe e dei suoi prodi, nella difesa della cristianità, sia per le decisioni adottate al Concilio di Firenze del 1439, nel quale i cristiani avevano sancito la recuperata unità”.

-Una stagione felice per loro?

“Assolutamente si. Protetti dai Venerati Pontefici romani poterono vivere nelle Regioni del Meridione Italiano, custodendo e coltivando il loro patrimonio linguistico ed ecclesiale bizantino e costituendo un’isola orientale nel cuore della Chiesa Cattolica”.

-Sbaglio o lei vive questa vicenda “albanese” con l’orgoglio della prima ora?

“Vede, questa particolare presenza ha testimoniato e testimonia alla Chiesa latina le ricchezze dei cristiani d’oriente e, nella gelosa e fedele custodia del Patrimonio degli Avi, rende manifesta all’Ortodossia la possibile pacifica convivenza di differenti tradizioni nell’unità ecclesiale. Oggi l’Eparchia di Lungro rende vivo in Italia e in Calabria, particolarmente, il Primo Millennio della Chiesa, quando greci e latini, nella differenza dei riti e nella diversità delle lingue, lodavano insieme lo stesso Dio, sotto la giurisdizione del Papa di Roma.”

-Quando lei parla di Eparchia a cosa fa riferimento Padre?

“In Calabria l’Eparchia annovera trenta Parrocchie in centri dislocati a macchia di leopardo sul territorio di ben sei diocesi, Cassano allo Jonio, Rossano, Cosenza-Bisignano, Bari, Lecce, Pescara-Penne e di quattro regioni italiane, Calabria, Basilica, Puglia, Abruzzo.In queste Comunità vivono circa 40.000 persone che, da sei secoli, in casa e per strada, parlano due lingue, l’italiano, imparato a scuola, e l’arbëresh, imparato succhiando il latte dal seno materno. Ad essi si aggiungono i fedeli residenti per motivi di lavoro in tutte le città italiane, che assommano a oltre 100.000 persone”.

-Da anni lei racconta la magia delle celebrazioni liturgiche della Sua Eparchia…

“Moklti lo ignorano, ma i nostri fedeli, nella pienezza della cattolicità, percorrono il loro cammino di divinizzazione seguendo integralmente e fedelmente la Tradizione bizantina e in Chiesa pregano cantando in lingua greca e albanese. La missione specifica della nostra realtà è stata magnificamente ripresa dal Santo Papa Paolo VI che, nel 1968, rivolgendosi ai nostri fedeli in Piazza San Pietro, in occasione del V centenario della morte di Giorgio Castriota Skanderbeg, disse testualmente: “e se la storia vi ha visti oppressi e dispersi, la bontà di Dio ha fatto che voi, con tutti i membri del vostro “gjak i shprishur”, vi rendeste ovunque tramite di alleanze e collaborazioni, che spesso vi hanno reso anticipatori del moderno ecumenismo”. Effettivamente ciò continua a costituire il nostro impegno missionario, la ricerca dell’unità tra i cristiani e particolarmente tra Cattolici e Ortodossi”.

-Può dirsi soddisfatto del lavoro fin’ora compiuto?

“Negli ultimi anni, a partire dal 2012 da quando per volontà di Dio e della Sede Apostolica sono stato nominato Vescovo, ho guidato l’Eparchia ad intessere rapporti quanto più amichevoli possibili con la Chiesa Ortodossa e, in particolare, abbiamo avuto incontri ufficiali con il Patriarca Bartolomeo a Costantinopoli, con l’Arcivescovo Anastasios a Tirana e con l’Arcivescovo Ieronimos ad Atene. Ognuno di loro ha mostrato particolare attenzione alla nostra piccola Chiesa, in piena comunione con Roma e, per via liturgica, ininterrottamente in comunione con la Tradizione Bizantina dei Padri.Nello stesso periodo la nostra Eparchia ha avuto la visita degli eminenti Metropoliti Ortodossi. Essi hanno rilevato di aver scoperto tra gli italo-albanesi dell’Eparchia di Lungro dei “fratelli dei quali ignoravano l’esistenza”, pienamente appartenenti alla Chiesa Cattolica ma altrettanto pienamente fedeli alla tradizione bizantina dei Padri”.

-In una battuta, è un mix di fede e di tradizione il suo mondo?

“Pare superfluo sottolineare che i nostri fedeli condividono quotidianamente la loro vita in Cristo con i fedeli delle altre Diocesi di Rito Latino con le quali si vive a stretto contatto, in ogni ambito e contesto del territorio e della storia. Vede, gli Italo – Albanesi rappresentano una integrazione magnificamente riuscita, nella Chiesa e nella Società, nella custodia e coltivazione del patrimonio identitario, in relazione rispettosa e rispettata, nello spazio e nel tempo, con le altre parti in causa, portatrici di altri patrimoni storici, culturali, linguistici, religiosi, con una contaminazione reciproca, che ha arricchito le persone, i luoghi e la storia”.

-In ogni occasione del suo magistero Lei ringrazia il Santo Padre…

“Il nostro ringraziamento più alto va a Dio, guida della nostra storia, ma tanta, tanta gratitudine riconosciamo alla Santa Sede, ai Santi Pontefici, alla Chiesa Italiana, alla Conferenza Episcopale Italiana, per le tante provvidenze ricevute e per la costante benevolenza esercitata verso di noi, piccola chiesa orientale nel prezioso tessuto della Chiesa Romana”. -Quale sarà il grande annuncio di domani? “Il Santo Padre riceverà in udienza speciale la nostra Chiesa il giorno 25 maggio del 2019 e di questo gli siamo profondamente grati. Sarà un momento di condivisione bellissimo e pieno di significati per la mia gente d’Arberia.Nelle celebrazioni del I centenario dell’Eparchia altro non vogliamo fare che cantare la gloria di Dio per le grandi opere di misericordia disposte a beneficio del nostro popolo, tramite la Santa Sede e i Santi Pontefici e nell’ambito della Chiesa Italiana. Grazie meraviglioso Papa Francesco, grazie a nome della mia gente e della mia terra”.

Beatrice Nano


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