Diffamazione & Carcere per i Giornalisti, Pierluigi Franz: 9 giugno udienza della Corte Costituzionale.

Il 9 giugno prossimo la Corte Costituzionale deciderà se è o no legittimo il carcere per i giornalisti condannati in via definitiva per diffamazione aggravata a mezzo stampa a conclusione di un processo penale. Pierluigi Franz, è il Presidente del Sindacato Cronisti Romani, e da mesi si batte in prima persona per difendere le ragioni della grande famiglia dei giornalisti italiani.

di Maurizio Pizzuto
Venerdì 05 Giugno 2020
Roma - 05 giu 2020 (Prima Pagina News)

Il 9 giugno prossimo la Corte Costituzionale deciderà se è o no legittimo il carcere per i giornalisti condannati in via definitiva per diffamazione aggravata a mezzo stampa a conclusione di un processo penale. Pierluigi Franz, è il Presidente del Sindacato Cronisti Romani, e da mesi si batte in prima persona per difendere le ragioni della grande famiglia dei giornalisti italiani.

Si discuteranno in udienza pubblica, ma in videoconferenza da remoto, le ordinanze emesse un anno fa dai tribunali di Salerno e di Bari - sezione di Modugno. Notizia di rilievo: il 31 marzo scorso la Presidenza del Consiglio si é formalmente costituita davanti alla Corte Costituzionale e per di più con l’insolita assistenza di due avvocati dello Stato.

Fatto abbastanza raro che avviene soprattutto per le grandi occasioni. Si chiede che vengano respinte tutte le eccezioni sollevate che ritenevano illegittima la detenzione per il reato di diffamazione, prevista sia dall’art. 595 del Codice penale, sia dalla legge sulla stampa (la n. 47 del 1948), figlia del codice Rocco, perché incompatibile con la libertà di espressione dei giornalisti garantita dagli articoli 3, 21, 25, 27 e 117 della Costituzione in relazione all’articolo 10 della C.E.D.U. - Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il premier Giuseppe Conte non aveva finora preso posizione né pro, né contro il carcere, ma l’atto di intervento dell’Avvocatura generale dello Stato non è passato inosservato perché si é avuta la netta sensazione che il Governo italiano avesse voluto smentire le sue promesse di abolire il carcere.

Per fare chiarezza il presidente dell'Associazione Ossigeno per l'informazione Alberto Spampinato ha quindi sollecitato l'AEJ - Association of European Journalist ad intervenire. E così il 5 maggio scorso é stato pubblicato un 1° alert sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti con cui si chiede formalmente al Governo italiano di chiarire la sua posizione sulla legittimità del carcere in caso di condanna penale definitiva di un giornalista per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Il 13 maggio su iniziativa di OBCT - Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa di Trento - è stato sollecitato il consorzio Media Freedom Rapid Response che ha messo in moto un secondo alert del Consiglio d’Europa nei confronti del Governo italiano tramite i canali diplomatici e il ministero degli Esteri.

Lo stesso 13 maggio in un’intervista alla FNSI il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria on.le Andrea Martella (Pd) ha affermato di essere fermamente contrario al carcere. Due settimane dopo, il 28 maggio, anche il Sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi (Movimento 5 Stelle) in un incontro con il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana Raffaele Lorusso si è detto d’accordo con Martella: «Il Governo e la maggioranza parlamentare sono favorevoli all’abolizione del carcere per i giornalisti.

La proposta di legge che va in questa direzione è in dirittura d’arrivo in Commissione Giustizia al Senato, a prescindere da quello che sarà l’esito dell’udienza dinanzi alla Corte Costituzionale sulla legittimità dell’articolo 13 della legge 47/1948 in relazione all’articolo 595 del codice penale». Nel corso della riunione la FNSI ha riproposto l’urgenza di intervenire per cancellare il carcere per i giornalisti e di approvare la norma per il contrasto alle querele bavaglio, già approvata in Commissione.

Il sottosegretario Ferraresi ha affermato che il Governo condivide la volontà della maggioranza di arrivare in tempi brevi al via libera ad entrambe le norme. Il segretario generale Lorusso, che era accompagnato dal direttore della FNSI, Tommaso Daquanno, ha auspicato che la Consulta, nell’udienza del 9 giugno, possa dichiarare incostituzionale la pena detentiva.

In questo senso, la FNSI ha depositato alla Corte Costituzionale una memoria scritta, quale “amicus curiae”, redatta dall’avvocato Giulio Vasaturo. «La notizia che il Governo ritiene necessaria la cancellazione del carcere per i giornalisti - ha osservato il segretario generale Lorusso - è di straordinario rilievo. Ci auguriamo che la questione possa concludersi in tempi brevi».

Pierluigi Franz, dicevamo, è il Presidente del Sindacato Cronisti Romani, e da mesi si batte in prima persona per difendere le ragioni della grande famiglia dei giornalisti italiani.

Presidente Franz siamo dunque al giro di boa?

“Credo proprio di sì. Il 9 giugno prossimo la Corte Costituzionale deciderà se é o no legittimo il carcere per i giornalisti condannati in via definitiva per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Con grande sensibilità la presidente dell'Alta Corte professoressa Marta Cartabia, accogliendo a tempo di record un'istanza presentata dall'avvocato Giuseppe Vitiello di Napoli per conto dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha rifissato ad appena 45 giorni di distanza l'udienza pubblica con ripresa tv in cui sarà per la prima volta esaminata a palazzo della Consulta una questione di fondamentale importanza per la libertà di stampa nel nostro Paese”.

A che punto possiamo dire di essere arrivati?

“E' una diatriba che si trascina da molti lustri, che ha diviso la magistratura e il Parlamento e su cui sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Infatti, tutti i disegni di legge sinora presentati alla Camera e al Senato non sono mai giunti a conclusione e si sono insabbiati prima della fine di ogni legislatura. E anche quelli attualmente all’esame di palazzo Madama fanno un passo avanti e due indietro (il 28 maggio é intanto ripreso in Commissione Giustizia a palazzo Madama l'esame del disegno di legge n. 812 presentato dal senatore Giacomo Caliendo di Forza Italia). Insomma, negli ultimi 40 anni tutte le promesse di riforma della diffamazione da parte dei politici si sono rivelate da marinaio senza mai concludere nulla”.

C’è stato però qualcosa che si è mosso di recente?

“Sì, un primo risultato reale, anche se deludente, é stato già raggiunto. Infatti in una lettera del 26 maggio 2020, a firma del Rappresentante Permanente d'Italia presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo Michele Giacomelli, il Governo Conte ha risposto in modo vago, direi quasi pilatesco, alla richiesta di chiarimenti da parte del Consiglio d’Europa ( il testo integrale ).

La fumosa dichiarazione del Governo sembra, anzi, non tener conto o addirittura smentire le recenti affermazioni del 13 maggio 2020 del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria Martella e del 28 maggio 2020 del Sottosegretario alla Giustizia Ferraresi, entrambi favorevoli all'abolizione del carcere per il giornalista definitivamente condannato in sede penale per diffamazione aggravata a mezzo stampa”.

Il 9 giugno alla Consulta sarà quindi un momento di chiarezza per tutti, mi pare?

“Tutti se lo augurano. Di certo il premier Conte non avrà più alibi sul dilemma "sì" o "no" al mantenimento del carcere per i giornalisti condannati in via definitiva per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Non potranno esserci più equivoci tra la posizione del Presidente del Consiglio e quella dell'Avvocatura generale dello Stato che lo difende e lo rappresenta in giudizio.

Con ogni probabilità questi dubbi saranno già sciolti la mattina di martedì 9 giugno quando si svolgerà la seduta pubblica della Corte Costituzionale anche se in videoconferenza da remoto (misura di sicurezza determinata dalla recente pandemia da Coronavirus-Covid 19). Vorrei ricordare che chi non potrà parteciparvi potrà comunque rivederne su internet il filmato nei giorni successivi, utilissimo anche per eventuali tesi di laurea”.

È importante questo risultato dell’udienza pubblica, non crede?

“E’ senza dubbio una novità importante, in quanto la Presidente Cartabia ha deciso che si discuta in udienza pubblica anche l'articolata ordinanza del tribunale di Bari sezione di Modugno per la quale era stata in precedenza fissata la camera di consiglio del 22 aprile scorso a porte chiuse.

Subito dopo la relazione sulle ordinanze dei due tribunali da parte del giudice relatore professor Francesco Viganò si affronteranno, da un lato, i due legali dell'Avvocatura Generale dello Stato avvocati Salvatore Faraci e Maurizio Greco e, dall'altro, l'avvocato Paolo Chioccarelli, legale di fiducia dei due giornalisti imputati a Salerno, il quale li assiste per conto del Sugc, il Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, e l'avvocato Giuseppe Vitiello che difende il presidente del CNOG - Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti - Carlo Verna, che grazie ad una decisione storica dell’Alta Corte è stato ammesso a fine febbraio a rappresentare l’intera categoria a palazzo della Consulta”.

Come immagina andrà a finire?

“Al centro della discussione sarà soprattutto la valutazione da parte della Corte Costituzionale degli effetti in Italia di numerose sentenze della CEDU - Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, immediatamente applicabili nel nostro Paese, che hanno ripetutamente affermato che tranne casi assolutamente circoscritti, i giudici italiani, in caso di condanna penale di un giornalista per diffamazione a mezzo stampa, non dovrebbero più infliggere il carcere, ma eventualmente solo multe, in quanto la reclusione in cella appare ormai incompatibile con il diritto di cronaca e rappresenta un limite sostanziale alla libertà di informazione e quindi al sistema democratico italiano”.

Qualche esempio in questa direzione?

“Tra tutte vorrei ricordare in particolare le sentenze della CEDU favorevoli a Maurizio Belpietro del 24 settembre 2013 e ad Alessandro Sallusti del 7 marzo 2019, che hanno fissato dei principi giuridici di grande rilievo ai quali ha già più volte aderito anche la Cassazione penale con numerose decisioni”.

Ma se la Corte dichiarasse illegittimo il carcere tutti i problemi sarebbero davvero risolti?

"Temo, purtroppo, di no. C'è infatti il rischio che al Senato vengano tra breve introdotte, al posto del carcere, delle multe a giornali e tv molto pesanti, superiori ai 50 mila euro da versare alla Cassa delle Ammende. E potrebbe essere anche mantenuto l'assurdo termine di 5 anni entro cui si può intentare causa civile di risarcimento danni da diffamazione chiedendo anche indennizzi milionari. Ricordo che, invece, il termine per presentare una querela in sede penale é di soli 90 giorni".


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