Questo sito contribuisce alla audience di globalist-logo
Fondazione Murialdi, Pierluigi Franz racconta Luca Labozzetta eroe poeta della Grande Guerra.
“Martiri di carta. I giornalisti caduti nella grande guerra”, (448 pagine) di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, immaginato esattamente 10 anni fa e realizzato poi per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” alla fine del 2018, racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale. Almeno cinque di questi erano calabresi ,Umberto Boccioni, Roberto Taverniti, Luca Labozzetta, Vincenzo Capua, Salvatore Barillaro.
di Pino Nano
Sabato 24 Aprile 2021
Roma - 24 apr 2021 (Prima Pagina News)
“Martiri di carta. I giornalisti caduti nella grande guerra”, (448 pagine) di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, immaginato esattamente 10 anni fa e realizzato poi per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” alla fine del 2018, racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale. Almeno cinque di questi erano calabresi ,Umberto Boccioni, Roberto Taverniti, Luca Labozzetta, Vincenzo Capua, Salvatore Barillaro.
Luca Labozzetta (Leoluca per l'anagrafe), figlio di Giuseppe e della fu Orsolina Condò. Aveva una sorella, Caterina. Era nato a Mileto (già Catanzaro, ora Vibo Valentia, già Monteleone di Calabria) il 31/3/1891 (ma dichiarato all’anagrafe il 4/4/1891), Distretto militare di Catanzaro.

Ma nell'Albo d'Oro dei Caduti della Grande Guerra é, però, erroneamente indicata come data di nascita il 28/7/1891. Poeta e futurista. Era studente in giurisprudenza all’Università di Padova. Nella città veneta era entrato in contatto con gruppi di artisti aderenti al futurismo e aveva provato interesse per questo movimento culturale.

Ma la guerra interruppe i suoi studi e sostituì con le armi i suoi libri. E' autore, tra l'altro, della tavola parolibera "Trincea" del 1917 pubblicata sulla rivista fiorentina "L'Italia futurista" Anno 2° n. 27 del 26/8/1917 a pag. 3-Capitano del 58° Reggimento Fanteria Brigata Abruzzi. Combatté sul fronte del Piave. Nel 1917 gli fu conferita la Medaglia di Bronzo perché: "Comandò con calma e ardimento una Compagnia, riuscendo a conquistare una posiione ed a tenerla, nonostante i contrattacchi dell'avversario a cui faceva buon numero di prigionieri. Oslavia, 6-8 agosto 1916".

Fu decorato anche della "Legion d'Onore" di mano propria del Presidente della Repubblica francese per essersi distinto nella presa di Gorizia. Ottenne un encomio solenne dopo essere stato ferito per la 2^ volta a S. Caterina del Carso e respinto il nemico che cercava di irrompere in una nostra trincea.Morì a 26 anni a Veliki Selo (Bainsizza) il 22/8/1917.

Molti anni dopo un suo commilitone raccontò alla famiglia Labozzetta che era stato colpito mentre, uscito dalla trincea, si apprestava a guidare un attacco contro il nemico. E dire che entrambi avevano già organizzato di trascorrere insieme a Firenze i pochi giorni di licenza dei quali avrebbero goduto da lì a poco. Figura nell'Albo d'Oro dei Caduti della Calabria Vol. IV a pag. 314 n. 4. E' indicato al n. 5 degli ufficiali Caduti del 58° Reggimento Brigata Abruzzi.

Dette notizia della sua morte "L'Italia futurista" n. 28 del 9/9/1917 anno 2° a pag. 3: "Il futurismo ha dato un altro morto in prima linea" e n. 38 del 1918 a pag. 1. Nel dopoguerra fu indicato ripetutamente dalla rivista “Roma Futurista” tra i futuristi Caduti nel primo conflitto mondiale. A guerra finita la sua salma fu traslata a Mileto. Sua sorella Caterina ebbe il triste compito di ricomporla in una cassetta per la sepoltura che avvenne nel cimitero di Mileto.

Il suo nome é il 1° in alto a sinistra sulla lapide posta il 26 ottobre del 1930 dal Comune di Mileto in via Episcopio in ricordo dei Caduti della città normanna sulla facciata principale dell’ottocentesco Palazzo vescovile, affiancato alla chiesa cattedrale. Figura anche sulla lapide su cui sono scolpiti i nomi degli studenti dell'Università di Padova Caduti nella Grande Guerra. Non compare, invece, sulla lapide inaugurata il 24 maggio 1934 da Benito Mussolini al Circolo della Stampa di Roma dove erano indicati i nomi degli 83 giornalisti Caduti nel 1° Conflitto mondiale che fino ad allora si conoscevano.

(PARTE SECONDA -segue)

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Pagina News

Fondazione Murialdi
giornalisti calabresi della grande guerra
PPN
Prima Pagina News

APPUNTAMENTI IN AGENDA

SEGUICI SU