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Giornalismo. Un anno fa moriva Massimo Signoretti. Per il Gruppo Gino Falleri “Un uomo leale e indimenticabile”.
“Indimenticabile giornalista -dice Maurizio Pizzuto, direttore di PPN News e leader del Gruppo Gino Falleri-Giornalisti 2.0.- con Massimo Signoretti, un anno fa, se ne è andata via non solo una delle voci storiche di Radio Rai, ma un protagonista autentico del giornalismo italiano. Ai  suoi figli, Fabio Massimo Filippo e Federico,  il cordoglio mio e dei consiglieri dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Roberto Rossi e Maurizio Lozzi”.
di Maurizio Pizzuto
Domenica 18 Luglio 2021
Roma - 18 lug 2021 (Prima Pagina News)
“Indimenticabile giornalista -dice Maurizio Pizzuto, direttore di PPN News e leader del Gruppo Gino Falleri-Giornalisti 2.0.- con Massimo Signoretti, un anno fa, se ne è andata via non solo una delle voci storiche di Radio Rai, ma un protagonista autentico del giornalismo italiano. Ai  suoi figli, Fabio Massimo Filippo e Federico,  il cordoglio mio e dei consiglieri dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Roberto Rossi e Maurizio Lozzi”.

Massimo aveva 87 anni quando è morto il 19 luglio del 2020. Era la voce storica di Radio Rai.Era stato anche vicedirettore dei Gr unificati, e da sempre è stato impegnato in prima linea negli istituti di categoria. Consigliere nazionale della Fnsi e dell’Ordine dei giornalisti del quale è stato componente dell’Esecutivo nazionale e segretario dell’Ordine Interregionale di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise.

Consigliere generale dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, del quale dal 1991 al 1995 è stato vicepresidente vicario, ma è stato anche il più esperto e scrupoloso presidente della Commissione assegnazione alloggi e affitto immobili dell’Inpgi.Infine nella parte finale del suo percorso si è interamente dedicato all'Unione giornalisti pensionati, come
vicepresidente del Gruppo Lazio dell’Ungp, e di cui era stato anche vicepresidente nazionale.

Nato a Roma il 23 settembre 1932, giornalista professionista dal 1958, Massimo ha iniziato la sua carriera nella carta stampata, al Giornale d'Italia, per passare all'inizio degli anni '70 in Rai, alla radio, dove è diventato una delle voci storiche del Gr2 del mattino.

Ma non c’èra solo il Gr2 del mattino nella carriera di Massimo Signoretti. Grande appassionato di automobili, aveva fatto della sua passione anche un aspetto del suo mestiere curando diverse rubriche, sempre in Rai, e ricoprendo anche il ruolo di direttore di Strade e Motori.

Come tale
è stato per lunghi anni e per intere genererazioni un riferimento fondamentale dei giornalisti del settore. Rimarrà davvero indimenticabile la sua rubrica “Mondo Motori” su Radio Rai 2 Carattere avvolgente e quasi commovente, per come sapeva trattarti e riceverti, Massimo era uno di quei signori in Rai prestati al servizio della categoria, sempre presente, sempre disponbile, mai in retrovia ma sempre in prima linea.

All'impegno professionale aveva affiancato quello di rappresentanza della categoria come segretario dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise e vicepresidente dell'Inpgi. Cordoglio. L’ultimo saluto la categoria e la città di Roma glielo hanno reso la mattina del 21 luglio del 2020 nella chiesa di Santa Maria Stella Mattutina di via Lucilio 2 alla Balduina.

Storico leader di Nuova Professione Stampa Romana, al Congresso Fnsi di Saint-Vincent del 2005, assieme a Carlo Parisi, Lorenzo Del Boca, Ezio Ercole e Gianni Ambrosino, aveva dato vita al cartello sindacale “Giornalisti per il Giornalismo, Nuova Professione Stampa Romana, Movimento Unitario Giornalisti della Campania, Giornalisti Indipendenti” che, successivamente, ha dato vita alla componente “Stampa Libera e Indipendente” della quale è stato sempre dirigente nazionale garantendo, fino alla fine, il suo prezioso contributo di esperienze e di idee.

Tra le tante manifestazioni di cordoglio di quelle ore ci piace ricordarne una in particolare: “Con la scomparsa di Massimo Signoretti – scriveva il giorno della sua morte su Giornalistitalia Carlo Parisi, coordinatore di Stampa Libera e Indipendente – la categoria perde una risorsa preziosa. Da sempre attivamente impegnato al servizio della professione e dei colleghi, soprattutto dei più giovani, in tutti istituti di categoria, Massimo è stato un amico vero e sincero e un combattente rigoroso e leale contro il pensiero unico che condanna all’inesorabile livellamento verso il basso.

Nei giorni scorsi mi aveva telefonato complimentandosi per la lettera di dimissioni dalla dirigenza della Fnsi e con l’entusiasmo di un ragazzino, a dispetto dei suoi 87 anni, dopo una lunga conversazione, caratterizzata dalla sua proverbiale ironia con la quale riusciva sempre a sdrammatizzare le situazioni più difficili, ci eravamo dati appuntamento, nei prossimi giorni, per parlare di futuro e di speranze “per una professione – ci tenne a sottolineare – che non può rischiare di essere cancellata per inettitudine dopo oltre un secolo di storia fatta di battaglie e di sacrifici”. L’appuntamento tra noi, caro Massimo, quantomeno su questa terra è annullato. Non quello con la difesa dei diritti che, al di là del colore delle idee, rimarrà sempre vivo nelle persone perbene che hanno davvero a cuore la nostra professione”.

Massimo fra l’altro passerà alla storia della Fondazione per il Giornalismo Murialdi per aver scoperto lui, nel 2011 nello scantinato di un edificio dell’ Inpgi, la lapide con i nomi di 83 giornalisti italiani morti per la Patria nella Prima Guerra Mondiale, insigniti di medaglie d’oro, d’argento e di bronzo, l’importante cimelio grazie al quale Pierluigi Roesler Franz ha poi scritto la meravigliosa storia dei giornalisti italiani nel conflitto del 1915-18, un vero capolavoro di ricostruzione storica della categoria.

La lapide – ricorda Pierluigi Franz, Presidente del Sindacato dei cronisti romani- fu ritrovata per pur caso 10 anni fa (maggio 2011) nello scantinato di una delle tre palazzine dell'INPGI in via dei Lincei 123 a Roma (era quella dove abitava l'allora direttore della CASAGIT Pietro Tortora, omonimo del direttore generale dell'INPGI Arsenio Tortora).Vi era stata infatti una perdita d'acqua dal piano terra che si era infiltrata nelle cantine.

Il geometra dell'INPGI che era andato a verificare i danni si accorse della lapide appoggiata per terra alla parete ed avvisò l'ing. Francesco Imbimbo, allora dirigente dell'INPGI (ora in pensione), che a sua volta informò Massimo Signoretti che era il Presidente della Commissione Alloggi. E fu lui a parlarmene”.

Cinque anni fa era morta la moglie Anna Magnoni, dirigente del Servizio Prestazioni Integrative dell’Inpgi.Scrivere queste cose un anno dopo la sua morte ci porta dentro immensa malinconia , ma anche la certezza di aver incontrato conosciuto e amato un uomo che credeva profondamente nel rispetto degli altri e nel valore dell’amicizia. Ecco cosa era in realtà Massimo Signoretti per moltissimi di noi, un uomo leale, e vero grande amico.


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