Grandi Giornalisti. Franco Bucarelli, 91 anni di storie e di successi professionali.
“Squilla il cellulare. Numero memorizzato. Come stai, dico io. E lui “ti volevo salutare”: Parti? Sì, forse definitivamente. Che dici? Sto male, il cuore batte lentamente. Che stai a pensare. Sì, sì, lo sento. amenoche il Signore non mi prenda per la cima dei capelli, io prego”.
di Gregorio Corigliano
Sabato 10 Febbraio 2024
Roma - 10 feb 2024 (Prima Pagina News)
“Squilla il cellulare. Numero memorizzato. Come stai, dico io. E lui “ti volevo salutare”: Parti? Sì, forse definitivamente. Che dici? Sto male, il cuore batte lentamente. Che stai a pensare. Sì, sì, lo sento. amenoche il Signore non mi prenda per la cima dei capelli, io prego”.

Il mio interlocutore è Franco Bucarelli, 91 anni appena fatti, inviato storico del Gr2 di Gustavo Selva, conoscitore di paesi e lingue del mondo, compreso l’arabo e l’israeliano, con l’inglese fluenty, parlato e conosciuto meglio dell’italiano.

Franco Bucarelli (in alto nella foto con Pino Nano) l’ho conosciuto che ancora non ero in Rai, alla fine degli anni ‘70, quando ci è capitato di fare un viaggio insieme in Turchia, ospiti della Turkish airlines. Ci incontriamo, alla stazione Termini, il giorno prima della partenza, io sapevo poco e niente di lui, lui nulla di me. Mi invita subito a casa sua, mi offre la cena, preparata da lui, cuoco provetto, un vinello dei Castelli romani, champagne. Per festeggiare una conoscenza e bene augurare per la partenza dell’indomani. Facciamo le ore piccole, con altre invitate, poi mi accompagna in albergo, con la sua mini rossa.

L’Indomani, ci vediamo al treno, per il pullman verso Fiumicino. Lui era con Dina, dirigente di Raitre, la sua compagna, poi divenuta, seconda moglie. Diventiamo amicissimi, vado a far da testimone alle nozze. Conosco i figli, una oggi vicequestore vicario, a Bergamo, l’altro nei Servizi segreti. Dieci giorni di Turchia: abbiamo fatto di tutto, bagordi, ricchi premi e cotillons, con ragazze turche e qualche collega della compagnia. Lui ha finanche cantato in un ristorante di Istanbul, le migliori canzoni napoletane di sempre, abbiamo girovagato per tutta la Turchia perchè l’intendimento del nostro ospite era quello di farci conoscere la terra, che non è Occidente e neanche Oriente, o tutte e due le cose.

Conosciamo la storia di Ataturk, il fondatore della Turchia, visitiamo tantissime moschee, facevamo, senza saperne il motivo, per Bulent Ecevit, il cui nome scandivamo per le strade. Goliardate irripetute e irripetibili.  Rientro, dopo dieci giorni. Lui torna a Roma e va al Babuino, dove c’era allora la Radiofonia Rai, io rientro a Reggio. Ci siamo visti decine e decine di volte nel corso degli anni. Ma quella volta che mi ha fatto impazzire è quando mi ha invitato ad andare a Bangkok, su invito della Scandinavian Air System.  Ero a Monaco di Baviera, a seguire un corso di politica internazionale della durata di una decina di giorni. Gli avevo lasciato il nome dell’albergo, non c’erano i telefonini. Mi rintraccia e mi invita ad andare con lui a Bangkok. Non posso, ma sei scemo, quando ti ricapiterà un’occasione come questa? Mi convince. Lascio Monaco, chiamo il mio amico Giampiero Beltotto, capoufficio stampa dell’Alitalia, mi faccio mandare un biglietto Monaco Roma e dopo un giorno partiamo per la Thailandia.

Ero vestito di pieno inverno, lui – Franco- mi da alcune giacche sue, comprese una di gala, qualche camiciola la compro. Anche se i suoi vestiti mi andavano larghi, li indosso ugualmente. A chi dovevo dar conto? Eravamo in Estremo Oriente, si moriva di caldo. Volo Roma-Bangkok lunghissimo, più di dieci ore, tanti scali intermedi. Arriviamo mi colpisce il profumo di quella terra, tipico dell’Oriente. Franco mi rende tutto meno difficile, giriamo in lungo e largo la città, compresi i Salon des massages, tipici di quel paese. Cene di gran lusso, spesso insoddisfacenti. Ma che te ne frega, mi dice Franco. Quando ricapitiamo qui.  Nella “terra dei liberi”assistiamo alla danza del ventre, spogliarello compreso, anche qui le visite alle moschee, compreso la partecipazione ad un funerale di festa, come usa da quelle parti, con cena e balli compresi, col morto al centro della strada. Eppoi? La spiaggia di Pattaya, dove abbiamo fatto un bagno di mare e di sole, meravigliosi. Io compro un cannocchiale per il mio amico Renato Montagnese che voleva guardare le stelle dal balcone, lui tessuti di seta varie per Dina. Finito? Ma quando mai, c’è stata una fugace visita a Malta, dove andiamo con la nave da Siracusa, conosciamo il Dom Mintoff di allora, in tanti conoscevano l’italiano, qualcuno il calabrese ed il siciliano.

Uno degli ultimi viaggi, è stato quello alla scoperta della terra di Giovanni Paolo secondo, che Franco da attento vaticanista aveva seguito. Giriamo in lungo e largo Cracovia, compresa la casa del Papa. Inutile dire dell’accoglienza a Franco, a partire dall’albergo o dal cardinale di Cracovia.

E la telefonata di ieri? Mi ha fatto scoppiare tutti i ricordi, che sono una marea, compresa la sua partecipazione, da testimone, al mio matrimonio, o la visita a San Ferdinando o a Baia degli Ulivi, a Sangineto, dove è venuto con la dolcissima Alessandra, la sua attuale moglie e compagna di vita. Non mi ha certo lasciato indifferente la sua telefonata: volevo salutarti. Con voce flebile e lontana. Volevo ringraziarti della tua amicizia. Ma Franco che dici? Mi devi ancora parlare di Ben Gurion o di Sadat, tuoi amici, perché del Papa no? E di Cossiga che hai seguito per Selva ed il Gr2. Una esplosione di affetto, indescrivibile ed unica. E quando mi ha presentato Alfredo Ferruzza del tg1, o Rino Icardi, the voice?  O il questore Improta che poi venne a Cosenza come prima nomina?

Quante cose mi devi raccontare ancora, carissimo amico mio. Mi spieghi quando finisce la guerra tra Israele e Hamas? Me lo hai già detto ma voglio altri particolari che solo tu puoi darmi con l’affetto, l’amicizia e la conoscenza che hai acquisito di quelle terre. Non me lo spieghi al telefono, ma di persona a Fabrica di Roma dove vivi e continuerai a vivere.

Grande uomo, grande giornalista, immenso inviato!


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