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La Repubblica delle Donne, The Skill, Mario Nanni: Marta Cartabia al Quirinale?

“Storia delle Grandi donne della Repubblica Italiana”. Ancora un profilo inedito del grande giornalista parlamentare Mario Nanni, una vita intera all’ANSA, che tra un libro e l’altro trova anche il tempo di sperimentare le nuove “vie della comunicazione” e questa volta per radio su The Skill racconta, con il carisma e la conoscenza dei fatti e della politica che solo un giornalista parlamentare di lungo corso come lui può avere l’attuale Ministro della Giustizia Marta Cartabia.

di Mario Nanni
Giovedì 11 Novembre 2021
Roma - 11 nov 2021 (Prima Pagina News)

“Storia delle Grandi donne della Repubblica Italiana”. Ancora un profilo inedito del grande giornalista parlamentare Mario Nanni, una vita intera all’ANSA, che tra un libro e l’altro trova anche il tempo di sperimentare le nuove “vie della comunicazione” e questa volta per radio su The Skill racconta, con il carisma e la conoscenza dei fatti e della politica che solo un giornalista parlamentare di lungo corso come lui può avere l’attuale Ministro della Giustizia Marta Cartabia.

“Marta Cartabia, la lady gentile delle Istituzioni

Pane e diritto, pane e Costituzione. Dialogo per trovare una mediazione alta, una ‘’ concordia polifonica dei diversi punti di vista’’.  Ma prima di tutto, e sempre, la Costituzione come bussola per navigare nell’alto mare aperto, specialmente nei tempi di crisi.

 Questo il Vangelo laico di Marta Cartabia, prima donna presidente della Corte Costituzionale, ora ministra della Giustizia. Nel suo percorso è evidente lo stigma, non voluto né esibito, della prima della classe.  Anche per questo, negli ultimi tempi, pur così schiva e aliena dai riflettori, è stata candidata a tutto.

 Per uno dei meccanismi di pigrizia ma anche di conformismo che spesso governa l’informazione politica, il suo nome è stato evocato, per Palazzo Chigi, ogni volta che cadeva il governo; ed è già entrato nel novero dei papabili per il Colle più alto di Roma.

Intanto la ministra della Giustizia, terza donna a guidare quel dicastero dove sono passati Togliatti, Moro, Vassalli, è impegnata in una impresa che fa tremare i polsi: riformare nientemeno la giustizia penale e civile, riforme indispensabili nel Paese di Beccaria, che spesso si rivela non la culla ma la bara del diritto. 

Una riforma ce la chiede l’Europa, come condizione per concedere i fondi del Revovery Plan. E il governo per bruciare le tappe e non correre rischi ha dovuto porre la fiducia più volte nel giro di 48 ore.

Marta Cartabia ha fatto un lungo lavoro di mediazione per comporre i contrasti, ha ascoltato tutti, ha disinnescato una bomba che rischiava di far saltare il governo.

Che cosa colpisce in questo personaggio, oltre alla preparazione, al tratto garbato e civile, alla sobria eleganza? Colpisce l’eloquio, pacato e un po’ professorale, ma rigorosamente argomentato, e soprattutto ispirato al dialogo. Un modus operandi che fa propria un’idea di Benedetto XVI secondo il quale “la vera morale dell’agire politico è il compromesso’’.  Con buona pace di certo qualunquismo e populismo becero nostrano che scambia il compromesso per inciucio e l’accordo per pastetta.

Queste riforme faranno uscire l’Italia dalla condizione di grande malata d’Europa?  È questa la difficile scommessa.

Marta Cartabia sa che molte attese sono state riposte in queste riforme e molte responsabilità sono caricate sulle sue spalle. Perciò avverte: non aspettiamoci un effetto taumaturgico. Mette insomma le mani avanti: anche perché non ignora, per averli anche studiati sul piano del diritto, i guasti di dispute politiche basate sulla ricerca, l’identificazione e l’abbattimento del nemico, e che vedono l’effimera durata di personaggi e destini politici, prima osannati e poi bruciati, talvolta per… autocombustione.

C’è però chi non si lascia incantare dalla sirena Cartabia e osserva che, per quanto preparata, la ministra ha frequentato più le aule universitarie che quelle dei tribunali. Cartabia ha le sue idee e non le nasconde: su alcuni temi, suicidio assistito e nozze tra persone dello stesso sesso, sono note le sue posizioni contrarie.  Viene criticata per questo, e la si accosta quasi per ritorsione polemica a Comunione e Liberazione. Come fosse un biglietto da visita che le si voglia appiccicare.  O come quando scrivono di lei ‘’ la costituzionalista che piace a Napolitano’’. Sembra irresistibile in certi titolisti di giornale la tentazione di cedere a quella che Gramsci deplorava come ‘’scacchistica mentale’’, che porta a incasellare persone e cose e a irrigidirle in un fotogramma unidimensionale.

Cattolica certo, ma non bigotta, anzi fautrice di una visione di laicità positiva. Cita Papa Benedetto e Papa Francesco, esalta l’idea della riconciliazione e pratica la teoria dell’accomodamento ragionevole dei conflitti, di scuola americana.

Il Vaticano segue e apprezza, e l’ha chiamata a far parte della Pontificia Accademia delle scienze sociali, istituita nel 1994 da Papa Giovanni Paolo II.

 Se è vicina a Cl, ai cui meeting peraltro sono andati tutti, capi di governo e capi di Stato, è anche vincitrice del premio Bellisario, grande figura di donna manager che ha fatto onore al nostro Paese, e del premio di cultura Spadolini, alfiere di una moderna cultura laica, e di una certa idea dell’Italia.

Chi è, in conclusione, Marta Cartabia?

È un personaggio che dello studio del diritto e della Costituzione ha fatto la propria religione civile. È una donna senza partito. Dice di sé stessa: ‘’ Non ho mai avuto una particolare posizione ideologica, ma ho un faro chiaro: la linea di orizzonte invalicabile è quella dei principi costituzionali. La bussola insomma è e resta la Costituzione. Anche nei tempi di pandemia: infatti la Costituzione non prevede un diritto speciale.

Della sua biografia privata si conoscono poche cose: ha tre figli, un marito che vive nell’ombra, ha l’hobby del trekking e del jogging. Durante il mandato alla Corte costituzionale, le è mancato l’insegnamento; solo in Italia c’è questa norma che vieta ai giudici costituzionali di insegnare; per fortuna non ai presidenti del Consiglio come dimostrano i casi di Fanfani e Moro che alternavano i consigli dei ministri alle lezioni universitarie.

Quando nel 2019 fu eletta alla unanimità presidente della Corte Costituzionale, disse: ho sfondato il soffitto di cristallo. Voleva dire che aveva rotto un tabù, mai una donna aveva guidato la Consulta.

Nei futuri scenari del Quirinale Marta Cartabia ha non pochi occhi che guardano a lei, per rompere un altro tabù istituzionale 

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