Libri: Mario Nanni, “il curioso giornalista”. Quando il giornalismo diventa storia

Una pubblicazione sulla professione giornalistica, non solo esame di Stato.

(Prima Pagina News)
Sabato 19 Gennaio 2019
Roma - 19 gen 2019 (Prima Pagina News)

Una pubblicazione sulla professione giornalistica, non solo esame di Stato.

Che la memoria collettiva rappresenti un elemento cruciale e la base stessa dell’identità sociale, politica e culturale di una nazione è un fatto assodato. Il passato ha bisogno di essere protetto, tramandato, ‘salvato’ e queste operazioni necessitano di strumenti in grado di attraversare il tempo e lo spazio, per acquisire quella che i fondatori della Nouvelle Histoire definivano la ‘terza dimensione’ della storia: la durata, meglio la longue durée.

Le correnti sotterranee e le dinamiche profonde della realtà sono più tenaci dei singoli avvenimenti che si verificano in superficie. L’histoire événementielle – hanno insegnato almeno tre generazioni di ‘Annalisti’ da Marc Bloch a Jacques Le Goff – è pur importante.

I fatti, però, stanno sopra e passano, come ‘le onde che le maree sollevano sul loro potente movimento’. ‘Oscillazioni brevi, rapide, nervose’, scriveva Fernand Braudel.

Ma qualcuno ha il compito di tenere insieme tutto, di raccontare gli eventi, di riconoscerne la portata, di misurarne lo spessore, di immergersi nella loro profondità e di riemergere per dare conto, agli altri, di quello che c’è sotto. E’ proprio questo il mestiere dello storico e, dunque, anche quello del giornalista, che altro non è se non ‘lo storico del presente’.

E proprio questo insegna a fare il manuale di Mario Nanni, pubblicato da Media& Books: ‘Il curioso giornalista. Come vestire le notizie’. ( anche in versione eBook, corredato di oltre 200 fotografie). Molto di più di un prontuario utile ad affrontare l’Esame di Stato per accedere al ‘mestiere più bello del mondo’, come scrive l’autore, giornalista parlamentare per 40 anni, entrato all’Ansa nel 1975.

Molto di più di un forziere carico di preziosi consigli per aspiranti professionisti dell’informazione. Molto di più di una guida pratica e di un vademecum per giovani leve, ricche di entusiasmo e povere di esperienza. Perché nel libro di Mario Nanni viene raccontata la storia d’Italia, di un’Italia più ‘analogica’ che digitale e quindi più reale che virtuale, di un’Italia della Prima Repubblica. La Seconda e la Terza sono ‘formule’, una ‘vulgata priva di basi’. “Hanno un rilievo costituzionale? No – scrive l’autore – Solo un valore d’uso congetturale, utile nel dibattito politico.

Ma nulla di più”. In quell’Italia, per intendersi, le parole non si inviavano distrattamente con un click ma, letteralmente, “si portavano” ai giornalisti delle Agenzie, come faceva il senatore Franco Calamandrei, che lasciava in Sala Stampa le sue dichiarazioni, manoscritte in chiara grafia, raccomandandone la sollecita trasmissione.

E, dunque, quello di Mario Nanni è da un lato un indispensabile strumento di preparazione all’Esame, dall’altro un libro di storia italiana. Ma le due facce hanno più di un punto in comune, perché l’autore non si stanca mai di ripetere, nelle sue pagine, che parte fondamentale del bagaglio culturale di un aspirante professionista dell’informazione deve essere proprio la storia, ‘grande assente dalla memoria di molti candidati, e direi per estensione, - scrive Mario Nanni - di molti giovani di oggi’.

Il giornalista come un ‘Giano Bifronte’ o ‘Quadrifronte’, che sa guardare in ogni direzione della realtà, ma non può e non deve dimenticare il passato. “Esattezza, esattezza, esattezza”: esorta Mario Nanni, citando Joseph Pulitzer e rivolgendosi ai giovani. Rispetto per “l’onnipotente dio dei dettagli” che, non casualmente, in Pasternak corrispondeva all’ “onnipotente dio dell’amore”.

Che cosa dire ai tanti che continuano a guardare al giornalismo? “Se avete passione, curiosità, senso critico, spirito di sacrificio, fatelo! – risponde l’autore – Ma solo se avete anzitutto una grande, profonda passione, che non sia l’infatuazione di un momento, ma qualcosa di durevole e di intenso, che s’agiti nel vostro animo”. “La passione ovviamente non basta. Ci vuole una grande curiosità. – aggiunge – Senza questa disposizione, che è insieme intellettuale ed emotiva, secondo me il giornalista difetta di qualcosa di importante.

La curiosità ti porta a cercare le notizie e riconoscerle come tali in ciò che accade intorno a noi. Poi occorre un’attrezzatura culturale adeguata.

La voglia di documentarsi, di essere sempre aggiornato. Di leggere libri”. E l’Italia narrata nel libro di Mario Nanni ha il potere di emozionare. Perché parla del prodigio per cui il presente della politica, raccolto e raccontato nell’urgenza e nella volatilità di un momento, diventa storia, cambia ‘stato fisico’, come fanno gli elementi della natura.

Senza che nessuno ce ne avvisi se non, appunto, gli osservatori e i narratori più attenti ed esperti della realtà, i giornalisti. Sembra impossibile, ma ci sono tutti i nomi della politica e della storia ‘maggiore’ del Paese, da Enrico De Nicola all’oggi. C’è la scena degli eventi e ci sono i retroscena. Ci sono la luce e il buio, le vittorie e le sconfitte, le glorie e le miserie di un’Italia complessa, talvolta confusa, ma in fondo sempre grande e orgogliosa della sua grandezza. E così, alla fine del libro, si apprendono almeno due grandi lezioni.

La prima è che per comprendere la realtà bisogna fare una sola cosa: immergerla nella storia. La seconda è che la memoria collettiva è fatta di memorie individuali.

E quando queste, come nel caso di Mario Nanni, poggiano sulla passione e sull’amore per il proprio lavoro, quando si basano su un’etica professionale solida e rigorosa, quando si alimentano di cultura, di conoscenza e di esperienza, l’identità e la storia di una nazione quegli individui non si limitano a scriverla. Perché, prima, la fanno.

Federica Sbrana Pubblicista, docente di Storia


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Pagina News

PPN
Prima Pagina News

APPUNTAMENTI IN AGENDA

SEGUICI SU