Mancata diagnosi di leucemia, Asl Roma H condannata a risarcire

Il Tribunale di Velletri, II sezione civile, ha condannato la Asl Roma H a versare circa 800mila euro alla famiglia di un 26enne di Anzio morto dopo una mancata diagnosi di leucemia.

(Prima Pagina News)
Mercoledì 19 Dicembre 2018
Anzio (RM) - 19 dic 2018 (Prima Pagina News)

Il Tribunale di Velletri, II sezione civile, ha condannato la Asl Roma H a versare circa 800mila euro alla famiglia di un 26enne di Anzio morto dopo una mancata diagnosi di leucemia.

Il Tribunale di Velletri, II sezione civile, ha condannato la Asl Roma H a versare circa 800mila euro alla famiglia di un 26enne di Anzio morto dopo una mancata diagnosi di leucemia. Per il Giudice, in sintesi, la “negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia”.

Il ragazzo sarebbe quindi stato privato della chance di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita.

I fatti, come riporta l’Osservatorio nazionale amianto, risalgono al dicembre del 2003. Il giovane viene improvvisamente colto da dolori lancinanti all’addome.

Viene quindi accompagnato all’ospedale di Anzio e Nettuno, dove gli viene diagnosticata una sospetta colica renale sinistra. Viene quindi dimesso con la prescrizione di una terapia antibiotica e riposo.

Trascorsi due giorni, tuttavia, perde conoscenza in casa ed entra coma. Viene trasportato d’urgenza in una clinica di Aprilia dove il responso dei medici è terribile: leucemia mieloide acuta. Dopo due giorni, il decesso. Ne scaturisce una vicenda giudiziaria che ha portato nelle scorse ore al riconoscimento della pretesa risarcitoria dei parenti.

Secondo i periti del Tribunale se i camici bianchi del Pronto soccorso, avessero disposto delle analisi di laboratorio, quali l’emocromo, avrebbero riscontrato dei valori alterati, tali da escludere la colica diagnosticata. La gravità della patologia riscontrata con tutta probabilità non avrebbe lasciato scampo al giovane.

Ma, secondo i consulenti, l’errore diagnostico, gli avrebbe impedito di essere sottoposto a un trattamento che, quantomeno, avrebbe potuto allungargli la vita. Nello specifico, il ragazzo avrebbe potuto essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Un iter che forse gli avrebbe permesso di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Dai primi sintomi al decesso, invece, sono trascorsi solamente cinque giorni.


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