Premio “Carlo Azeglio Ciampi”, Pierluigi Franz a Carlo Verna: “Ricordiamo i nostri eroi di Guerra”

Mercoledì 4 dicembre alle ore 18 , Teatro Goldoni, a Livorno 3°Premio Nazionale Giornalistico “Carlo Azeglio Ciampi”.

(Prima Pagina News)
Domenica 24 Novembre 2019
Roma - 24 nov 2019 (Prima Pagina News)

Mercoledì 4 dicembre alle ore 18 , Teatro Goldoni, a Livorno 3°Premio Nazionale Giornalistico “Carlo Azeglio Ciampi”.

Premio “Carlo Azeglio Ciampi”, Pierluigi Franz a Carlo Verna: “Ricordiamo i nostri eroi di Guerra”
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Pierluigi Franz, storico del giornalismo italiano, ma soprattutto autore di “Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Grande Guerra”, un saggio che ha segnato profondamente la vita dell’intera grande famiglia dei giornalisti italiani perché dedicato ai giornalisti che morirono nella grande guerra, approfitta oggi del Premio Giornalistico Carlo Azeglio Ciampi, che si terrà a Livorno il prossimo 4 dicembre, per scrivere una lunga lettera al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Italiani, Carlo Verna. Il Premio Carlo Azeglio Ciampi, per lo storico del giornalismo italiano “Potrebbe essere infatti l'occasione per ricordare degnamente i 7 giornalisti di Livorno e gli altri 5 colleghi che lavorarono al Corriere di Livorno (ma erano nati in altre città), che morirono eroicamente nella 1^ Guerra Mondiale. Il Corriere di Livorno é una testata da decenni non più in edicola. Ma nel luogo dove si trovava in piazza Manin 1é stata apposta molti anni fa una lapide in ricordo dei suoi giornalisti e tipografi morti al fronte nel 1915-1918 ”. Il loro sacrificio é appunto riportato nel volume “Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Grande Guerra” (edito da Gaspari, Udine, 2018, per conto della Fondazione sul giornalismo "Paolo Murialdi"), e ricordiamolo frutto di 7 anni di ricerche, in cui Pierluigi Franz racconta la storia - finora mai scritta prima - di 264 intellettuali di tutte le Regioni (scrittori, letterati, critici letterari, poeti, poeti-soldato, poeti dialettali, lettori di poesia, umoristi, vignettisti, disegnatori satirici, caricaturisti, pupazzettisti, illustratori, xilografi, paroliberisti, stenografi, teosofi, anarchici, musicisti, sportivi, dirigenti sportivi, registi del cinema muto, nonché pittori, acquafortisti, matematici, ingegneri ed architetti anche futuristi) e in gran parte decorati al valor militare morti nel 1° conflitto mondiale. La copertina del libro di Franz ricorda l'eroica morte a Castagnevizza del ventenne modenese Garibaldi Franceschi, giornalista del "Corriere di Livorno," immortalata da Achille Beltrame sul frontespizio della Domenica del Corriere del 23 settembre 1917 (vedi allegato). Franceschi fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Nella sua lettera al Presidente Carlo Verna, Pierluigi Franz ricorda che la Toscana é la Regione in cui sono nati più giornalisti caduti combattendo al fronte: ben 40 eroi: “ Per quanto riguarda la città di Livorno ben 7 giornalisti Caduti nella Grande Guerra sono nati a Livorno: Giosué Borsi, Leonardo Cambini, Ratcliff Crudeli (Corriere di Livorno), Dino Fornaciari (Corriere di Livorno), Ercole Smaniotto, Umberto Umerini (Corriere di Livorno) e Angiolo Versi, mentre altri 5 hanno, invece, lavorato al "Corriere di Livorno": Ettore Cantagalli Del Rosso (nato a San Miniato, é erroneamente indicato come morto nella Grande Guerra dove comunque combatté e fu decorato al valor militare, ma morì solo 9 anni dopo combattendo in Cirenaica nel 1927), Pietro D’Alfonso (nativo di Marciana sull'Isola d'Elba), Garibaldi Franceschi (unico non toscano: era di Modena), Federico Grifeo di Partanna (nato a Firenze) e Alfredo Righini (nato a Castellammare di Stabia)”. La maggior parte dei caduti - e qui il racconto che ce ne fa Pierluigi Franz è davvero molto coinvolgente e suggestivo- “erano giovani ventenni che, provenienti da tutte le parti d’Italia ed alcuni tornati appositamente dall'estero, avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali e riviste”. Si tratta in gran parte di personaggi di assoluto rilievo storico e di notevole importanza, rimasti purtroppo fino ad oggi del tutto sconosciuti. Tutti gli scritti sono corredati da note esplicative, fotografie d’epoca, ritratti dei protagonisti e mappe dei luoghi delle battaglie in cui "i martiri di carta" hanno perso la vita combattendo eroicamente per la patria. Vi figurano patrioti, politici, sindacalisti, nazionalisti, interventisti, neutralisti, massoni, socialisti, radicali, democratici, liberali, repubblicani, mazziniani, irredenti (trentini, giuliani, dalmati e istriani), garibaldini e nipoti di garibaldini della spedizione dei Mille, ex combattenti in Libia, Benadir, Eritrea e a Rodi. Alcuni giornalisti – aggiunge Franz a Carlo Verna- erano stati chiamati alle armi, mentre altri erano andati volontari al fronte quasi tutti come ufficiali in rappresentanza dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica. Tra di essi figurano anche ben 51 direttori di giornali, 3 figli di ex ministri e persino un deputato in carica, che avevano deciso di partire per il fronte, rinunciando alla carriera e a posizioni di prestigio per seguire coerentemente i propri ideali. Ed hanno quindi immolato la loro vita per la patria. Ma sono poi finiti ingiustamente nell'oblìo per 100 anni, mentre, invece, dovrebbero essere onorati e ricordati come meritano anche per tramandare la loro memoria ai giovani e alle future generazioni. Nel panorama storiografico e giornalistico mancava un lavoro capace di unire biografie, storia sociale, storia militare e storia politica. Si tratta di un contributo capace di interessare storici, giornalisti, appassionati e semplici lettori, anche in virtù della categoria scelta, quella dei giornalisti: storie vere, di uomini in carne in ossa, restituite grazie a una sistematica ricerca storica basata su un'ampia bibliografia, su centinaia di articoli di giornali e su documenti d’archivio. L’elenco dei 264 giornalisti caduti -e questa è una delle grandi novità del saggio di Pierluigi Franz- comprende molti cattolici (tra cui due giovani morti al fronte in odore di santità), non credenti convertiti al fronte, terziari francescani, 9 di religione ebraica e persino un cappellano militare del Sovrano Ordine di Malta. Ben 41 dei 264 caduti, cioé oltre un sesto di essi, risultavano iscritti al Sindacato dei giornalisti. Che si tratti di giornalisti eroi per le loro gesta in prima linea al fronte – scrive ancora Franz a Carlo Verna- “è confermato dal numero di decorazioni italiane ed estere da loro ottenute: 14 medaglie d'oro, 109 medaglie d'argento, 47 medaglie di bronzo, 15 croci di guerra, 45 promozioni per merito di guerra, 14 encomi solenni, 1 medaglia d’oro Pirelli per l’abbattimento di un aereo, nonché 1 medaglia d'oro serba, 1 croce di guerra francese con palma, 1 croce di guerra francese, 1 menzione dell'Ordine militare francese, 1 croce inglese e 1 croce di cavaliere di San Stanislao di Russia. In media ben oltre la metà dei giornalisti caduti hanno ottenuto un riconoscimento militare o un'onorificenza per i loro atti eroici durante la Grande Guerra”. Tra le testate giornalistiche con più caduti figura al primo posto "L’Idea Nazionale" che perse ben 17 tra redattori, inviati, corrispondenti o collaboratori. Al 2° posto ex aequo si trovano con 10 giornalisti ciascuno sia il “Giornale d’Italia”, sia “La Gazzetta dello Sport”. Seguono con 9 "Il Resto del Carlino" e con 7 il “Corriere della Sera” e il “Corriere di Livorno”. Appare comunque assai significativo che a distanza di un secolo si trovino ancora oggi in edicola numerose gloriose testate giornalistiche, come “La Stampa”, il “Corriere della Sera”, “La Gazzetta dello Sport”, “Il Sole”, “Il Gazzettino”, “Il Piccolo”, “Il Resto del Carlino”, “L’Avvenire”, “La Nazione”, “Il Messaggero” e “Il Mattino”. Molte altre, invece, sono purtroppo ormai da tempo scomparse come “Il Fanfulla”, “La Tribuna”, il “Don Marzio”, “La Patria del Friuli”, “Il Corriere del Polesine”, “Il Giornale dell’Isola”, “Il Corriere di Livorno”, “L’Ordine” o l'“Agenzia Stefani” poi sostituita dall’agenzia Ansa. “A mio parere -scrive Pierlugi Franz ancora a Carlo Verna- “anche gli eroi livornesi vanno pertanto degnamente ricordati e fatti conoscere ai giovani e alle future generazioni. Se l'idea Vi interessasse potrei inviarvi gratuitamente le biografie dei 12 giornalisti livornesi di nascita o di adozione morti nella Grande Guerra per rievocarli durante la cerimonia di premiazione”. Ma non solo questo. Franz propone a Carlo Verna anche “che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Italiani deponga sotto la lapide di piazza Manin 1 una corona d'alloro in loro ricordo: Con l'occasione Vi suggerisco di ricordare – conclude Franz a Carlo Verna- anche il celebre messaggio sull'informazione in Italia che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi inviò alle Camere 17 anni fa e che vale la pena di rispolverare e di fare sempre di più nostro”. Come provocazione intellettuale non c’è che dire. Beatrice Nano


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