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9 Ottobre 2026

Eventi estremi, danni da oltre 9 miliardi l’anno alle infrastrutture europee. Al SAIE il confronto AIS sul monitoraggio predittivo

Eventi estremi, danni da oltre 9 miliardi l’anno alle infrastrutture europee. Al SAIE il confronto AIS sul monitoraggio predittivo – Bologna, 9 ottobre 2026 – (PPN ADI) Oltre 9 miliardi di euro di danni ogni anno alle infrastrutture europee a causa degli eventi climatici estremi, con la prospettiva che la cifra si moltiplichi per quattro nei prossimi quarant’anni. Da questo dato è partito il confronto su clima e opere resilienti promosso da AIS, l’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili, nell’arena Infrastrutture e Territori del SAIE di Bologna 2026, dove è emersa la necessità di passare a una gestione predittiva degli asset. Combinando tecnologie satellitari radar e ottiche, algoritmi predittivi e modelli climatici è infatti possibile seguire l’evoluzione del territorio e delle infrastrutture con una precisione millimetrica, cogliendo i primi segnali di instabilità molto prima che si arrivi a problemi strutturali.

I numeri sono stati illustrati dal CEO di Eoliann Roberto Carnicelli: “Gli eventi estremi sono in continuo aumento, con le infrastrutture europee che subiscono danni da oltre 9 miliardi di euro ogni anno, e ci aspettiamo che questo numero aumenti di 4 volte nei prossimi 40 anni”. Carnicelli ha quindi spiegato: “Per costruire un’Italia resiliente occorre costruire infrastrutture resilienti”. Il vicepresidente di AIS Alfredo Martini ha osservato che “affrontare la crescente complessità del rischio climatico richiede un cambio di passo decisivo dotandoci di strumenti di misurazione oggettivi, storicizzati e misurabili”, aggiungendo che “solo misurando con precisione il comportamento reale di infrastrutture e territori possiamo prendere decisioni strategiche per garantirne la sicurezza e la resilienza”.

Il professor Paolo Tortora del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna ha sottolineato il peso della space economy, un mercato mondiale da oltre 620 miliardi di dollari, spiegando che lo spazio non è più un comparto a sé ma un’infrastruttura di servizio indispensabile per le opere fisiche. “L’impiego dell’osservazione della Terra e dell’interferometria radar satellitare millimetrica offre uno screening continuo delle reti e del territorio ante e post evento, garantendo resilienza e sicurezza. L’impiego sinergico di sensoristica, Intelligenza Artificiale, BIM e tecnologie satellitari radar e ottiche tra cui la costellazione IRIDE e il servizio europeo Copernicus sono ormai la regola”, ha affermato Tortora. Per Gaetano Volpe, CEO e co-founder di Latitudo 40, “dati satellitari ad alta risoluzione, modelli fisici del territorio e intelligenza artificiale permettono oggi di monitorare in near real time l’esposizione delle infrastrutture critiche ai rischi climatici”. Volpe ha aggiunto: “Misurare, con continuità e in modo oggettivo, è la condizione per decidere in maniera tempestiva e rendere davvero resilienti i nostri territori”.

Secondo il CEO di Nexa Tree Simone Colla “la gestione predittiva degli asset è determinante per passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione”. La climatologa Samantha Pilati, responsabile della rete meteorologica e dell’Area Studi della Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo, ha indicato come punto centrale la scelta, infrastruttura per infrastruttura e territorio per territorio, delle variabili climatiche, delle scale spaziali e temporali e degli indicatori davvero significativi.

Il consigliere di AIS e CEO di Officine Maccaferri Stefano Susani ha ricordato che “le infrastrutture costituiscono il presupposto fisico fondamentale della nostra società e del welfare, rappresentando circa il 40% del PIL complessivo nell’ambito della cosiddetta economia fondamentale. Oggi, tuttavia, la progettazione e la gestione di queste opere affrontano sfide inedite dettate dalla digitalizzazione e dal rischio climatico”. Susani ha poi sottolineato: “L’intera filiera delle infrastrutture è chiamata a maturare una nuova consapevolezza per favorire un’evoluzione nel rapporto tra uomo, ingegneria ed ecosistema. L’obiettivo è realizzare opere capaci di proteggere il territorio e adattarsi al contesto senza perdere il legame con la storia dei luoghi”.

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