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Ponte sullo stretto di Messina, Gran Sasso, spiagge e Olimpiadi: il decreto che tenta di ridisegnare le infrastrutture italiane
© Imagoeconomica
2 Aprile 2026

Ponte sullo stretto di Messina, Gran Sasso, spiagge e Olimpiadi: il decreto che tenta di ridisegnare le infrastrutture italiane

Grandi opere, commissari e spiagge: il governo Meloni prova a sbloccare l’Italia infrastrutturale con un unico decreto. Dieci articoli, miliardi di euro in gioco e almeno un nodo, il Ponte sullo Stretto, che divide ancora maggioranza e opposizione.

Grandi opere bloccate, cantieri fermi, scadenze europee. Il Governo Meloni a questa situazione risponde con il decreto n. 32 dell’11 marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 marzo ed entrato in vigore il giorno dopo, provando a rimettere in moto l’Italia infrastrutturale su più fronti contemporaneamente, dallo Stretto di Messina al polo logistico di Alessandria. Il decreto ha una duplice funzione: da un lato semplificare il sistema dei commissari straordinari, concentrando le funzioni negli amministratori delegati delle società pubbliche (Anas e RFI), dall’altro garantire la prosecuzione e il completamento di numerosi interventi infrastrutturali considerati strategici.

Il nodo cruciale del decreto: il ponte sullo Stretto

Il primo articolo è quello più rilevante e sicuramente più discusso, numerose sono state le proposte e altrettanti i rifiuti da parte della Corte dei conti che tra ottobre e novembre 2025 aveva bloccato sia la delibera CIPESS che l’atto aggiuntivo alla convenzione con la società Stretto di Messina. L’articolo impone al MIT una serie di adempimenti per conformarsi alle deliberazioni della Corte dei conti, tra cui “volgere, in raccordo con le amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea”. A tal proposito, il decreto attua una scelta strategica per quanto riguarda la governance: non nominare un commissario straordinario, ma lasciare la gestione e l’amministrazione in capo al MIT, affiancandogli però una figura commissariale specifica per le opere ferroviarie a terra. L’incaricato a ricoprire il ruolo è l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana.

Messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso e delle tratte A24 e A25

Necessari sono gli interventi relativi al traforo del Gran Sasso e alle autostrade A24 e A25, per questo motivo è stato prorogato fino al 31 dicembre 2028 l’incarico del Commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, al quale vengono affidate “attività di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione degli interventi di messa in sicurezza antisismica e di ripristino della funzionalità del traforo del Gran Sasso”. Un altro punto importante che viene affrontato è l’adeguamento delle gallerie agli standard TEN-T, a tal proposito è stata approvata una spesa di 20,6 milioni di euro per il 2026, di 7,7 milioni per il 2027 e di 7,8 milioni per il 2028.

UEFA Euro 2032 e Polo logistico di Alessandria Smistamento

L’articolo interviene su due cantieri distinti. Per UEFA Euro 2032, di cui l’Italia è paese co-ospitante insieme alla Turchia, il decreto garantisce la continuità degli incarichi dei commissari straordinari già nominati per la realizzazione delle opere necessarie agli stadi e alle infrastrutture collegate all’evento. Sul fronte ferroviario, vengono invece rafforzati i poteri commissariali per il completamento del polo logistico di Alessandria Smistamento, nodo strategico per il trasporto merci nel Nord Italia.

Commissari straordinari Anas e Rfi

Nel decreto figurano due nuovi commissari straordinari che subentrano ai commissari sui cantieri stradali e ferroviari, rispettivamente l’ad di Anas, Claudio Andrea Gemme e l’ad di Rfi, Aldo Isi. La ratio dietro a questa scelta è quella di semplificare, accentrando le funzioni di coordinamento negli amministratori delegati delle due principali società pubbliche di settore.

Metro C di Roma, l’eterno cantiere e Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A

Un altro nodo cruciale è il prolungamento della metro C di Roma, da anni in costruzione e da anni in ritardo. Il decreto introduce misure specifiche per accelerare la sua realizzazione, puntando a snellire le procedure e garantendo continuità operativa. All’art. 7 sono introdotte misure per rafforzare l’operatività della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. e della Fondazione Milano Cortina, ampliando lo scopo della società, includendo “le attività relative alla fornitura e gestione di beni e servizi e alla realizzazione di interventi, incluse le infrastrutture e gli impianti”.

Concessioni demaniali marittime

È forse la norma più attesa di tutte, in vista dell’estate. L’articolo impone al MIT di predisporre, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto, uno schema di bando-tipo nazionale da sottoporre alla Conferenza Unica per l’affidamento delle concessioni. Le concessioni esistenti sono state prorogate fino al 1° ottobre 2026, per garantire la continuità del servizio durante la stagione estiva. Resta però irrisolto un nodo centrale: il decreto non chiarisce se il bando-tipo avrà valore vincolante per le amministrazioni locali o costituirà un semplice modello di riferimento, lasciando aperta una fonte di incertezza in un settore già caratterizzato da anni di proroghe e rinvii.

Altri commissariamenti e Laguna di Venezia

Questi due articoli prevedono che il commissario straordinario per il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino assuma anche le funzioni di commissario per la realizzazione della Città della salute e della scienza di Novara, razionalizzando ulteriormente la governance di grandi interventi sanitari e di ricerca nel Nord Italia. A chiudere il decreto è l’articolo che si occupa della Laguna di Venezia, prevedendo misure di presidio ambientale e gestionale per uno dei siti Patrimonio UNESCO più a rischio del pianeta.

Il Decreto Infrastrutture si muove su un filo sottile: da un lato cerca di semplificare una macchina burocratica spesso accusata di rallentare, anziché accelerare, la realizzazione delle opere; dall’altro rischia di concentrare troppe responsabilità in pochi soggetti, lasciando irrisolte alcune ambiguità di fondo — come quella sul valore vincolante del bando-tipo per le concessioni demaniali.

La sfida non è emanare il decreto, ma tradurlo in cantieri e rispettare le scadenze.

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