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Leonardo SpA, il caso Cingolani: un addio annunciato in cerca di un nome
© Imagoeconomica
4 Aprile 2026

Leonardo SpA, il caso Cingolani: un addio annunciato in cerca di un nome

Palazzo Chigi avrebbe deciso di non rinnovare l’AD Stefano Cingolani, ma il nome del successore non c’è ancora. Un cambiamento ai vertici di Leonardo SpA potrebbe generare un effetto domino su tutte le altre nomine delle partecipate statali, anche quelle già decise.

Il mandato dell’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani scade il 7 maggio, data dell’assemblea degli azionisti. Cingolani è stato direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, poi responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo SpA fino al 2021, quando è stato nominato ministro della Transizione ecologica nel governo Draghi. Dopo la fine di quell’esperienza, dal 23 ottobre 2022 è diventato consigliere per l’energia del governo Meloni e il 12 aprile 2023 è stato nominato amministratore delegato di Leonardo SpA proprio dal governo Meloni. Una figura, quindi, scelta e voluta dalla stessa premier che oggi, secondo le indiscrezioni, avrebbe deciso di non rinnovarlo.

I risultati: tre anni da record

Sotto la guida di Cingolani, Leonardo SpA ha attraversato uno dei periodi più brillanti della sua storia industriale. Nel 2025 ha realizzato 19,5 miliardi di euro di ricavi, in crescita dell’11%, con un margine operativo lordo di 1,75 miliardi e un risultato netto di 1,3 miliardi, in crescita del 15%. Gli ordini annui hanno toccato i 23,8 miliardi, portando il portafoglio ordini a 46 miliardi. Il nuovo piano al 2030 stima nuovi ordini per 142 miliardi e la distribuzione ai soci di 1,3 miliardi di dividendi nel periodo 2026-28. Nel triennio con Cingolani alla guida, le azioni di Leonardo SpA hanno quintuplicato il prezzo a Piazza Affari. Numeri che rendono difficile trovare una giustificazione industriale alla sua eventuale uscita.

Roberto Cingolani, AD Leonardo SpA © Imagoeconomica

Le ragioni politiche del gelo con Palazzo Chigi

Le motivazioni del mancato rinnovo sarebbero di natura squisitamente politica: contro Cingolani giocherebbero il suo profilo filoeuropeo e il rapporto privilegiato costruito con il ministro della Difesa Guido Crosetto, figura con cui Meloni avrebbe oggi rapporti tesi. Le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni riferiscono di presunti attriti tra Cingolani e Palazzo Chigi, legati a uno dei progetti simbolo della nuova Leonardo, il Michelangelo Dome, sistema di difesa aerea basato sull’intelligenza artificiale, che avrebbe sollevato rilievi anche da parte americana in quanto giudicato troppo concorrenziale con quello statunitense. Inoltre, si vocifera che Palazzo Chigi sarebbe irritato anche dalle scelte di Cingolani nell’ambito delle alleanze industriali europee, firmate senza piena condivisione con il governo: la joint venture dei carri armati con la tedesca Rheinmetall, quella dei droni con la turca Baykar e le partnership spaziali con i gruppi francesi Airbus e Thales. Un’altra lamentela arriverebbe dai militari: Leonardo non avrebbe i droni di cui l’Esercito avrebbe bisogno.

Il problema del successore

Il nodo vero, al momento, è che un successore non c’è. Le liste per il rinnovo del board dovranno essere depositate entro il 13 aprile, una scadenza imminente. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza figura quello di Lorenzo Mariani, attuale condirettore generale del gruppo, nominato in quel ruolo dallo stesso Cingolani nel giugno 2023. Mariani sarebbe apprezzato sia da Palazzo Chigi che dal ministero della Difesa, rappresentando quindi una soluzione di compromesso tra le due sponde della maggioranza. Tra gli altri candidati circolano il nome di Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, quello di Stefano Donnarumma, ad di Ferrovie dello Stato, e quello di Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia. La decisione, secondo le ricostruzioni, arriverà dopo Pasqua, entro l’11 aprile.

La reazione del mercato

Le voci sul possibile cambio ai vertici hanno già prodotto effetti tangibili in Borsa: il titolo Leonardo SpA ha perso circa l’1,4% in una seduta in cui i listini recuperavano terreno in generale. In avvio di giornata il titolo aveva toccato un minimo a 55 euro, quasi il 3% sotto la chiusura della seduta precedente. Dalla metà di marzo, quando le azioni avevano raggiunto i massimi storici oltre i 64 euro in coincidenza con l’aggiornamento del piano industriale, la correzione è stata di circa il 13%.

Gli analisti bocciano il cambio

Il giudizio degli analisti è netto. Per Equita, cambiare il ceo di Leonardo sarebbe una sorpresa che il mercato non apprezzerebbe alla luce dei risultati registrati nell’ultimo triennio, e creerebbe un’impasse strategica in un momento storico che necessita di continuità e rapidità di implementazione del piano quinquennale presentato di recente. Sulla stessa linea Akros, che definisce l’eventuale sostituzione negativa e non necessaria, osservando che con l’attuale gestione Leonardo ha costantemente superato i propri obiettivi finanziari. Un caso, quindi, in cui la logica industriale e quella politica sembrano procedere in direzioni opposte — con il mercato che guarda ai numeri e Palazzo Chigi che guarda ad altro.

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