
Basi militari americane in Italia, Crosetto alla Camera: “Nessun processo alle intenzioni, abbiamo seguito la legge”
Venerdì 27 marzo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato l’autorizzazione di atterraggio sulla base siciliana di Sigonella ad alcuni bombardieri americani diretti verso il Medio Oriente, soprattutto in Iran. La decisione del ministro è scattata perché il piano di volo statunitense è stato comunicato alle autorità italiane troppo tardi, solamente quando gli aerei erano già in volo e senza la consultazione preventiva prevista nei protocolli. Per Crosetto nessun dubbio: per operazioni di questo tipo che si discostano dai normali trattati bilaterali è necessario un passaggio politico e la conseguente autorizzazione da parte del Parlamento italiano.
Il ministro della Difesa questo pomeriggio ha voluto fugare ogni dubbio nella sua informativa alla Camera: “Nessun governo ha mai messo in discussione il contenuto degli accordi con gli USA. Nessun governo ha mai cercato di cambiarli, li ha applicati. Siamo parte della Nato e alleati degli Stati Uniti, ma sappiamo far rispettare le nostre leggi e i passaggi che le vincolano. Rispettare gli accordi non significa essere coinvolti nella guerra, ma rispettare gli impegni. La strada in cui ci muoviamo è quella della legge. Noi questa abbiamo seguito, la legge ci indica la strada su cui agire. Questo Paese ha bisogno dell’unità, bisogna difendersi dalla follia che sta travolgendo il mondo. Nel solco della nostra Costituzione – conclude Crosetto – abbiamo un’agenda chiara: rispetteremo gli accordi che abbiamo sottoscritto”.
La sinergia Italia-USA: il NATO SOFA e il Bilateral Infrastructure Agreement
Oltre a quella di Sigonella, sono presenti diverse infrastrutture statunitensi lungo lo stivale. Accordi militari presi dopo la fine della Seconda guerra mondiale che rimandano al 1951 con il NATO SOFA, Status of Forces Agreement, un trattato internazionale che stabilisce lo statuto giuridico delle forze armate di una nazione NATO (stato d’origine, in questo caso gli USA), di stanza sul territorio di un altro stato membro (Italia). A questo, si aggiunge un altro trattato, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954, un accordo secretato che regolamenta l’utilizzo delle infrastrutture in Italia.
Due accordi che stabiliscono i modi in cui le basi militari possono essere utilizzate. La sovranità è dello Stato italiano, vale a dire che su quel determinato territorio viene applicata la legge italiana, con alcune deroghe delineate da entrambi i trattati, che a loro volta regolamentano: numero massimo di soldati americani nelle basi (in Italia sono 13mila, ma il limite è attualmente ignoto), i margini degli addestramenti e delle attività logistiche e operative, e l’utilizzo effettivo delle basi.
La mappa delle principali basi americane in Italia

- Aviano (Air Base): si trova in Friuli-Venezia Giulia e ospita la 31st Fighter Wing dell’USAF, l’unico stormo di caccia statunitensi permanentemente a sud delle Alpi. La sua posizione ai piedi delle Dolomiti la rende un hub operativo e logistico strategico per le operazioni NATO nei Balcani. Vi operano circa 4.000 militari americani. È anche un centro nevralgico per l’addestramento congiunto con l’Aeronautica Militare Italiana, integrando tattiche avanzate di difesa dello spazio aereo europeo.
- Vicenza (Caserma Ederle e Del Din): pensato all’inizio per l’esercito italiano, dal 1955 è il quartier generale della 173rd Airborne Brigade (paracadutisti) e dell’US Army Southern European Task Force. È il centro di comando per tutte le operazioni dell’esercito a stelle e strisce in Africa e anche la base veneta ospita circa 4mila soldati. Qui vengono pianificate missioni in contrasto al terrorismo nell’area sub-sahariana.
- Camp Derby (Tra Pisa e Livorno): in Toscana troviamo il più grande deposito logistico dell’US Army fuori dagli Stati Uniti. A metà strada tra il porto livornese e l’aeroporto pisano, permette lo stoccaggio e l’invio immediato di armi e munizioni via mare o aria. È molto importante, data la sua posizione, per i rifornimenti per le operazioni in Medio Oriente e Africa.
- Napoli (Capodichino e JFC Naples): ospita il comando della Sesta Flotta (Naval Support Activity Naples) e il Joint Force Command (JFC) della NATO a Lago Patria. È il cuore amministrativo della presenza militare USA e NATO nel Mediterraneo. Dal capoluogo campano si gestisce la logistica navale e la cooperazione tra le marine alleate.
- Gaeta (Base Navale): importante appoggio logistico per la flotta USA, è il porto di armamento della USS Mount Whitney, la nave ammiraglia della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Dalla base del basso Lazio vengono controllati il comando e il controllo delle operazioni navali del Mediterraneo. Nonostante sia il più piccolo hub americano in Italia, la USS Mount Whitney è un centro elettronico sofisticato che garantisce di gestire situazioni belliche complesse.
- Sigonella (Naval Air Station): la famigerata base siciliana teatro di incomprensioni diplomatiche tra Italia e USA, prima nel 1985, poi una decina di giorni fa. Ospita reparti americani della Marina e dell’Aviazione. Viene considerato uno dei poli mondiali più importanti per i droni, a causa della costante attività dei velivoli a pilotaggio remoto che pattugliano il Nord Africa e il Medio Oriente.




