Georgieva, l’IA può aggiungere mezzo punto di crescita l’anno ma crescono i segnali di fragilità
Georgieva, l’IA può aggiungere mezzo punto di crescita l’anno ma crescono i segnali di fragilità – Bangkok 16 ottobre 2026 – (PPN ADI) Mezzo punto percentuale di crescita globale in più ogni anno per il prossimo decennio. È la spinta alla produttività che l’intelligenza artificiale potrebbe garantire secondo la direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva, che sul blog del Fondo descrive la prospettiva di un mondo in cui “gli esseri umani, aiutati dalla tecnologia che hanno inventato, riusciranno a fare cose che non avremmo mai ritenuto possibili”. Ma, avverte, “non tutti stanno cavalcando l’onda. Senza un’adozione più ampia, troppi Paesi rischiano di restare a guardare”.
Le crepe si vedono già sui mercati. I colossi del settore, gli hyperscaler, ricorrono sempre di più al debito obbligazionario e in appena due anni la loro quota sulle emissioni investment grade è passata da meno dell’1% al 10%, in un comparto molto concentrato e segnato da operazioni spesso circolari. “Se le aspettative corressero più veloci dei risultati concreti, la delusione potrebbe essere brusca”, scrive Georgieva, con il rischio di una correzione di mercato capace di diffondersi a livello globale. A questo si aggiungono l’esposizione all’IA di circa il 40% dei posti di lavoro nel mondo, che sale al 60% nei Paesi avanzati, e le minacce informatiche, con tempi tra attacco e difesa ridotti alla velocità delle macchine.
La risposta indicata dal FMI poggia su tre pilastri: difendere la stabilità macroeconomica e finanziaria, favorire adozione e innovazione con infrastrutture digitali ed energetiche adeguate, visto che entro il 2030 i data center consumeranno più elettricità di quanta ne usi oggi il Giappone, e proteggere i lavoratori con riqualificazione e reti di sicurezza moderne. Senza correttivi, conclude la direttrice del Fondo, i benefici rischiano di concentrarsi in poche mani, con le economie avanzate in grado di crescere più del doppio rispetto ai Paesi a basso reddito.