Breaking news Infrastrutture Energetiche - Crisi Gnl nel Golfo: l'Algeria accelera l'export per frenare il rally dei prezzi

Dopo gli attacchi ai siti di QatarEnergy e il balzo del 40% del gas in Europa, Sonatrach spinge la produzione al massimo per compensare il vuoto lasciato da Doha.

(Prima Pagina News)
Martedì 03 Marzo 2026
Roma - 03 mar 2026 (Prima Pagina News)

Dopo gli attacchi ai siti di QatarEnergy e il balzo del 40% del gas in Europa, Sonatrach spinge la produzione al massimo per compensare il vuoto lasciato da Doha.

L'Algeria si candida a diventare il nuovo perno della sicurezza energetica per l'Europa e l'Asia, pronta a colmare il vuoto lasciato dal Qatar nel mercato globale del Gas Naturale Liquefatto (GNL).

La mossa strategica di Algeri arriva in risposta alla sospensione temporanea delle forniture annunciata da QatarEnergy, costretta a fermare i poli di liquefazione di Ras Laffan e Mesaieed a seguito di pesanti attacchi con droni attribuiti all'escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Secondo quanto riportato dalla piattaforma "Energy", la compagnia di Stato algerina Sonatrach ha ricevuto l'input di portare la produzione di GNL al massimo della capacità operativa.

L'obiettivo è duplice: beneficiare dell'impennata dei prezzi e invertire il trend negativo del 2025, anno in cui l'export algerino era calato del 18% attestandosi a 9,54 milioni di tonnellate.

Con una capacità nominale di 25,3 milioni di tonnellate annue distribuita tra i quattro complessi di Arzew e Skikda, l'Algeria punta a riaffermare la sua leadership nel continente africano.

La crisi nel Golfo ha innescato una vera e propria scossa sismica sui mercati: il 2 marzo i prezzi del gas in Europa hanno registrato un balzo record del 40%, il maggiore incremento giornaliero dall'estate 2023.

A terrorizzare gli investitori è soprattutto l'incognita sullo Stretto di Hormuz, snodo vitale attraverso cui transita il 20% del commercio mondiale di GNL.

La minaccia di chiusura del passaggio da parte dell'Iran, in concomitanza con lo stop forzato del Qatar (secondo esportatore mondiale con 82,2 milioni di tonnellate nel 2025), rende le infrastrutture algerine l'unica alternativa immediata per allentare la pressione logistica sugli acquirenti internazionali.


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