Caso Monaldi: tre box tech per il trasporto organi erano disponibili ma nessuno lo sapeva

Mentre la Procura di Napoli indaga su altri due trapianti sospetti, parla la madre del piccolo Domenico: "Credo ancora nella sanità, aprirò una fondazione per aiutare le piccole vittime".

(Prima Pagina News)
Venerdì 27 Febbraio 2026
Napoli - 27 feb 2026 (Prima Pagina News)

Mentre la Procura di Napoli indaga su altri due trapianti sospetti, parla la madre del piccolo Domenico: "Credo ancora nella sanità, aprirò una fondazione per aiutare le piccole vittime".

Emergono dettagli inquietanti dall'inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli.

Secondo la relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute, l'azienda ospedaliera disponeva già a dicembre dello scorso anno di tre dispositivi "Paragonix", contenitori tecnologici di ultima generazione progettati specificamente per il trasporto e la conservazione ottimale degli organi.

Tuttavia, l'equipe medica incaricata del prelievo del cuore a Bolzano avrebbe dichiarato di non essere a conoscenza della disponibilità di tali strumenti, utilizzando metodologie di trasporto che avrebbero compromesso l'organo prima ancora del suo arrivo in sala operatoria il 23 dicembre.

Al momento sono sette i medici iscritti nel registro degli indagati, mentre la Procura di Napoli, attraverso la VI sezione Lavoro e colpe professionali, ha deciso di estendere gli accertamenti al modus operandi complessivo della struttura, accendendo i riflettori su altri due trapianti eseguiti rispettivamente nel 2021 e in un periodo precedente, per verificare se si tratti di un deficit organizzativo sistemico.

Nonostante la gravità degli elementi investigativi che delineano un possibile caso di malasanità legato all'imperizia logistica, la madre del piccolo Domenico ha espresso parole di straordinaria compostezza e speranza. Partecipando all'iniziativa "Sicura" presso il Vulcano Buono, Patrizia Mercolino ha voluto lanciare un messaggio di fiducia nelle istituzioni, annunciando al contempo la nascita di un progetto benefico in memoria del figlio: "Io ci credo ancora, e credo anche nella sanità italiana. Conoscete tutti la storia di Domenico. Vorrei fare in modo che non ci si dimenticasse della sua storia e che non ricapiti più a nessun bambino quello che è capitato a lui, e che nessun'altra famiglia soffra come la mia.

La mia intenzione è aprire una fondazione per aiutare tutti i bambini vittime di malasanità e soprattutto quei bambini che hanno bisogno di un trapianto, perché mio figlio aveva bisogno di un trapianto al cuore. Io ci credo ancora, e credo anche nella sanità italiana".

La donna ha inoltre precisato l'avvio di una mobilitazione concreta per dare vita a questa realtà: "Ho aperto un comitato di raccolta fondi per arrivare alla cifra di 30mila euro per poter aprire la fondazione, spero che mi aiuterete e che non dimenticherete Domenico".


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