Iran, Trump: "Massacro in corso, presto arriverà la grande ondata"

Il Presidente USA interviene alle 17:00 (ora italiana) per aggiornare sulla guerra. Morta anche la moglie di Khamenei. Caos al Pentagono sulla strategia: "Il regime è cambiato".

(Prima Pagina News)
Lunedì 02 Marzo 2026
Roma - 02 mar 2026 (Prima Pagina News)

Il Presidente USA interviene alle 17:00 (ora italiana) per aggiornare sulla guerra. Morta anche la moglie di Khamenei. Caos al Pentagono sulla strategia: "Il regime è cambiato".

La tensione globale tocca il punto di rottura mentre la Casa Bianca modifica ufficialmente l'agenda del Presidente Donald Trump: l'evento delle ore 11 (le 17 in Italia), inizialmente previsto per la consegna di un'onorificenza, è stato trasformato in un discorso alla nazione interamente focalizzato sull'Iran. Le parole del tycoon, rilasciate in un'intervista alla CNN, non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche: "Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene. Non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata non si è ancora verificata. Arriverà presto".

Sul campo, la situazione si fa sempre più critica. Mentre i media libanesi riportano il lancio di droni da parte di Hezbollah contro la base britannica della RAF a Cipro, il Pentagono accelera il dispiegamento bellico. Il capo degli Stati maggiori congiunti, generale Dan Caine, ha annunciato che l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), riceverà forze aggiuntive nella giornata di oggi, confermando che "il flusso di forze continua" senza sosta.

Tuttavia, all'interno dell'amministrazione americana emerge quello che gli analisti definiscono un potenziale corto circuito comunicativo o un radicale cambio di obiettivi. Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, durante una conferenza stampa al Pentagono, è sembrato contraddire la linea ufficiale di Trump: "Questa non è una guerra per un cambio di regime, ma il regime è di fatto cambiato", ha dichiarato, alimentando dubbi sulla reale strategia di Washington dopo la decapitazione dei vertici di Teheran.

In Iran, il bilancio del devastante attacco combinato di sabato si aggrava ulteriormente. Dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, è stata confermata oggi la morte della moglie, la settantottenne Mansoureh Khojasteh. Rimasta ferita nell'attacco in cui il marito era morto sul colpo, la donna è spirata dopo ore di coma, come riferito da Iran International.

Sul fronte internazionale, si muovono le potenze europee e la Russia. La Francia, tramite lo stato maggiore delle forze armate, ha smentito il dispiegamento della portaerei Charles de Gaulle verso il Mediterraneo (attualmente nel Nord Atlantico), precisando che "non ci sono cambiamenti", pur valutando un rafforzamento delle basi in Giordania ed Emirati Arabi. Contemporaneamente, il Cremlino tenta una mediazione diplomatica: dopo un colloquio con il presidente degli Emirati, Vladimir Putin ha sentito oggi l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani. Secondo l'agenzia Tass, le parti "hanno espresso la speranza di una rapida de-escalation del conflitto e di un ritorno ai metodi politici e diplomatici per risolvere i contrasti, sulla base dei principi del reciproco rispetto ed eguaglianza".

 Nelle ultime ore, la base britannica della RAF ad Akrotiri, a Cipro, è stata bersaglio di un duplice attacco condotto tramite velivoli non pilotati.

Secondo quanto riportato da Sky News e confermato dal governo cipriota, due droni sono stati intercettati mentre erano diretti verso l'installazione militare; l'allarme aereo ha costretto al decollo immediato dei velivoli militari di stanza sull'isola per neutralizzare la minaccia.

Si tratterebbe del secondo attacco lanciato contro la base britannica in poche ore, un'azione che ha spinto la Grecia a un intervento diretto.

Il ministro della Difesa ellenico, Nikos Dendias, ha annunciato l'invio immediato di due fregate e due caccia F-16 a Cipro. "A seguito degli attacchi non provocati sul territorio di Cipro, la Grecia contribuirà in ogni modo possibile alla difesa della Repubblica di Cipro, al fine di affrontare le minacce e le azioni illegali che si verificano sul suo territorio", ha affermato Dendias, sottolineando la gravità della violazione della sovranità cipriota e la necessità di una risposta ferma contro le incursioni.

Contemporaneamente, il Centcom statunitense ha diffuso una nota drammatica riguardante un grave incidente avvenuto nei cieli del Kuwait durante l'Operazione Epic Fury. Tre caccia F-15E Strike Eagle sono precipitati a causa di un errore dei sistemi di difesa locali. "Durante il combattimento attivo, che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici e droni, i caccia dell'Aeronautica Militare statunitense sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane", si legge nel comunicato ufficiale.

Il Centcom precisa che "tutti e sei i membri dell'equipaggio si sono eiettati in sicurezza, sono stati recuperati in sicurezza e sono in condizioni stabili. Il Kuwait ha riconosciuto l'incidente e ringrazia le forze di difesa kuwaitiane per gli sforzi e il supporto in questa operazione in corso. La causa dell'incidente è in fase di accertamento".

Sul fronte diplomatico e strategico, il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha usato toni durissimi in conferenza stampa per giustificare la linea di fermezza adottata dall'amministrazione Trump. "Iran stava costruendo potenti missili e droni per creare uno scudo per poter ricattare sul suo programma nucleare", ha dichiarato Hegseth, spiegando che il Presidente ha tracciato un limite invalicabile "dopo 47 anni di belligeranza iraniana".

Il capo del Pentagono ha poi lanciato un avvertimento diretto alle milizie e al regime: "Chi uccide o minaccia americani sarà braccato senza scuse e senza esitazione".

Nel frattempo, l'intelligence israeliana prosegue la sua campagna di eliminazioni mirate. Questa notte a Beirut, nel quartiere Dahieh, è stato ucciso Hussein Makled, capo del quartier generale dell'intelligence di Hezbollah. L'Idf ha confermato l'operazione con una nota ufficiale, definendo il quartiere colpito come la principale roccaforte dell'organizzazione nel sud della capitale libanese. L'uccisione di Makled rappresenta un colpo durissimo alla struttura di comando del "Partito di Dio" in un momento di massima vulnerabilità regionale.

Nel cuore della notte, l'aviazione israeliana ha sferrato un attacco chirurgico nel quartiere Dahieh di Beirut, mirando a un obiettivo di altissimo valore.

"Poco fa, l'Idf ha colpito con precisione un importante terrorista di Hezbollah a Beirut", ha annunciato il portavoce militare israeliano. Nonostante il riserbo ufficiale, indiscrezioni insistenti indicano che il bersaglio potrebbe essere Naim Qassem, leader del movimento sciita.

L'offensiva non si limita ai raid mirati: l'Idf ha ordinato l'evacuazione immediata di 55 tra villaggi e città del Libano meridionale, intimando alla popolazione di "allontanarsi di almeno mille metri verso aree aperte", poiché "chiunque si trovi vicino a elementi, strutture e mezzi di combattimento di Hezbollah mette in pericolo la propria vita".

Il bilancio provvisorio fornito dal ministero della Salute libanese parla di 31 morti e 149 feriti, mentre le autostrade verso nord sono paralizzate da migliaia di civili in fuga tra le macerie.

Sul fronte iraniano, la situazione è ancora più drammatica. La Mezzaluna Rossa ha riferito che 555 persone hanno perso la vita dall'inizio dell'operazione congiunta israelo-americana lo scorso sabato.

Rafael Grossi, capo dell'Aiea, ha lanciato un monito senza precedenti su una "possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze" dopo che i raid hanno centrato il sito nucleare di Natanz. "Finora non è stato rilevato alcun aumento dei livelli di radiazione nei paesi confinanti", ha precisato Grossi, ma l'ambasciatore iraniano presso l'agenzia ha confermato che gli impianti sono stati deliberatamente colpiti.

In questo clima, Donald Trump ha dichiarato al New York Times di avere "tre ottime scelte" per rimpiazzare il governo di Teheran dopo un eventuale "cambio di regime", paragonando l'operazione al modello venezuelano.

Il conflitto sta rapidamente debordando dai confini originari. In Kuwait, l'agenzia Tasnim ha documentato l'abbattimento di un caccia statunitense F-15 da parte delle forze iraniane; i due piloti si sono eiettati e sono ora in custodia kuwaitiana, mentre una colonna di fumo nero si è levata dall'ambasciata Usa a Kuwait City dopo forti esplosioni.

Anche l'Europa è stata toccata direttamente: un drone ha colpito la base britannica di Akrotiri a Cipro, provocando il rinvio del vertice dei ministri degli Affari Ue previsto sull'isola. "Nelle prime ore del mattino si è verificato un singolo incidente con un drone che ha preso di mira la base di Akrotiri causando danni limitati", ha spiegato la presidenza cipriota. In risposta, la Francia si è dichiarata "pronta a partecipare" alla difesa dei paesi del Golfo e della Giordania, definendoli "bersaglio deliberato dei missili delle Guardie della Rivoluzione".

Mentre le borse di Francoforte e Londra crollano sotto il peso dell'incertezza sullo Stretto di Hormuz, il capo della sicurezza di Teheran, Ali Larijani, ha gelato ogni speranza diplomatica: "L'Iran non negozierà con chi ha sprofondato la regione nel caos con false speranze".


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