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Accise prorogate fino al 30 aprile: i pro e i contro del nuovo decreto carburanti
© Imagoeconomica
3 Aprile 2026

Accise prorogate fino al 30 aprile: i pro e i contro del nuovo decreto carburanti

Il Consiglio dei ministri ha approvato questa mattina il nuovo decreto carburanti, prorogando fino al 1° maggio lo sconto di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio. La copertura da 500 milioni arriva dal sistema ETS. Il decreto include anche un intervento per le aziende agricole e il recepimento dell’accordo su Transizione 5.0. Ma tra chi difende la misura come risposta d’emergenza inevitabile e chi la contesta come strumento costoso e poco efficiente, il dibattito è aperto.

Il primo decreto carburanti, approvato il 18 marzo, aveva previsto un intervento di natura temporanea ed emergenziale per far fronte al caro carburanti conseguente alle tensioni internazionali connesse al conflitto in atto, riducendo la tassazione su gasolio, benzina e GPL per un periodo di venti giorni a decorrere dal 19 marzo. Questa mattina il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo provvedimento. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Cdm, ha annunciato la proroga del taglio delle accise fino al 1° maggio, un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per la pesca, e il recepimento dell’accordo con le associazioni di categoria su Transizione 5.0.

Quanto costa e dove si trovano i soldi

Per la copertura della proroga sono stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione CO2. Sommati ai quasi 417 milioni del decreto precedente, il conto complessivo supera abbondantemente il miliardo di euro.

Le ragioni della proroga

La giustificazione politica ed economica del provvedimento poggia sulla eccezionalità della situazione. A pesare sulla decisione anche l’annuncio da parte dei camionisti italiani di uno sciopero dal 20 al 25 aprile, indetto per protestare contro il caro carburanti. Sul piano internazionale, Giorgetti aveva sottolineato al G7 finanziario la necessità di interventi mirati, temporanei e condivisi, valutando misure straordinarie per bloccare i prezzi energetici, simili a quelle adottate nel 2022 durante la guerra in Ucraina.

I limiti

Le critiche all’impostazione del decreto arrivano dal fronte degli economisti. Queste misure generalizzate sono molto costose e la loro efficacia sul prezzo al dettaglio non è garantita. Il provvedimento che scadeva il 7 aprile non ha avuto un effetto pieno sui prezzi alla pompa: le imposte sono diminuite di 24,4 centesimi, ma dopo 14 giorni il prezzo della benzina è sceso di soli 10 centesimi e quello del diesel di appena 1 centesimo. Un risultato che, in rapporto alla spesa sostenuta, solleva domande legittime sull’efficienza della misura.

Il problema dei tempi corti

C’è poi un secondo ordine di critiche che riguarda la modalità con cui il governo ha gestito l’intervento. La strategia di prevedere prima un taglio di venti giorni e poi un prolungamento crea molta incertezza e non dà probabilmente il tempo sufficiente per programmare una ragionata variazione dei prezzi. Sembra più adeguata la scelta dell’Australia, che ha previsto un provvedimento di taglio delle accise della durata di tre mesi. Interventi troppo brevi e frammentati, secondo questa lettura, finiscono per amplificare l’incertezza invece di ridurla, con i distributori impossibilitati a pianificare gli acquisti di lungo periodo.

L’alternativa: bonus mirati invece di sconti universali

Il punto più controverso è di natura strutturale. Anche ammesso che il taglio delle accise si trasferisca interamente sul prezzo al consumo, provvedimenti di questo tipo hanno l’effetto di diminuirlo per tutti i consumatori, anche per coloro i quali potrebbero sopportarne un aumento, stornando risorse da altri settori di spesa importanti. L’alternativa proposta dagli economisti è quella di bonus mirati: uno sconto diretto o una social card per le famiglie a basso reddito, calibrato sull’Isee e accreditato come già avviene per l’assegno unico. Con le stesse risorse destinate alla proroga, si potrebbe teoricamente garantire a ogni possessore di patente un bonus di circa 16,5 euro, con la certezza che i 25 centesimi di risparmio andrebbero direttamente nelle tasche del consumatore senza passare per il sistema dei prezzi.

Lo scenario di fondo: i conti pubblici sotto pressione

Dietro la questione tecnica si nasconde una sfida più grande. L’Italia era vicina a riportare il deficit sotto il 3% del Pil, uscendo dalla procedura Ue e ottenendo maggiore flessibilità sui vincoli di spesa. Gli effetti della guerra in Medio Oriente, tuttavia, modificano gli scenari, sia per i partner europei sia per l’Italia, particolarmente esposta per la sua dipendenza energetica. Ogni nuova proroga è dunque una scelta che si misura non solo in centesimi al litro, ma in decimali di deficit e in margini di manovra futura: risorse che, una volta spese in sconti generalizzati, non potranno essere usate per investimenti strutturali in efficienza energetica e transizione verde, gli unici strumenti capaci di rendere il Paese meno vulnerabile alle prossime crisi.

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