
Cherosene razionato, ora sono sei gli aeroporti in difficoltà: estate a rischio
Quello che sabato scorso sembrava un problema circoscritto al Nord Italia ha assunto dimensioni più ampie. Ai quattro aeroporti già coinvolti (Milano Linate, Bologna, Venezia Marco Polo e Treviso) se ne aggiungono ora altri due: Reggio Calabria e Pescara. Nel tardo pomeriggio di oggi sembrava che anche l’aeroporto di Brindisi fosse in difficoltà ma il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile, ha assicurato che per la mattinata del 7 aprile l’operatività sarà pienamente ripristinata. Per gli scali di Reggio Calabria e Pescara, nuovi bollettini Notam comunicano alle compagnie l’impossibilità di fare rifornimento in loco, con l’indicazione di calcolare carburante sufficiente già dall’aeroporto di partenza precedente. Le quantità disponibili sono definite limitate e saranno concesse solo per voli di Stato, di soccorso e ospedalieri.
Cosa dicono i Notam: tetti e priorità
Nei quattro scali del Nord le restrizioni sono precise: a Venezia e Bologna il limite massimo è di 2.000 litri per aeromobile, a Treviso di 2.500 litri, mentre a Milano Linate la distribuzione è contingentata in base alla disponibilità giornaliera senza un tetto numerico fisso ma con forti raccomandazioni agli operatori. Duemila litri corrispondono a circa un’ora di volo, un margine stretto per qualsiasi rotta di medio raggio. La priorità nei rifornimenti è assegnata in modo uniforme ai voli ambulanza e sanitari, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore alle tre ore.
La causa: Hormuz e il 9 aprile come data critica
Il 9 aprile è il giorno in cui è arrivato l’ultimo carico di cherosene dal Golfo Persico prima del blocco dello Stretto di Hormuz. La causa di fondo è la guerra in Medio Oriente e il conseguente blocco, o fortissima restrizione, del traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita una quota consistente del cherosene destinato all’Europa. L’Enac ha cercato di ridimensionare l’allarme, attribuendo in parte le difficoltà al picco di traffico pasquale, ma la coincidenza con la data di arrivo dell’ultimo carico dal Golfo rende questa spiegazione parziale.
L’estate in bilico: le compagnie avvertono
Ryanair sta prendendo in considerazione la cancellazione tra il 5% e il 10% dei voli a maggio, giugno e luglio in caso di prosecuzione del conflitto, con decisioni che dipenderanno dalla disponibilità di carburante nei singoli aeroporti e un preavviso stimato tra 5 e 7 giorni. Lufthansa ha già coperto tramite contratti derivati circa l’80% del proprio fabbisogno annuale, ma avverte che più a lungo resterà bloccato Hormuz, più critica potrà diventare la situazione. Per il turismo organizzato, secondo Assoviaggi di Confesercenti, il settore sta subendo una doppia penalizzazione: carburante su livelli molto elevati e un dollaro forte rispetto all’euro, con impatti diretti sui costi dei pacchetti di viaggio.
Cosa fare se si ha un volo prenotato
Il Codacons avverte che stipulare un’assicurazione contro il rischio di cancellazione può arrivare a costare fino all’8% dell’intera vacanza, e che le polizze non coprono tutti i rischi, prevedendo franchigie, massimali ed esclusioni. Sul fronte dei diritti, la normativa comunitaria stabilisce che in caso di cancellazione del volo per decisione della compagnia aerea (come nel caso di carenze di carburante) il passeggero ha diritto al rimborso del prezzo del biglietto o alla riprotezione su un altro volo. Le compagnie, tuttavia, potrebbero invocare le circostanze eccezionali per non corrispondere l’indennizzo pecuniario aggiuntivo, pur restando obbligate all’assistenza.




