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Le tensioni in Medio Oriente crescono, i prezzi dei materiali ancora di più
© Imagoeconomica
11 Aprile 2026

Le tensioni in Medio Oriente crescono, i prezzi dei materiali ancora di più

La situazione di incertezza che gravita intorno allo Stretto di Hormuz sta caratterizzando il mercato dei materiali utilizzati nelle costruzioni. Il settore va a rilento. Aumentano bitume, isolanti, acciaio e cemento. La logistica viaggia in parallelo al prezzo del gasolio, che in Italia ha superato i due euro a litro.

Un intero settore segnato dal delicato momento storico. Dopo la lenta ripresa post Covid è arrivata un’altra mazzata per il mercato delle costruzioni, il conflitto USA-Israele-Iran. Il 28 febbraio scorso, giorno dell’attacco delle truppe statunitensi nel territorio persiano ha causato un’improvvisa impennata dei costi del settore energetico. Dal momento che la produzione dei materiali edili è energivora, i listini sono schizzati subito dopo l’offensiva. Tutto riconduce alla porzione di terra più discussa nell’ultimo mese, lo Stretto di Hormuz. Nel canale marino tra l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti transitano prodotti petrolchimici per un valore stimato di circa 20/25 miliardi di dollari annui e la loro circolazione è stata compromessa, creando colli di bottiglia spinosi per l’approvvigionamento globale.

Immagine generata con intelligenza artificiale

Bitume al 25% e petrolio in rialzo

Tra i materiali che hanno subito i rincari più elevati ci sono i derivati del petrolio, tipo il bitume, aumentato del 25% dall’inizio della guerra. Il risultato? Lavori stradali e impermeabilizzazioni molto esosi. Per quanto riguarda il petrolio, con la tregua di due settimane annunciata nella notte tra il 7 e l’8 aprile, il prezzo ha subito un crollo netto tornando sotto i 100 dollari a barile, ma è durato poco e negli ultimi giorni è risalito. Rincari di quasi il 30% anche per isolanti (EPS/XPS), infissi in PVC e tubazioni.

Metalli rari e acciaio in salita

Nonostante la tregua attuale abbia raffreddato i mercati, l’acciaio rimane settato su prezzi alti a causa dei problemi di produzione e dei costi di trasporto marittimo che sono saliti all’impazzata. I metalli ormai sono merce rara, con la situazione dello Stretto di Hormuz in continuo cambiamento l’offerta globale si è ridotta. La conclusione è che chi costruisce paga di più, aspetta molto di più per i tempi delle consegne e deve fronteggiare i continui cambi di scenario sui prezzi, che rendono attualmente impossibile stabilire un preventivo e rispettarlo.

Cemento, problema gas naturale: le fabbriche aumentano i prezzi del 40%

Se nel settore dei metalli l’economia è molto volatile, nel settore del cemento e dei laterizi la situazione è addirittura peggiore. Il problema è il gas naturale perché per cuocere tegole e mattoni servono forni che bruciano ininterrottamente. Il risultato è lampante come una formula matematica: con il prezzo del gas alle stelle per via della guerra in Medio Oriente, le fabbriche o spengono i forni o aumentano i prezzi (più o meno tra il 30 e il 40%). Molte piccole-medio imprese stanno fermando la produzione perché non conviene a livello economico: costa più di quanto andrebbero a incassare.

Logistica: tra navi e gasolio cresce l’inflazione

Senza dimenticare il settore della logistica, strettamente collegato al prezzo del gasolio per via del trasporto di materiali pesanti come pietre, sabbia o cemento. Il diesel ormai ha sforato i due euro a litro e il trasporto dal fornitore al cantiere è una spesa elevata per il committente. E qui entrano in gioco le navi: le compagnie di navigazione sono costrette a pagare assicurazioni all risk veramente alte per il trasporto delle materie prime nelle zone di guerra, e non tutte possono permetterselo. Tutto questo ovviamente si ripercuote sulla vita comune del singolo cittadino che, per colpa dell’inflazione crescente, è costretto a pagare di più anche i beni più banali.

Cantieri, il PNRR è un problema?

La vittima finale sono i cantieri: in Italia è corsa contro il tempo per ultimare i progetti del PNRR (in scadenza al 30 giugno) e migliaia di opere pubbliche devono essere concluse entro il periodo estivo. Con questi costi, nonostante i fondi stanziati dall’UE tre anni fa, i soldi non bastano più. E molte ditte, per non rimetterci troppo denaro, preferiscono pagare le penali e fermare la costruzione del progetto piuttosto che cercare di terminare un lavoro che attualmente costa il 20% in più rispetto al budget preventivato. Mentre le opere pubbliche tengono, il settore residenziale è in forte sofferenza. Il costo elevato dei materiali, unito alla fine degli incentivi straordinari (come il Superbonus), sta portando a una contrazione del mercato. I dati di inizio 2026 confermano il trend: l’indice del costo di costruzione per i fabbricati residenziali è salito a 116,9, segnando una crescita costante mese su mese dall’inizio delle ostilità.

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