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Facciamo il punto
E se l’Artico fosse il nuovo El Dorado di Trump?
© imagoeconomica
12 Marzo 2026

E se l’Artico fosse il nuovo El Dorado di Trump?

Dal quasi monopolio cinese alle miniere della Groenlandia: le terre rare ridisegnano la geopolitica attuale e modellano il futuro hi-tech.

Batterie ricaricabili, fibre ottiche, pannelli solari, turbine eoliche, magneti permanenti. Il mondo della transizione energetica, ecologica e digitale passa per le terre rare. 17 elementi della tavola periodica estremamente funzionali per i settori della tecnologia avanzata e delle energie rinnovabili che fanno gola a tutti.

Il primo elemento a essere scoperto è stato l’ittrio in Svezia nel 1794 da parte del chimico finlandese Johan Gadolin. Vengono chiamate “terre rare” perché in origine erano poco frequenti in natura. La realtà è diversa perché si trovano spesso in natura, ma sono distribuite in maniera disomogenea. Negli USA e in Europa tante miniere attive sono state chiuse perché si è preferito comprare i metalli già raffinati, estraendoli altrove.

Immagine generata con l’intelligenza artificiale

Il (quasi) monopolio cinese

Ad approfittarne è stata la Cina, leader mondiale di estrazione e soprattutto raffinazione. Pechino si è arricchita parecchio con questi metalli, diventati imprescindibili per l’avanzata economica del Paese. I cinesi ci avevano visto lungo fin dagli anni ’90 con l’allora leader Deng Xiaoping, che dichiarò: “Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare”. Visione azzeccata dato che secondo la USGS (U.S. Geological Survey), agenzia governativa americana che monitora le risorse minerarie mondiali, nel 2024 la Cina si è fatta carico di quasi il 70% dell’estrazione globale delle terre rare e secondo la IEA, International Energy Agency, del 90% della raffinazione. Quasi un monopolio mascherato. Anche perché mentre gli stati come USA, Myanmar e Australia stanno cercando di aumentare l’estrazione per diminuire il gap, in Cina hanno aumentato le risorse statali, annullando di fatto il rischio di perdita del controllo nel mercato.

La tregua tra Washington e Pechino

Questi metalli sono stati anche il fulcro di un braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina. Dopo i dazi commerciali imposti dal Presidente americano Donald Trump, la Cina aveva limitato l’esportazione delle terre rare. Trump allora, insieme al suo omologo cinese Xi Jinping, il 30 ottobre 2025 ha stipulato un accordo che scongiurerebbe, per ora, una guerra commerciale. Gli Stati Uniti e anche l’Unione Europea, rimasti scottati dalla faccenda e temendo eventuali ritorsioni future, hanno l’intenzione di sviluppare una loro catena di approvvigionamento con l’obiettivo di essere sempre meno dipendenti dalla Cina. La strada però non è semplice: gli USA hanno infatti solo una miniera di terre rare in California e fornisce una parte infinitesimale del fabbisogno americano.

Eureka! La Groenlandia

Qui entra in gioco la Groenlandia. Nel territorio artico stanno tutti aspettando una cosa: lo scioglimento dell’enorme calotta ghiacciata. E lo sta aspettando anche Trump. Tra i tanti motivi per cui il tycoon ha messo gli occhi addosso alla Groenlandia ci sono anche le terre rare. E un progetto in particolare: Tanbreez. Situato nell’estremo meridionale dell’isola, promette di assicurare l’indipendenza dalla Cina nel lungo periodo, poiché considerato il più grande deposito al mondo con 28,2 tonnellate di risorse stimate secondo la Critical Metals Group, la società statunitense che controlla Tanbreez.

Ma la Groenlandia non è solo Tanbreez, perché il fronte minerario del territorio autonomo danese è fondamentalmente diviso in due: da un lato il progetto Kvanefjeld, bloccato per ora a causa di rischi ambientali e dalla presenza di uranio, dall’altro iniziative come Sarfatoq, che puntano a creare un corridoio diretto tra le miniere artiche e le raffinerie europee (ad esempio Estonia), cercando di bypassare la Cina.

Progresso o approvvigionamento esterno?

La sfida per gli USA e per l’Europa però non consiste solo nel trovare nuove miniere nell’Artico, ma nel costruire in tempi strettissimi una filiera tecnologicamente avanzata e autosufficiente. Il controllo di questi elementi chimici continuerà a delineare i rapporti tra le superpotenze mondiali, segnando un confine netto e marcato tra chi sarà in grado di partecipare al progresso e tra chi rimarrà vincolato alle catene di approvvigionamento straniere.

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