
Iran-Usa, tregua in extremis: due settimane per trattare, Hormuz riapre
Accordo in extremis di cessate il fuoco di due settimane per evitare una devastante escalation della guerra contro l’Iran. Donald Trump ha annunciato l’intesa un’ora e 28 minuti prima della scadenza del suo ultimatum, alle 8 di sera ora americana, con il quale aveva minacciato la distruzione di un’intera civiltà se Teheran non scendeva a patti. Prima dell’annuncio, durante una giornata di tensione altissima, i raid erano continuati: le forze della coalizione avevano colpito l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo, le ferrovie e otto ponti, tra cui uno vicino a Qom. Israele aveva avvisato i civili iraniani di restare lontani dai treni.
I termini della tregua
Trump ha specificato che la sospensione dei bombardamenti è a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, e ha dichiarato che si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale. Ha aggiunto di aver ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran, ritenuta una base praticabile su cui negoziare, e che è stato raggiunto un accordo su quasi tutti i punti oggetto di contrasto in passato. La tregua, secondo il premier pachistano Shehbaz Sharif, vale per tutti i fronti, incluso il Libano. I negoziati formali tra le delegazioni di Usa e Iran si apriranno venerdì 10 aprile a Islamabad.
La mediazione del Pakistan e il ruolo della Cina
Decisiva la mediazione del Pakistan, che ha fatto appello a una tregua di due settimane osservata da entrambe le parti mentre nel periodo stabilito la Repubblica islamica consentirà il passaggio di navi per lo Stretto di Hormuz. L’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco del Pakistan anche grazie all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato l’Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. Il Pakistan ha mantenuto un canale diplomatico continuo nelle ore più critiche, con il generale Asim Munir come interlocutore diretto sia di Washington che di Teheran.
Le interpretazioni divergenti
Le due parti leggono l’accordo in modo opposto. Trump ha dichiarato all’AFP di aver ottenuto una vittoria totale e completa, al 100%. Il Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica ha invece annunciato che gli Stati Uniti hanno accettato tutti i 10 punti del piano proposto da Teheran per porre fine alla guerra. Teheran ha dunque rivendicato che Washington si è di fatto piegata al suo progetto, definendola una ritirata umiliante per gli Usa. Bandiere tricolori dell’Iran sono scese in piazza nella notte a Teheran e in altre città in seguito all’annuncio. Questa lettura duale dell’accordo, entrambe le parti che dichiarano di aver vinto, prefigura le difficoltà che attendono i negoziati di Islamabad.
Israele: sì alla tregua, sorpresa per la virata americana
Anche Israele è parte della parziale tregua. Secondo CNN, Tel Aviv è d’accordo nel sospendere i bombardamenti mentre le trattative continuano. Secondo media locali, tuttavia, pur allineandosi alla decisione, il governo di Netanyahu sarebbe rimasto sorpreso dalla virata americana. Netanyahu non ha rinunciato alla formula che Israele “continuerà su tutti i fronti” fino al raggiungimento dei propri obiettivi di guerra, lasciando aperta la questione di come la tregua si applicherà concretamente al fronte israeliano nelle settimane a venire.
Le incognite dopo l’annuncio
L’accordo resta fragile. In Bahrein sono scattate nuovamente le sirene d’allarme missilistico nonostante l’annuncio della tregua, e dopo l’accordo l’Iran ha lanciato missili contro gli stati arabi del Golfo e Israele. Resta aperto il nodo fondamentale: la tregua di due settimane è solo una pausa operativa, non un accordo di pace. I punti più spinosi (il programma nucleare iraniano, i 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, il futuro dello Stretto di Hormuz e le sanzioni) sono tutti rinviati ai negoziati di Islamabad. Il petrolio ha reagito immediatamente all’annuncio del cessate il fuoco con un calo del 15 per cento. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha accolto con favore la tregua, esortando tutte le parti a impegnarsi per un accordo definitivo.




