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Mercosur: un’occasione per le imprese italiane
Immagine generata con Intelligenza Artificiale
29 Marzo 2026

Mercosur: un’occasione per le imprese italiane

Il Mercosur non è l’America Latina dei manuali: è la sesta economia del mondo, con una classe media che chiede macchinari, farmaci, vini e moda di qualità.

Il 17 gennaio 2026, ad Asunción, l’Unione Europea e i quattro Paesi del Mercosur — Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — hanno firmato uno degli accordi commerciali più ambiziosi della storia recente con una cerimonia che si è svolta nell’anfiteatro del Banco Central de Paraguay, lo stesso luogo dove nel 1991 era nato il Trattato di Asunción che aveva dato vita al blocco sudamericano. Dal 1° maggio 2026 l’intesa entra in applicazione provvisoria, aprendo le porte di un mercato da 270 milioni di consumatori che per decenni è stato protetto da barriere tariffarie tra le più elevate al mondo. Per le imprese italiane, la domanda non è se cogliere questa opportunità, ma come farlo prima della concorrenza. I mercati si presidiano quando si aprono, non quando sono già affollati.

Ventisei anni di trattative, cosa cambia davvero

I negoziati tra UE e Mercosur sono iniziati nel 1999. Dopo oltre due decenni di stop e riprese, ostacolati da crisi politiche interne ai Paesi Mercosur, da resistenze degli agricoltori europei e da cambiamenti di governo che hanno più volte resettato le priorità negoziali, la conclusione è arrivata il 6 dicembre 2024. L’intesa si articola in due strumenti paralleli: l’Accordo di Partenariato UE-Mercosur (EMPA), con pilastri politici, di cooperazione e commerciali, e un Accordo commerciale interinale (iTA), operativo già dall’applicazione provvisoria e destinato a produrre effetti concreti prima della ratifica completa.

L’Italia ha votato a favore in sede di Consiglio, dopo aver negoziato con successo clausole di salvaguardia rafforzate per le filiere agroalimentari più esposte: la soglia di attivazione delle misure protettive è stata abbassata dal 8% al 5% sui volumi di importazione, consentendo interventi più rapidi in caso di picchi di importazione che minaccino i produttori europei. Il Parlamento europeo ha poi deferrito l’accordo alla Corte di giustizia UE, creando qualche incertezza sulla tempistica di ratifica formale. Ma la Commissione ha proceduto ugualmente: dal 1° maggio la fase operativa è aperta.

Un mercato da 270 milioni di persone

Il Mercosur non è un’area periferica: è la sesta economia del mondo al di fuori dell’UE, con un PIL aggregato di circa 2.700 miliardi di euro e una popolazione di 270 milioni di persone. Nel 2024 gli scambi bilaterali con l’UE hanno superato i 111 miliardi di euro — 55,2 miliardi di esportazioni europee e 56 miliardi di importazioni — con una crescita del 36% rispetto al 2014. Eppure il potenziale rimane largamente inespresso, soprattutto per l’Italia, la cui quota è storicamente inferiore al peso della nostra economia manifatturiera.

Brasile e Argentina pesano per oltre l’80% del flusso commerciale: il primo è un hub manifatturiero in piena fase di reindustrializzazione, con programmi governativi che richiedono tecnologia e macchinari europei; la seconda, dopo le riforme del governo Milei e la stabilizzazione avviata nel 2024, ha ripreso ad attrarre investimenti internazionali. Paraguay e Uruguay completano il quadro: Asunción è una piattaforma logistica e agricola in crescita, mentre Montevideo è uno dei centri finanziari più affidabili dell’intero continente.

Il vantaggio del tariffario concreto

I dazi attuali nei Paesi Mercosur sulle esportazioni europee sono tra i più elevati al mondo per un blocco di questa dimensione: 35% sui ricambi auto, 20% sui macchinari industriali, 18% sui prodotti chimici, 14% sui farmaceutici, 28% sui latticini, 27% sui vini, 35% sui liquori, 20% su cioccolato e dolciumi. L’accordo prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti che rappresentano oltre il 90% dell’export europeo, con un risparmio stimato superiore a 4 miliardi di euro all’anno — la più grande riduzione tariffaria mai ottenuta dall’UE in un singolo accordo commerciale. L’11% delle linee tariffarie avrà accesso duty-free già dal 1° maggio; le restanti saranno liberalizzate progressivamente in 4-10 anni. Sul fronte della tutela delle eccellenze produttive, il risultato è storico: oltre 340 indicazioni geografiche europee — di cui 57 italiane, il numero più alto mai ottenuto da un singolo Stato membro in un accordo UE — saranno riconosciute e protette nel Mercosur, con divieto esplicito di imitazione. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Chianti, Barolo, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena. Prodotti che fino a ieri venivano liberamente copiati e commercializzati nell’area potranno finalmente beneficiare di un quadro giuridico azionabile. È un cambiamento di scenario che vale decine di miliardi di euro di valore di brand.

Le opportunità per le imprese italiane

  • Meccanica industriale: con export di macchinari per oltre 44 miliardi di euro nel solo primo semestre 2024, l’Italia è il quarto esportatore mondiale del settore. Lombardia ed Emilia-Romagna, in particolare, concentrano una densità di PMI meccaniche spesso leader mondiali in nicchie specifiche — automazione industriale, impianti per l’agroalimentare, macchine per la lavorazione di materie prime. La riduzione dei dazi dal 20% a zero cambia radicalmente la competitività di queste aziende rispetto ai concorrenti cinesi e statunitensi, che nel Mercosur godevano già di condizioni tariffarie più favorevoli grazie ad accordi bilaterali preesistenti. L’accordo UE-Mercosur riequilibra il campo di gioco.
  • Farmaceutica: il settore è diventato il vero motore dell’export italiano: nel 2025 ha registrato un incremento del 28,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 69,2 miliardi di euro e posizionandosi come secondo comparto manifatturiero per valore esportato dopo la meccanica. La riduzione dei dazi dal 14% attuale apre spazi concreti in mercati che stanno espandendo i propri sistemi sanitari: il Brasile ha uno dei programmi di universalizzazione della copertura farmaceutica più ambiziosi del continente, e la domanda di farmaci specialistici e biotecnologici — segmento in cui l’Italia eccelle — è in crescita strutturale.
  • Agroalimentare e indicazioni geografiche: il dibattito pubblico sull’accordo ha enfatizzato i rischi per le carni e le commodities. Ma per il Made in Italy alimentare di qualità il saldo è nettamente positivo. Il riconoscimento delle 57 indicazioni geografiche italiane equivale a un presidio di mercato: i vini, i formaggi DOP, i salumi e l’olio extravergine hanno domanda crescente nelle classi medie di São Paulo, Buenos Aires e Montevideo, e finalmente possono essere difesi da imitazioni che ne erodevano il valore. L’export agroalimentare italiano ha sfiorato i 70 miliardi di euro nel 2024 — quasi l’11% dell’export nazionale totale — e il Mercosur è uno dei mercati con maggiore potenziale di crescita per la sua espansione.

Il momento è adesso

Il vantaggio di chi si muove per primo in ogni fase di apertura commerciale è documentato e reale. Chi inizia oggi a costruire relazioni, strutturare la presenza legale e registrare i marchi avrà un vantaggio di anni rispetto a chi attenderà la ratifica completa. Il Governo italiano ha fissato l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export entro il 2027: il Mercosur è uno dei mercati su cui quella crescita può concretamente costruirsi. Le luci su questa regione sono accese. Il momento per affacciarsi su questo mercato e attraversare la soglia è adesso.

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