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Tregua fragile in Medio Oriente: accordo tra USA e Iran, ma il Libano brucia e Hormuz resta chiuso
© Imagoeconomica
9 Aprile 2026

Tregua fragile in Medio Oriente: accordo tra USA e Iran, ma il Libano brucia e Hormuz resta chiuso

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane, mediato dal Pakistan. L’accordo, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, è già in bilico: Israele ha continuato a bombardare il Libano causando oltre 250 morti, Teheran ha richiuso Hormuz e i negoziati previsti a Islamabad partono da basi molto incerte.

Il conflitto tra Iran, USA e Israele è iniziato il 28 febbraio 2026 e si è protratto per quaranta giorni di bombardamenti reciproci. La svolta diplomatica è arrivata a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum imposto da Donald Trump. A meno di due ore dallo scadere dell’ultimatum, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo iniziale per un cessate il fuoco di due settimane, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Decisivo il ruolo del Pakistan: a giocare un ruolo centrale nelle trattative è stato il Pakistan, attivo come mediatore tra le parti. A dirigere lo sforzo diplomatico è stato il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir. Trump ha affidato l’annuncio al suo social Truth: lo stop ai bombardamenti è stato posto “a condizione che la Repubblica islamica acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz”. In cambio l’Iran si è impegnato a riaprire lo Stretto di Hormuz per lo stesso periodo e a sospendere gli attacchi verso Israele e i paesi del Golfo.

Il nodo del Libano: un accordo già contestato

Fin dall’annuncio dell’intesa è emersa una contraddizione fondamentale sulla portata geografica del cessate il fuoco. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif aveva dichiarato che la tregua avrebbe avuto “effetto immediato” e sarebbe valsa anche per il Libano e “altrove”. Ma Israele ha immediatamente smentito questa interpretazione: in una conferenza stampa premier Netanyahu ha comunicato che “il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano“. Lo stesso giorno, Israele ha sferrato quello che ha definito “la più grossa ondata di raid su Hezbollah”, concentrando il fuoco su Beirut e sul sud del Paese e causando 254 morti e 1.165 feriti. Di conseguenza, Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato razzi contro Israele “in risposta alla violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del nemico”, prendendo di mira il kibbutz israeliano di Manara, vicino al confine con il Libano. Anche Teheran sostiene che il cessate il fuoco debba essere rispettato anche in Libano.

Hormuz richiuso: la condizione principale vacilla

Dopo il raid israeliano, lo Stretto di Hormuz è stato di nuovo chiuso, costringendo le petroliere che si accingevano ad attraversarlo a fare inversione. I dati di tracciamento marittimo hanno confermato la situazione: la petroliera Aurora, in rotta verso l’uscita dello Stretto, ha improvvisamente cambiato direzione vicino alla costa di Musandam (in Oman) eseguendo una virata di 180 gradi tornando nel Golfo Persico. Sul nucleare, il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran ha inviato un segnale inequivocabile: Mohammad Eslami ha affermato che le richieste degli avversari di limitare il programma di arricchimento dell’uranio sono “illusioni”. “Nessuna legge o individuo può fermarci”, ha detto.

Le posizioni delle parti: tutti cantano vittoria

Sia Washington sia Teheran hanno rivendicato l’accordo come una propria vittoria. Trump ha dichiarato: “Abbiamo distrutto non solo i missili esistenti, ma anche le fabbriche che li producono. Abbiamo danneggiato gravemente il programma nucleare iraniano, distruggendo le infrastrutture critiche”. I media statali iraniani hanno invece parlato di una “umiliante ritirata di Trump”. L’Iran ha inviato ai mediatori un piano di pace in dieci punti che di fatto ripropone le rivendicazioni fatte nelle settimane precedenti, compreso il diritto a ottenere risarcimenti di guerra. Trump lo ha definito “una buona base di partenza”, ma è difficile ipotizzare che possa essere accettato.

Verso i negoziati di Islamabad: un percorso accidentato

Il primo round dei colloqui di pace si terrà sabato a Islamabad venerdì 10. Per gli USA ci saranno Jared Kushner, Steve Witkoff e JD Vance, mentre la delegazione iraniana sarà guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La partecipazione iraniana rimane però condizionata alla questione libanese. Il presidente del parlamento iraniano Ghalibaf ha contestato agli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco e ha scritto sui social: “In questa situazione, un cessate il fuoco bilaterale o negoziati sono irragionevoli”.

La reazione dell’Italia e il caso Unifil

La tregua ha avuto un’eco immediata anche in Italia, dove la situazione si è complicata per l’incidente che ha coinvolto il contingente italiano. Un mezzo militare italiano dell’Unifil in Libano è stato danneggiato da colpi di avvertimento israeliani. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di un atto “irresponsabile”, dopo che il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva già convocato l’ambasciatore israeliano. Tajani ha definito la tregua “molto fragile” e ha aggiunto che “Israele ha sbagliato ad attaccare il Libano”. Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha avvertito che “la prosecuzione dell’attività militare in Libano rappresenta un grave pericolo per il cessate il fuoco e per gli sforzi volti a una pace duratura”.

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