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Artemis II e la corsa allo spazio profondo: tra primati storici e sfide tecnologiche ancora aperte
© Imagoeconomica
4 Aprile 2026

Artemis II e la corsa allo spazio profondo: tra primati storici e sfide tecnologiche ancora aperte

La partenza di Artemis II segna un passaggio epocale nell’esplorazione spaziale, ma dietro i record e l’entusiasmo si celano interrogativi irrisolti su costi, sostenibilità e cooperazione internazionale. La vera sfida non è arrivare sulla Luna, ma imparare a restarci e guardare oltre.

La missione Artemis II è iniziata alle ore 00:24 del 2 aprile 2026 sotto gli auspici della dea della caccia e della Luna, sorella gemella di Apollo, da cui origina la denominazione scelta per l’intero programma che ha l’obiettivo di riportare l’uomo proprio sulla Luna. La prima missione si è svolta nel 2022 senza la presenza degli astronauti per valutare, evitando di rischiare vite umane, che il percorso previsto verso il satellite fosse privo di criticità.

Quattro astronauti, una traiettoria inedita

La seconda missione, tutt’ora in corso, prevede quattro astronauti a bordo, tre uomini e una donna, che dovranno verificare tutti i sistemi di supporto vitale come pure la manovrabilità della capsula ORION, determinante quando ci si porrà l’obiettivo di atterrare sul suolo lunare. Artemis II si differenzia dalla missione Apollo 8 del 1968 in quanto la capsula non orbiterà intorno alla Luna ma seguirà una traiettoria cosiddetta di ritorno gratuito che la riporterà, dopo essere passata dietro al satellite, verso la Terra senza l’ausilio di motori, evitando potenziali rischi di malfunzionamenti. La NASA ha quindi dato massima priorità alla sicurezza degli astronauti, con il coinvolgimento delle agenzie spaziali europea e canadese: è proprio di fabbricazione europea il modulo di servizio che gestisce, tra le tante altre funzioni, la propulsione della capsula dove sono alloggiati i quattro astronauti in uno spazio di nove metri cubi.

I primati della missione

Artemis II ha già all’attivo diversi primati storici: l’astronauta più anziano a lasciare l’orbita terrestre, Reid Wiseman, cinquant’anni; il primo afroamericano, Victor Glover; la prima donna, Cristina Koch, unica non pilota del gruppo ma a tutti gli effetti una scienziata; e il primo non americano a raggiungere il satellite, Jeremy Hansen, di nazionalità canadese.

Una svolta nella cooperazione spaziale internazionale

Il coinvolgimento da parte della NASA di altre agenzie spaziali, la prima volta che accade, può rappresentare un punto di svolta negli scenari di esplorazione dello spazio profondo. Questo approccio potrebbe risultare molto proficuo anche quando si ragionerà sulla necessaria sinergia tra agenzie spaziali, che a loro volta coinvolgono specifici soggetti pubblici e privati, su temi legati ai paradigmi ISRU (In-Situ Resources Utilization) e ISFR (In-Situ Fabrication and Repair). Questi concetti, coniati dalla stessa NASA, rappresentano un tassello cruciale rispetto alla sfida dell’esplorazione umana dello spazio: mirano a ridurre la dipendenza dai materiali forniti dalla Terra utilizzando le risorse disponibili sui corpi celesti, consentendo allo stesso tempo la fabbricazione e la riparazione in loco.

Vivere e costruire nello spazio: le tecnologie del futuro

L’ambizione di estendere la presenza umana oltre la Terra ha guidato progressi sostanziali nelle tecnologie ISRU, in particolare nell’estrazione di ossigeno e metalli dal suolo lunare e marziano, nella produzione di carburante tramite la reazione di Sabatier su Marte e in processi fototermici e catalitici sulla Luna. L’acqua è emersa come risorsa centrale che collega il supporto vitale e la propulsione: le regioni permanentemente in ombra ai poli lunari, dove si trova ghiaccio d’acqua, rappresentano dunque un bene strategico di primaria importanza.

Stampare nello spazio: la manifattura additiva come chiave

Parallelamente, l’ISFR si è evoluto con la manifattura additiva, la stampa 3D, che si è affermata come pietra miliare per la fabbricazione nello spazio. Dimostrazioni sperimentali con simulanti di suolo lunare e marziano hanno dimostrato la fattibilità di produrre ceramiche, elementi strutturali e materiali protettivi. Su scale più piccole, la stampa di strumenti e pezzi di ricambio ha già dimostrato il potenziale di ridurre i costi logistici e aumentare la flessibilità operativa. Progressi nella saldatura e nelle tecnologie di giunzione confermano inoltre che operazioni di fabbricazione e riparazione di alta qualità possono essere eseguite in condizioni di gravità ridotta e vuoto.

La grande sfida: rendere lo spazio sostenibile

Tali considerazioni dimostrano quanta strada ci sarà ancora da percorrere per rendere l’esplorazione dello spazio un’attività realmente fattibile a costi sopportabili, e per consentire la creazione di avamposti extraterrestri capaci di garantire la sopravvivenza della specie umana qualora necessario.

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