
Euro2032 chiama, Roma risponde con i progetti per i nuovi stadi di AS Roma e SS Lazio
La città eterna che si innova e che vuole essere protagonista del cambiamento infrastrutturale calcistico e non a 360 gradi. Da una parte il progetto del nuovo Flaminio, presentato dalla SS Lazio a febbraio, dall’altra il nuovo stadio dell’AS Roma nel quartiere Pietralata, per cui l’assemblea capitolina ha approvato in via definitiva il Progetto di fattibilità tecnica ed economica. Due impianti polifunzionali che superano la concezione anni ’90 degli stadi italiani, imponendosi come parte del progresso e, soprattutto, della concezione di privatizzazione degli stadi.
Pfte approvato, 60mila posti e il gradimento della UEFA. Il nuovo stadio dell’AS Roma prende forma
L’AS Roma, dopo diversi anni di tribolazioni, è riuscita a ottenere il via libera lo scorso 13 marzo. La notizia è stata confermata dal primo cittadino della Capitale Roberto Gualtieri, che ha dichiarato: “Si tratta di una giornata storica per Roma e i romani. L’approvazione arriva al termine di un lavoro molto intenso svolto dall’amministrazione, dagli uffici e dall’assemblea. La qualità dello spazio pubblico che questo progetto, interamente privato, porterà al quadrante è straordinaria: 11,6 ettari di verde pubblico, una superficie più ampia di molti altri parchi urbani della città, 3,5 ettari dedicati a piazze e percorsi pedonali; quindi, circa 15 ettari in totale – conclude Gualtieri – di spazi pubblici scoperti che saranno restituiti alla città”.
La struttura, con i suoi 60.605 posti, va ad aggiungersi alle altre candidate papabili per ospitare gli Europei nel 2032. Attualmente sono due gli stadi certi: l’Olimpico di Roma e l’Allianz Stadium di Torino. Gli altri tre – Italia e Turchia mettono a disposizione cinque stadi a testa per la rassegna – sono ancora da assegnare e il tempio del tifo giallorosso si candida prepotentemente per essere un’altra sede. Anche perché rispecchia una serie di criteri che rendono il nuovo stadio romano veramente appetibile per la UEFA: efficienza dei trasporti (con 3 fermate metro adiacenti alla struttura), servizi per i tifosi e anche la componente artistico/funzionale per cui Roma non ha certo bisogno di presentazioni.
Il Flaminio 2.0, passando per Pier Luigi Nervi e la Soprintendenza
Cambiando sponda calcistica, dall’altro lato c’è il progetto del nuovo stadio della SS Lazio e per quanto quello della Roma sia stato un percorso lungo e pieno di insidie, quello del nuovo Flaminio è stato un nuovo Vietnam. Solo che stavolta al posto dei Vietcong c’erano un’infinità di cavilli burocratici e il grande ostacolo della Soprintendenza. E c’è un motivo molto importante, ovvero l’eredità di Pier Luigi Nervi, il “poeta del cemento armato”, che realizzò lo stadio Flaminio nel 1960 per le Olimpiadi di Roma insieme al Palazzetto dello Sport.
Facciamo però un passo indietro. Il Flaminio è in disuso dal 2011, sono passati ormai 15 anni dall’ultima apparizione della Nazionale di Rugby che utilizzava solo lo stadio romano per il torneo europeo Sei Nazioni. Poi la scelta di passare all’Olimpico perché garantiva quasi il triplo degli spettatori in più e, ovviamente, degli incassi migliori. Nel 2021 l’Università Sapienza di Roma riesce a ottenere un finanziamento di 180mila dollari dalla Getty Foundation di Los Angeles per un “Piano di Conservazione”, che stabilisce i vincoli architettonici per ogni progetto futuro. Poi nel febbraio 2024 la Roma Nuoto, in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, presenta un progetto di partenariato pubblico-privato da circa 80 milioni di euro per rilevare lo stadio e farlo diventare un hub sportivo polifunzionale.

La soluzione: strutture indipendenti e materiali traslucidi
Da qui arriva la virata di Claudio Lotito, presidente della SS Lazio, che l’8 luglio 2024 presenta in Campidoglio la proposta di prefattibilità per il Nuovo Flaminio. E cominciano le difficoltà a causa delle coperture sospese. Il problema è uno: il rispetto della firma di Nervi, perché la Soprintendenza e la Fondazione Nervi hanno posto dei paletti rigidissimi per qualsiasi altra costruzione all’interno dell’impianto e, soprattutto, niente può poggiare sulle strutture originali. Il progetto della squadra biancoceleste, per aumentare la capienza da 24mila a 50mila spettatori, è riuscito finalmente ad aggirare il problema, scegliendo il metodo della sovrapposizione:
- Strutture indipendenti: piloni esterni che sorreggono la copertura.
- Materiali traslucidi: per non coprire il cemento utilizzato da Nervi, la nuova copertura utilizzano materiali che filtrano il sole per mantenere la stessa sensazione di lucidità e di originalità.
Lotito: “Il Flaminio nacque per le Olimpiadi del 1960. Oggi può ambire ai grandi eventi europei”
Oltre alla candidatura del nuovo stadio della Roma, ci sarà probabilmente anche quella del Nuovo Flaminio. Queste le parole del presidente Lotito alla conferenza stampa di presentazione: “È un atto di responsabilità e di visione mettere Roma e il Flaminio nelle condizioni di poter partecipare a un grande evento internazionale, qualora i requisiti tecnici e istituzionali lo consentano. Siamo consapevoli che il percorso di assegnazione delle sedi sarà competitivo e che nella nostra città sono previste più candidature. Proprio per questo vogliamo affrontare il tema con metodo, trasparenza e programmazione. Il Flaminio nacque per le Olimpiadi del 1960. Oggi può ambire – conclude Lotito – con equilibrio e serietà, a tornare nel circuito dei grandi eventi europei”.
Due stadi, due impianti privati che puntano al futuro e a ospitare una grande rassegna calcistica. Roma lavora per farsi trovare pronta.





