
Il traliccio friulano che ha fermato il petrolio tedesco
Un’infrastruttura critica per l’approvvigionamento energetico europeo è stata fermata da un punto isolato delle montagne italiane. Non un dettaglio.
Succede il 25 marzo, in una zona di campagna inaccessibile al confine tra Friuli e Austria. Un traliccio della rete elettrica ad alta tensione di Terna della linea Tolmezzo-Paluzza, nel comune di Tolmezzo in provincia di Udine, crolla su un fianco tra gli alberi. Non è un fulmine, non è una frana. La base del sostegno, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbe ceduto per un sabotaggio: i supporti sarebbero stati tagliati di netto, forse con una fiamma ossidrica. Ai piedi dell’impalcatura ci sono i segni di taglio.
Il traliccio serve a portare energia elettrica a una stazione di pompaggio della Siot, Società Italiana dell’Oleodotto Transalpino, la società italiana, con sede a Trieste, responsabile della gestione della prima parte dell’oleodotto (il terminale marino e la tratta fino al confine). Senza quella corrente, si ferma il petrolio che dal porto di Trieste raggiunge, attraverso 753 chilometri di infrastruttura quasi interamente sottoterra, le raffinerie della Germania meridionale: la Miro di Karlsruhe, la più grande della Germania, e la Bayernoil a Neustadt e Vohburg, in Baviera. Per tre giorni, fino alle 2 di notte del 30 marzo, queste strutture non hanno ricevuto greggio dall’Italia e hanno dovuto attingere alle riserve. Un’emergenza energetica nazionale, che in Germania è stata raccontata dai quotidiani Welt am Sonntag e Business Insider prima ancora che la notizia emergesse in Italia.
La versione ufficiale e i dubbi degli investigatori
Terna e TAL (Transalpine Pipeline) hanno raccontato la vicenda in modo cauto. Terna ha confermato il danneggiamento del 25 marzo, notificato alle autorità di polizia competenti, precisando che l’incidente non ha causato danni a persone o cose ma ha comportato la disalimentazione dell’impianto del cliente Siot nel comune di Paluzza, per la durata delle attività di ripristino. Il 29 marzo la situazione era tornata alla normalità. TAL ha descritto l’accaduto come un fermo operativo dovuto alla richiesta di Terna di scollegare l’impianto di pompaggio per consentire un immediato intervento di riparazione, smentendo categoricamente azioni esterne nei confronti del proprio impianto.
Eppure la situazione è più complicata di quanto le note ufficiali lascino intendere. Il fatto che l’indagine sia stata affidata ai carabinieri del ROS, il reparto operativo speciale, specializzato in criminalità organizzata e terrorismo, e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste dice qualcosa sul livello di allarme. Non si tratta dell’unità che normalmente si occupa di vandalismi o incidenti industriali. Sul caso lavorano anche i servizi di sicurezza italiani e, secondo quanto risulta dalle ricostruzioni della stampa, quelli tedeschi.
Chi ha agito sapeva cosa fare
Gli investigatori parlano di un’azione mirata, eseguita con competenze tecniche elevate. Non un gesto improvvisato, non un sabotaggio dimostrativo. Chi ha fatto crollare il traliccio ha studiato attentamente il piano: sapeva che l’approvvigionamento energetico di decine di milioni di persone e delle industrie del cuore d’Europa era appeso a quei cavi elettrici. Sapeva che, per bloccare l’oleodotto, presidiato dai militari, doveva colpire la linea elettrica che lo alimenta, non l’oleodotto stesso. Un punto apparentemente periferico, ma decisivo da cui passa l’energia necessaria a mantenere in funzione il flusso di greggio diretto al porto di Trieste verso la Germania meridionale.
La pista anarchica è una di quelle battute, anche perché il taglio di un cavo elettrico è storicamente una delle forme di azione di gruppi di quella galassia. Ma, in questo caso, manca la rivendicazione e la modalità operativa appare più sofisticata di un’azione dimostrativa. Gli investigatori non escludono la pista dei servizi segreti deviati di Paesi stranieri, e si ipotizza anche un attacco internazionale su larga scala.
Il contesto: Hormuz, la crisi energetica e un oleodotto già nel mirino nel 1972
La vicenda assume un significato più pesante se letta nel contesto del momento in cui è avvenuta: il 25 marzo, a quasi un mese dall’inizio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, con lo Stretto di Hormuz bloccato e i prezzi del petrolio alle stelle. Nei giorni precedenti l’incidente, un numero insolitamente alto di petroliere era in rada nel Golfo di Trieste in attesa di scaricare il greggio. L’oleodotto Transalpino è, in questa fase, uno degli snodi più critici per l’approvvigionamento energetico dell’Europa centrale.
Non è la prima volta che il TAL finisce nel mirino. Nell’agosto del 1972 l’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero, la stessa del massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco, aveva fatto esplodere i serbatoi nel porto di Trieste: quattro esplosioni nella notte avevano mandato in fumo circa 160.000 tonnellate di greggio, con fiamme alte 150 metri e colonne di fumo visibili a chilometri di distanza. Solo per una serie di errori nell’innesco la cisterna principale rimase intatta, evitando una catastrofe. Quel precedente, e il fatto che il TAL sia nel mirino degli attentatori da oltre cinquant’anni, non viene lasciato cadere dagli investigatori che oggi esaminano le immagini del traliccio piegato nel bosco friulano.
La Germania nella morsa e la politica nel caos
Le conseguenze dell’incidente hanno avuto riflessi anche sul piano politico tedesco. La Germania meridionale, già in difficoltà per i rincari del carburante provocati dalla guerra in Iran, ha subito un’interruzione delle forniture proprio nel momento peggiore. Il governo di Berlino si trova in un impasse sulla risposta alla crisi energetica, con il ministro delle Finanze Lars Klingbeil che chiede una tassa sugli extraprofitti delle aziende petrolifere e la ministra dell’Economia Katherina Reiche che la respinge, e l’episodio di Tolmezzo ha reso ancora più evidente quanto fragile sia la catena di approvvigionamento che alimenta le industrie della Baviera e del Baden-Württemberg.




