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Le Olimpiadi passano, le opere restano: la lezione di Milano-Cortina
VIncenzo Onorato, AD Vianini Lavori e Consorzio Eteria
© Vianini Lavori
25 Marzo 2026

Le Olimpiadi passano, le opere restano: la lezione di Milano-Cortina

Per i giochi invernali di Milano-Cortina sono state realizzate importanti strutture che restano al territorio portando benefici duraturi. Le varianti stradali di Tai di Cadore e di Valle di Cadore e l’Arena di Milano sono case studies positivi che raccontano come sia possibile realizzare infrastrutture enormi rispettando le scadenze, i criteri di sostenibilità, le comunità locali. Ne parliamo con Vincenzo Onorato, AD di Vianini Lavori e del Consorzio Eteria, le due società che hanno portato a compimento, rispettivamente, ciascuno di questi cantieri.

Ingegner Onorato, la candidatura italiana per i giochi invernali 2026 ha avuto successo sia grazie al modello diffuso e sia grazie alla promessa di sostenibilità. Cosa ha comportato la frammentazione dei cantieri su un territorio così complicato?

In generale è utile sottolineare che per noi operare su tutto il territorio nazionale rappresenta la consuetudine. Al di là di tale aspetto, gli obiettivi di questi cantieri erano ambiziosi e sfidanti. Nel caso di Arena, soprattutto per le tempistiche e le caratteristiche del progetto, che è stato realizzato in poco più di due anni e ha incorporato nel suo percorso migliorie e soluzioni tecniche innovative. Nel caso di Tai e Valle di Cadore, oltre alla sfida ingegneristica, vi erano evidenti vincoli di sostenibilità, anche per la fragilità del territorio dolomitico. In questo caso, inoltre, abbiamo avuto un rapporto splendido con le comunità locali e abbiamo sentito molto la responsabilità operare in un territorio così delicato, dove l’impatto di lavori così importanti sulla vita quotidiana delle comunità montane era evidente. Per tale ragione abbiamo avviato un dialogo costante e costruttivo sia con la Stazione Appaltante Anas che con le amministrazioni locali. Il confronto leale e responsabile di tutti gli attori coinvolti ha consentito di mitigare i disagi indotti dai cantieri. Una collaborazione che si è tradotta anche nella donazione da parte nostra, a seguito di un danno provocato dal cantiere a una vecchia tettoria, di una nuova mensa scolastica prefabbricata per i bambini di Valle di Cadore, quale segnale tangibile del legame tra Vianini Lavori e la comunità locale.

Possiamo dire che anche quella del rapporto positivo con le comunità locali è una legacy?

Non c’è dubbio. Abbiamo trovato delle persone aperte al dialogo, di cui è stata dimostrazione anche la grande partecipazione della collettività il giorno dell’inaugurazione delle varianti di Tai di Cadore e di Valle di Cadore, completate da Vianini Lavori in anticipo rispetto alla scadenza contrattuale. È stato un momento di festa, affollatissimo e molto partecipato da tutti gli abitanti della zona, con una forte consapevolezza del valore e dei benefici duraturi di queste opere per la sicurezza e la fruibilità dei trasporti in tutta la zona. E vorrei sottolineare che nella realizzazione di queste due varianti si è potuto quasi toccare con mano l’efficacia di una sinergia attiva e reale tra istituzioni, committenza e appaltatori. Sono convinto che anche questo spirito di collaborazione sia un elemento da ascrivere all’eredità complessiva che lasciamo con la costruzione di un’opera, che va ben oltre l’evento che può aver fatto da volano alla sua costruzione.

L’Arena Milano è diventata un simbolo di queste Olimpiadi, una struttura polifunzionale costruita dal Consorzio Eteria – attraverso i soci Vianini Lavori e Itinera – nel quartiere di Santa Giulia. Quali sfide avete affrontato durante la sua realizzazione?

Senza dubbio la prima sfida è stata quella contro il tempo per la realizzazione di quella che oggi è la struttura indoor per eventi più grande d’Italia, capace di ospitare 16.000 spettatori su 77.000 mq, oltre a spazi esterni per 84.000 mq. La struttura, inoltre, si distingue per il design di eccellenza e per l’attenzione alla sostenibilità ambientale, giacché il grande campo fotovoltaico installato sulla copertura la rende energeticamente autosufficiente. Il mio primo pensiero va però a tutte le persone – 1200 al giorno nei momenti di picco delle lavorazioni – che si sono impegnate nel cantiere giorno e notte per completare l’opera e renderla funzionante in tempo per l’inizio delle competizioni olimpiche, ospitando le seguitissime gare di hockey sul ghiaccio. È stato uno sforzo collettivo, di soluzioni ingegneristiche e di grande organizzazione che rappresenta un modello replicabile per il futuro. A valle delle Olimpiadi, l’Arena dispiegherà a lungo il suo potenziale attrattivo come struttura polifunzionale, progettata e realizzata secondo standard internazionali per ospitare grandi eventi musicali e di intrattenimento.

Dunque, tutt’altro che cattedrali nel deserto, come talvolta accaduto per strutture create attorno ai giochi olimpici. In definitiva, secondo lei, quali sono state le buone pratiche messe in campo nei cantieri per le Olimpiadi di Milano Cortina?

Tra i principali fattori di successo che fanno di questi nostri progetti un valido riferimento per la realizzazione di future grandi opere, c’è stata senza dubbio la forte volontà di tutti gli attori coinvolti di convergere verso l’obiettivo comune: realizzare nei tempi previsti per i giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina opere complesse e di valore, consapevoli allo stesso tempo dell’importanza di creare strutture che rappresentassero un’eredità duratura per i territori. Siamo onorati di avere potuto contribuire, sia come Vianini Lavori che come Consorzio Eteria, con un ruolo così attivo a questo evento portando risultati importanti con opere ambiziose, tra le poche inaugurate in anticipo o comunque nei tempi utili per le competizioni. Opere che rimangono e che verranno vissute ogni giorno, dando concreto supporto allo sviluppo del nostro Paese

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