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Milano Cortina 2026: le promesse del Dossier alla prova dei fatti
© Imagoeconomica
10 Marzo 2026

Milano Cortina 2026: le promesse del Dossier alla prova dei fatti

Un’analisi comparativa tra il progetto presentato al CIO nel 2019 e la realtà dei cantieri a evento concluso. Tra costi raddoppiati, infrastrutture “fantasma” e il pesante fardello dei costi di gestione post-olimpici, ecco cosa resta dell’eredità dei Giochi.

Quando nel 2019 il Comitato Olimpico Internazionale assegnò i Giochi invernali a Milano e Cortina, la candidatura italiana si distinse per una promessa ambiziosa: le prime Olimpiadi “diffuse” e interamente sostenibili, basate per il 92% su impianti già esistenti. A evento terminato, il confronto tra quel Dossier e la realtà dei fatti restituisce un bilancio fatto di eccellenze, ma anche di profonde divergenze economiche.

Il budget: dall’austerità all’impennata dei costi

Il Dossier originale prevedeva un piano di investimenti contenuto, stimato inizialmente in circa 1,5 miliardi di euro per l’organizzazione. Tuttavia, il quadro attuale racconta una storia differente: tra inflazione, rincaro dei materiali e inserimento di opere infrastrutturali non previste, la spesa complessiva è lievitata oltre i 5,4 miliardi di euro, con oltre 3,5 miliardi destinati a opere pubbliche che portano il “marchio” olimpico per giustificare tempi e finanziamenti straordinari.

La sfida dell’Hockey: l’Arena Santa Giulia

L’Arena di Santa Giulia a Milano, cuore pulsante del torneo di hockey, rappresenta bene questo paradosso. Progettata per essere un polo polifunzionale, ha dovuto affrontare extra-costi per oltre 134 milioni di euro rispetto al piano iniziale, in parte coperti dal “Decreto Sport” del Governo per accelerare i lavori. Sebbene rappresenti una legacy strutturale per la città, il suo completamento ha richiesto una corsa contro il tempo che ha visto lo Stato intervenire massicciamente su un’opera a gestione privata.

Il “salasso” dei costi di gestione

La partita più complessa inizia ora che le medaglie sono state assegnate: la gestione operativa degli impianti. Il rischio “elefante bianco” (strutture inutilizzate e costose) è concreto per diverse sedi:

  • Pista da Bob “Eugenio Monti” (Cortina): È l’opera più discussa. Costata circa 118 milioni di euro, ha un costo di manutenzione stimato in oltre 1,2 milioni di euro all’anno. Con introiti derivanti dall’agonismo e dal “bob-taxi” turistico stimati in soli 500.000 euro, l’impianto rischia un deficit cronico di oltre 600.000 euro annui, che graverà sulle casse locali e regionali.
  • Villaggio Olimpico (Milano): Qui la legacy appare più solida. La struttura di Porta Romana sarà riconvertita in uno studentato da circa 1.700 posti. Tuttavia, anche qui gli extra-costi di costruzione (stimati in circa 26 milioni oltre il budget) hanno richiesto revisioni finanziarie importanti tra Comune e costruttori.

Le infrastrutture “in ritardo”

Molte opere stradali presentate come “indispensabili” nel 2019 non sono riuscite a tagliare il traguardo. La Variante di Cortina e la Tangenziale di Sondrio vedranno la piena operatività solo tra il 2027 e il 2033. Questo scollamento tra il calendario sportivo e quello dei cantieri trasforma la “legacy olimpica” in una speranza a lungo termine, lasciando ai territori, per ora, solo l’onere della gestione dei grandi impianti e il disagio dei cantieri ancora aperti.

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