
Piano Casa Italia: decreto da 950 milioni slitta al 10 marzo per rilanciare edilizia pubblica e fondi privati
Il Piano Casa Italia accelera con il primo intervento normativo da 950 milioni di euro, annunciato dal viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi al convegno ANCE “Città da vivere”. Il decreto-legge, inizialmente previsto per il 6 marzo, slitta al Consiglio dei Ministri del 10 marzo su indicazione del ministro Matteo Salvini, focalizzandosi su due pilastri per l’edilizia residenziale pubblica e un terzo per fondi privati integrativi.
Rixi ha sottolineato come il governo abbia già stanziato circa 6 miliardi, salendo a quasi 8 con i nuovi fondi, per recuperare migliaia di alloggi inagibili e assegnarli a famiglie in difficoltà entro il 2027. L’intervento attinge da risorse PNRR, puntando a 60mila unità abitative inutilizzate, in linea con l’impegno europeo sull’emergenza casa.
La presidente ANCE Federica Brancaccio ha evidenziato l’urgenza di coniugare crescita urbana e inclusione: metà della popolazione mondiale vive in città, quota al 60% entro il 2030, ma normative del 1942 ostacolano risposte a cambiamenti climatici e abitativi. Modelli come Milano attraggono ricchezza ma generano tensioni sociali, con infermieri e insegnanti esclusi dal diritto ad abitare.
Giovanni Deleo di Assimpredil ANCE ha evoluto il concetto da “diritto alla casa” a “diritto ad abitare”, includendo accessibilità, qualità vita e ecosistema urbano. Servono governance trasparente, tecnologie e regole moderne per rigenerazione, contro disuguaglianze in crescita a Roma e Milano dove redditi medi non bastano per l’acquisto.
Esperti come Piergiorgio Galeone e Flavio Monosilio notano competizione tra città: Roma e Milano superano livelli pre-2008 in Pil e occupazione, mentre Napoli e Palermo rischiano declino. Irene Tinagli, presidente commissione UE, richiama il piano europeo del dicembre 2025 per domanda e offerta abitativa.
Stefano Betti ANCE invoca strumenti per il 2050, lamentando il 77° tentativo di legge sulla rigenerazione urbana fermo in Parlamento. Rixi conclude: serve cambio culturale per riqualificare quartieri dopoguerra e aree industriali, con squadra tra governo e territori per città sostenibili.




