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Crisi energetica: carburante razionato in quattro aeroporti, l’Italia cerca alleati nel Golfo
© Imagoeconomica
5 Aprile 2026

Crisi energetica: carburante razionato in quattro aeroporti, l’Italia cerca alleati nel Golfo

A oltre cinque settimane dal blocco dello Stretto di Hormuz, l’Italia fa i conti con il razionamento del cherosene in quattro aeroporti, il gasolio sopra i 2,1 euro al litro e una missione diplomatica di Meloni nel Golfo. Sul tavolo europeo la proposta di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, ma Bruxelles frena.

La notizia più immediata e concreta della crisi arriva dagli scali. Uno dei principali fornitori del settore, Air Bp Italia, ha comunicato di essere in riserva di cherosene negli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, imponendo limitazioni alle forniture fino al 9 aprile. La priorità nel rifornimento è stata data ai voli ambulanza, a quelli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore; per gli altri la distribuzione sarà contingentata. Si tratta del sesto, settimo, ottavo e diciannovesimo aeroporto italiano per numero di passeggeri trasportati. La situazione rischia di aggravarsi proprio quando la domanda di viaggi aerei cresce vistosamente: di media, già dalla seconda settimana di maggio sui cieli italiani transitano oltre mille aeromobili in più ogni giorno rispetto ad aprile, rendendo maggio, giugno e luglio potenzialmente i mesi più critici.

Il cherosene raddoppiato: i numeri

Il prezzo del carburante per aerei ha subito un’impennata verticale dall’inizio del conflitto. Il 27 febbraio, giorno precedente i primi attacchi, il costo medio settimanale era di 99,40 dollari al barile. Il 6 marzo era già salito a 157,41 dollari (+58,4%); il 13 marzo a 175 (+11,2%); il 20 marzo a 197 (+12,6%). Alla fine del mese si è registrata una lieve flessione a 195,19 dollari (-0,9%), ma i livelli restano quasi raddoppiati rispetto all’avvio della crisi. Ryanair ha individuato il punto di rottura tra metà e fine maggio 2026, e ha già annunciato che dopo Pasqua le compagnie aeree alzeranno i prezzi dei biglietti a causa dell’aumento dei costi della benzina. Lufthansa monitora la situazione con preoccupazione crescente.

Alla pompa: gasolio sopra i 2,1 euro

Sulla rete stradale ordinaria, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service è pari a 1,777 euro al litro per la benzina e 2,130 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale il gasolio tocca 2,145 euro al litro. Dati che includono ancora il beneficio del taglio delle accise prorogato fino al 1° maggio. Il Codacons stima una stangata da 1,3 miliardi di euro per gli automobilisti italiani nei soli giorni di Pasqua. Il gasolio colpisce in misura molto più intensa della benzina per ragioni strutturali: l’Europa è esportatrice netta di benzina ma importatrice netta di diesel, con una dipendenza dal Golfo Persico diretta e massiccia che la crisi di Hormuz ha reso brutalmente evidente.

L’allarme di Meloni dal Golfo

Mentre in Italia deflagrava la notizia degli aeroporti a corto di carburante, la presidente del Consiglio si trovava nelle tappe finali di una missione lampo nei Paesi del Golfo, organizzata sotto la supervisione dell’ad di Eni Claudio Descalzi. In trentasei ore Meloni ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman in Arabia Saudita, lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani a Doha e il presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan negli Emirati Arabi Uniti. Obiettivi: dare solidarietà a partner commerciali sotto attacco dell’Iran, spingere sulla de-escalation della guerra e preservare le riserve energetiche italiane. Al termine della missione, Meloni ha dichiarato che se la situazione peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia necessaria anche in Italia. Il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma ha voluto ridimensionare l’allarme sugli aeroporti, sostenendo che le difficoltà sono legate al periodo pasquale di traffico intenso e non al blocco di Hormuz, e che le compagnie sono sui piani di contingenza.

La proposta europea: tassare gli extraprofitti

Sul piano della risposta strutturale, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha guidato una coalizione di cinque Paesi, Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo, inviando una lettera al commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra per chiedere di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. Il gettito sarebbe destinato a finanziare misure di sostegno a famiglie e imprese. Giorgetti ha sottolineato che chi trae profitto dalle conseguenze della guerra deve fare la propria parte. La Commissione europea ha risposto con cautela, assicurando che valuterà la proposta a tempo debito e ricordando le lezioni del 2022, quando una misura analoga produsse risultati disomogenei tra i Paesi. L’industria petrolifera italiana ha reagito con sorpresa e sconcerto, avvertendo che aggiungere ulteriori oneri metterebbe in crisi un settore impegnato a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

Le divisioni nella maggioranza e le opposizioni

Nemmeno la maggioranza è compatta. La Lega ha chiesto all’Europa di riconsiderare le forniture di petrolio e gas dalla Russia, tornando a battere su una posizione che il governo ha fin qui escluso in sede europea. Le opposizioni hanno attaccato su più fronti: la segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato Meloni di essere acriticamente subalterna a Trump, il leader di Avs Angelo Bonelli ha ricordato i 1.700 impianti di energie rinnovabili bloccati dal governo che avrebbero potuto ridurre la dipendenza energetica italiana, e Riccardo Magi di +Europa ha accusato l’esecutivo di non avere una strategia.

Uno scenario senza soluzione rapida

La Commissione europea ha già chiarito che non ci sarà una soluzione rapida. Il prolungarsi del conflitto potrebbe rendere qualsiasi tassa sugli extraprofitti sempre più necessaria, ma anche sempre più difficile da costruire politicamente. Nel frattempo, l’Italia autorizza una riduzione temporanea delle scorte petrolifere di 10 milioni di barili fino a giugno, e il governo si prepara ad affrontare un dibattito in Parlamento su tutta la congiuntura energetica. Il quadro che emerge è quello di un Paese che gestisce l’emergenza giorno per giorno, senza ancora una risposta strutturale alla dipendenza energetica che questa crisi ha reso, una volta di più, dolorosamente evidente.

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